5 luglio. Ormai sul capolinea di Pinetamare potremmo scrivere un romanzo. Anzi, una collana intera. Ogni capitolo racconta la stessa storia: autobus che arrivano, spazi occupati, manovre impossibili, autisti costretti a inventarsi soluzioni e un servizio pubblico lasciato in balìa del caos. La differenza? Che ogni nuovo capitolo è peggiore del precedente. Anche oggi il copione non cambia. Il capolinea di Viale delle Acacie, che dovrebbe essere il punto di partenza e di arrivo del trasporto pubblico, continua a essere ostacolato da una situazione ormai fuori controllo. Gli autobus faticano a entrare, a fermarsi e perfino a ripartire. Gli autisti sono costretti a fare lo slalom, a calcolare ogni centimetro disponibile e a sperare che nessuno renda ancora più complicata una manovra che dovrebbe essere la più semplice della giornata. Viene quasi da sorridere, se non fosse una questione tremendamente seria. Perché un capolinea dovrebbe servire agli autobus. Sembra una banalità, eppure a Pinetamare è diventata quasi una pretesa. Chi guida quei mezzi ogni giorno si ritrova a lavorare in condizioni che definire assurde è ormai riduttivo. Professionalità e pazienza cercano di compensare ciò che dovrebbe essere garantito da un minimo di organizzazione. Ma non può essere sempre il buon senso degli autisti a rimediare all’assenza di quello di chi dovrebbe assicurare ordine e rispetto delle regole. Nel frattempo i cittadini aspettano, i ritardi aumentano, i disagi si accumulano e la sensazione è sempre la stessa: qui il tempo si è fermato. Anzi, no. Va all’indietro. Fa sorridere – amaramente – sentire parlare di rilancio turistico, sviluppo del territorio e valorizzazione della località quando non si riesce nemmeno a garantire la funzionalità di un semplice capolinea. Non stiamo chiedendo una metropolitana, un terminal futuristico o un’opera milionaria. Chiediamo soltanto che un autobus possa entrare, fermarsi e ripartire senza trasformare ogni corsa in una prova di abilità. La cosa più inquietante è che questa situazione non scandalizza più nessuno. È diventata ordinaria amministrazione. E quando il disordine diventa normalità, significa che qualcuno ha smesso perfino di considerarlo un problema. Noi continueremo a raccontarlo. Anche se, francamente, preferiremmo smettere. Perché scrivere ogni settimana lo stesso articolo non è giornalismo: è il bollettino di un degrado che si rinnova con una puntualità impressionante. La domanda finale, però, resta immutata. Quanto dovrà ancora peggiorare la situazione prima che qualcuno decida di fare ciò che dovrebbe essere normale? Perché, a oggi, l’unica cosa che sembra davvero puntuale a Pinetamare è il ripetersi del caos.
