La fotografia scattata dalla Relazione 2025 del Garante regionale campano delle persone private della libertà personale, Samuele Ciambriello, restituisce un quadro critico e ormai strutturale del sistema penitenziario nella provincia di Caserta. Non si tratta di emergenze isolate, ma di una condizione diffusa che coinvolge carceri, servizi sanitari e strutture alternative alla detenzione.
Il report è stato presentato martedì 5 maggio 2026, a partire dalle ore 16.00, presso la Biblioteca del Palazzo Vescovile, alla presenza di numerosi rappresentanti istituzionali e del mondo giudiziario. Tra i partecipanti, oltre al Garante, anche il vescovo Pietro Lagnese, il magistrato di sorveglianza Marco Puglia, il questore Andrea Grassi, la dirigente dell’Area penale esterna Maria Laura Forte e il Garante provinciale Salvatore Saggiomo.
«Il casertano rappresenta uno dei territori più rilevanti e complessi dell’intero sistema campano», ha dichiarato Ciambriello, sottolineando come «le criticità non riguardino solo il sovraffollamento, ma anche la difficoltà di garantire diritti, dignità e reali percorsi di reinserimento sociale». Il Garante ha poi ribadito l’urgenza di «interventi strutturali e non più emergenziali».
All’incontro è intervenuto anche il vescovo Lagnese, che ha richiamato il valore umano e sociale della questione: «Non possiamo abituarci a considerare il carcere come un luogo separato dalla società. Le persone detenute restano parte della nostra comunità e hanno diritto a percorsi di dignità e speranza».
Sulla stessa linea il questore Grassi, che ha evidenziato la necessità di equilibrio tra sicurezza e diritti: «Garantire condizioni dignitose all’interno degli istituti penitenziari significa anche contribuire alla sicurezza collettiva».
Il sistema locale comprende diversi istituti penitenziari distribuiti tra Aversa, Arienzo, Carinola e soprattutto Santa Maria Capua Vetere, dove si concentra la situazione più critica. A queste strutture si affiancano realtà fondamentali ma sotto pressione, come la REMS di Calvi Risorta, gli SPDC di Aversa e Sessa Aurunca e l’Ulepe di Caserta.
Il dato più allarmante riguarda proprio il carcere di Santa Maria Capua Vetere, con numeri che evidenziano una pressione ormai fuori controllo. A rendere ancora più fragile il sistema è la grave carenza di personale, sia sul fronte della sicurezza sia su quello del trattamento e dell’assistenza sanitaria, in particolare per quanto riguarda la salute mentale.
Nel complesso emerge un sistema che fatica a tenere insieme sicurezza, diritti e funzione rieducativa della pena. Servono interventi strutturali, investimenti mirati e una visione più ampia che superi la logica dell’emergenza.
