C’è un’immagine che più di qualsiasi statistica racconta una contraddizione della città: un uomo senza dimora trovato morto nei giorni scorsi nei pressi del Monumento ai Caduti, in via Unità Italiana, nel cuore di Caserta.
La vicenda ha riportato l’attenzione su una presenza che rischia di diventare parte del paesaggio urbano: persone che dormono all’aperto, chiedono aiuto e trovano riparo in stazioni, porticati, giardini ed edifici abbandonati.
Dietro la parola “clochard”, usata spesso con superficialità, si nasconde una domanda a cui la città non sa rispondere: quante sono davvero le persone senza dimora a Caserta?
A Caserta non esiste un censimento aggiornato al 2026 sulla popolazione senza dimora. Esistono dati parziali legati ai singoli servizi e alle persone intercettate, ma manca una fotografia complessiva.
L’unico dato ufficiale recente è quello Istat della notte del 26 gennaio 2026, relativo a 14 Comuni centro di area metropolitana: 10.037 persone maggiorenni senza dimora, di cui 5.563 in strutture notturne e 4.474 in strada. A Napoli ne sono state conteggiate 1.029, di cui 566 in strada. Caserta non è stata inclusa nella rilevazione, quindi quel dato non è trasferibile. Non sapere quanti siano non significa che siano pochi, significa che non sono stati contati con una metodologia comparabile.
La morte al Monumento rende questa lacuna più evidente. La cronaca racconta l’ultimo momento di una vita, ma per capire cosa è accaduto prima servirebbe sapere da quanto tempo quell’uomo viveva in strada, se avesse avuto contatti con servizi sociali e associazioni, se avesse accettato o rifiutato un’accoglienza, se avesse documenti e una rete familiare. Sono domande necessarie per comprendere perché la rete di protezione non sia riuscita a intercettarlo, e vanno poste senza trasformarsi in accuse senza riscontro.
Va ricordato che la condizione di senza dimora non coincide solo con chi dorme ogni notte sul marciapiede. Comprende precarietà abitativa, sistemazioni temporanee e percorsi di esclusione che sfuggono alle statistiche.
Dire che a Caserta nessuno aiuta i senza dimora sarebbe sbagliato. La Caritas diocesana gestisce Casa Emmaus, che dispone di 18 posti letto, offre colazione e cena 365 giorni l’anno e ha accolto circa 60 persone dall’avvio del progetto. Nella rete è indicata anche la Casa del Sorriso. Nel novembre 2024 è stato attivato “Mattì”, servizio di colazione solidale pensato non solo per distribuire un pasto caldo ma per creare relazione e accompagnamento verso i servizi.
Il 3 marzo 2026 il Comune ha inaugurato il Pronto Intervento Sociale (PIS) del Distretto C01, operativo 24 ore su 24. Prevede centrale operativa per le segnalazioni, unità di strada, distribuzione di beni di prima necessità, buoni spesa, trasporto sociale e, in emergenza, pernottamento temporaneo in albergo, con protocollo di collaborazione con polizia, Vigili del Fuoco e autorità sanitarie.
Perché una rete funzioni non basta che esista. Serve misurarne l’impatto per evitare che l’accoglienza si trasformi in una porta girevole – strada → accoglienza → presa in carico → autonomia – dove ci si ferma alla prima notte per poi tornare in strada.
Per questo il Comune dovrebbe rendere pubblici: quanti interventi ha effettuato il PIS dalla sua attivazione, quante persone ha incontrato l’unità di strada, quante hanno accettato l’aiuto, usufruito del pernottamento o sono state accompagnate in struttura, quanti posti letto sono disponibili ogni notte e quanti effettivamente utilizzati, quante richieste sono rimaste inevase, qual è il tempo medio di permanenza e quante persone hanno raggiunto una sistemazione stabile.
Servirebbe anche una mappatura anonima e periodicamente aggiornata dei luoghi dell’invisibilità – stazione, centro, area della Reggia, porticati, zone commerciali, sottopassi – realizzata da operatori sociali, associazioni e forze dell’ordine per competenze, non per schedare, ma per concentrare gli interventi dove serve.
Il confronto con Napoli non può essere un modello matematico, perché Caserta è diversa per dimensioni e struttura sociale. Pone però una questione legittima: perché Caserta non dispone di una rilevazione analoga?
Il rischio è che tra qualche giorno il nome dell’uomo trovato al Monumento venga dimenticato come una breve notizia di cronaca. Caserta dispone di strutture, volontariato e di un servizio pubblico attivo h24. La domanda non è se qualcuno stia facendo qualcosa, ma se la rete riesca a raggiungere tutti.
Finché non avremo un numero aggiornato, una mappa della marginalità e dati trasparenti sugli interventi, non potremo saperlo. Ed è forse questa la vera invisibilità: non solo quella di chi dorme in strada, ma quella di un fenomeno che la città non ha ancora imparato a contare.
