«Questa morte ci interroga tutti». È il messaggio del vescovo di Caserta e arcivescovo di Capua, Pietro Lagnese, dopo il ritrovamento del corpo senza vita dell ‘uomo di nazionalità algerina, senza dimora, sotto i portici di piazza IV Novembre.
L’uomo aveva trovato proprio in quella zona un riparo di fortuna, nei pressi del “Campo Laudato si’ Caserta”. Il ritrovamento ha suscitato dolore nella comunità cittadina e religiosa e ha riportato l’attenzione su una realtà spesso difficile da vedere: quella delle persone che vivono senza una casa, esposte quotidianamente alla solitudine, alla povertà e all’emarginazione.
È soprattutto su questo aspetto che si concentra la riflessione del vescovo Lagnese. La vicenda, secondo l’arcivescovo, non può essere considerata soltanto come un episodio di cronaca, ma deve diventare un’occasione per interrogarsi sulla capacità della comunità di riconoscere e prendersi cura delle persone più fragili.
Dietro la definizione di “cittadino straniero” o di “persona senza dimora”, ricorda Lagnese, c’è prima di tutto un essere umano, con una propria storia, un volto e una dignità. Un richiamo che assume un significato ancora più forte davanti alla morte di una persona che viveva in condizioni di forte vulnerabilità.
«Questa morte ci interroga tutti», ribadisce il vescovo, invitando a non abituarsi mai alla sofferenza che si incontra nelle strade. Il rischio, infatti, è quello di trasformare situazioni di disagio e marginalità in una presenza quotidiana alla quale non si presta più attenzione.
Lagnese rivolge quindi il suo appello alla comunità cristiana, alle istituzioni, alle associazioni, al mondo del volontariato e ai cittadini. La condizione delle persone senza dimora, sottolinea, richiede una risposta che non può essere affidata soltanto alla buona volontà dei singoli, ma deve coinvolgere l’intera comunità.
«Non diventiamo indifferenti davanti alla solitudine, alla povertà e all’emarginazione», è il senso del suo richiamo. Parole che invitano a guardare oltre l’emergenza e a interrogarsi sulle cause che portano una persona a vivere per strada, spesso senza una rete familiare o sociale capace di sostenerla.
Nel suo messaggio, il vescovo ha voluto inoltre esprimere gratitudine a tutte le persone che quotidianamente si occupano di chi vive in condizioni di difficoltà. Un impegno silenzioso che coinvolge numerose realtà del territorio e che, anche in questa circostanza, si è attivato per garantire attenzione e dignità alla persona deceduta.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla Caritas, che sta seguendo la vicenda e si sta adoperando affinché all’uomo venga assicurata una sepoltura dignitosa. Un gesto che rappresenta anche un modo per restituire dignità a una persona che, durante la sua vita, si è trovata a vivere ai margini.
La vicenda lascia così una domanda che va oltre il luogo in cui è stato trovato il corpo e oltre la cronaca della giornata: quanto è realmente visibile, agli occhi della comunità, chi vive in condizioni di estrema fragilità?
Per Lagnese, la risposta non può essere l’indifferenza. «Dobbiamo fare ancora di più, insieme, perché nessuno possa sentirsi invisibile, dimenticato o solo», è l’appello del vescovo.
L’auspicio è quindi che quanto accaduto possa scuotere le coscienze e rafforzare l’impegno verso le persone più vulnerabili. Una comunità, è il messaggio finale di Lagnese, deve essere capace non soltanto di intervenire quando si verifica una tragedia, ma anche di riconoscere prima la sofferenza e costruire una rete di accoglienza e solidarietà.
La morte dell’uomo diventa così anche un invito a non voltarsi dall’altra parte e a considerare ogni persona, indipendentemente dalla sua nazionalità o dalla sua condizione sociale, come qualcuno che merita attenzione, rispetto e dignità.
