In provincia di Caserta il tabagismo continua a rappresentare una delle principali criticità legate agli stili di vita e alla salute pubblica. Nonostante campagne di prevenzione e un aumento progressivo dei prezzi dei prodotti da fumo, l’abitudine al fumo resta diffusa e, soprattutto, sempre più precoce.
Le stime disponibili indicano che la Campania si colloca stabilmente tra le regioni italiane con la più alta percentuale di fumatori adulti, con circa un terzo della popolazione tra i 18 e i 69 anni che consuma sigarette in modo abituale. Un dato che trova riscontro anche nel territorio casertano, dove il fenomeno attraversa tutte le fasce sociali e resta radicato nel tempo.
Il dato più preoccupante riguarda però l’età di inizio. In molti casi il primo contatto con la sigaretta avviene già in adolescenza, spesso tra gli 11 e i 15 anni, e in una quota significativa dei casi prima della maggiore età. Circa un fumatore su due, infatti, dichiara di aver iniziato a fumare prima dei 18 anni, segnalando come il passaggio dalla curiosità alla dipendenza avvenga in una fase molto fragile della crescita.
Nel contesto provinciale, questo fenomeno è alimentato anche da dinamiche sociali e relazionali: il fumo viene ancora percepito da molti giovani come un rito di appartenenza al gruppo, una forma di socializzazione o imitazione. A ciò si aggiunge la crescente diffusione di sigarette elettroniche e dispositivi a tabacco riscaldato, che negli ultimi anni hanno contribuito ad abbassare ulteriormente la soglia di accesso alla nicotina.
Preoccupa anche la tendenza all’uso combinato dei diversi prodotti: non di rado i giovani fumatori alternano sigarette tradizionali ed elettroniche, consolidando una dipendenza più complessa e difficile da interrompere. Le evidenze scientifiche indicano inoltre che questa doppia esposizione non riduce il rischio, ma può aumentare gli effetti nocivi sulla salute.
Il quadro che emerge è quello di un territorio in cui il fumo non è solo una dipendenza consolidata tra gli adulti, ma anche un’abitudine che continua a formarsi sempre più presto. Un fenomeno che, nonostante le politiche di prevenzione, resta profondamente radicato e richiede un’azione più incisiva sul piano educativo, sanitario e sociale.
