- Chi è Rino Telaro?
Bella domanda. Ancora oggi, sono nato a Caserta nel 1950, sono alla ricerca di me stesso e credo che lo sarò per sempre. Il mio percorso artistico mi ha portato ad una conoscenza di me che in parte approvo ma ci sono ancora tante cose da dover mettere a punto e chissà se mai ci riuscirò.
Con la mostra Chi sono? Presso la Galleria AA29 di Gerardo Giurini ho presentato una ventina di opere che racchiudono un percorso artistico basato su tutte le esperienze vissute sia come artista che come persona.
- Quali sono le esperienze che maggiormente hanno influenzato il suo essere pittore, la sua produzione artistica?
La mia presenza in ambienti culturali come quelli di Londra e di Bruxelles mi hanno dato l’ispirazione per evolvere il mio discorso da artista nel campo culturale: la vicinanza ad artisti di altre nazionalità ha arricchito enormemente la mia coscienza. Le opere che presento, oltre che a parlare della situazione catastrofica in termini culturali e politici dei nostri giorni, racchiudono anche buona parte delle mie esperienze vissute. Il percorso formativo mi ha permesso di evolvere anche interiormente dandomi la possibilità di conoscermi meglio e riflettere sulla mia condizione di essere persona. All’età di 26 anni abbandonai gli studi universitari per recarmi a Londra dove per sopravvivere in una città di cui conoscevo poco e masticavo un inglese scolastico, mi ritrovai a fare diversi lavori per potermi mantenere ed iniziare il percorso artistico che mi ero prefisso. Piano piano riuscii ad inserirmi nel mondo dell’arte, anche grazie ad un artista che conobbi appena arrivato a Londra, un artista eccezionale, David Medalla e grazie a lui che ebbi la possibilità di presentare una mia performance alla “Artists for Democracy” 143 Whitfield Street London fondata proprio da David Medalla. La sua frequentazione mi portò a conoscere artisti e critici d’arte che hanno contribuito a riempire il mio bagaglio culturale. In quel periodo abitavo in un quartiere londinese del sud est, Brixton, un quartiere singolare con un fermento artistico molto frizzante, stimolante. Conobbi così diversi artisti che avevano aperto una galleria d’avanguardia e dopo poco entrai a far parte del loro collettivo partecipando alla realizzazione degli eventi artistici e per due anni di seguito fui direttore della galleria insieme ad altri. Le mostre si susseguivano periodicamente con un ritmo incessante, le nostre tele erano sempre graffianti con la cultura, la politica, il sociale. Nel 1984 realizzammo una mostra dedicata a George Orwell, già si percepivano le previsioni di un futuro come col Grande Fratello che tutto osserva della società e della vita degli uomini. La partecipazione fu enorme tantissimi artisti internazionali intervennero realizzando opere dedicate al pensiero di George Orwell. Il fermento culturale fu tale che portò dopo poco alla rivolta del quartiere al pacchetto di leggi presentato dall’allora premier Margaret Thatcher che noi definimmo “Pack of lies” della “iron lady”.
- Lei ha interrotto gli studi di architettura.
Non so se come architetto avrei avuto tantissime soddisfazioni e fatto le esperienze come è stato da artista. Amavo le due materie ma non avendo vissuto l’esperienza da architetto non posso dire se mi sento più artista o architetto, ma una cosa è certa, l’arte mi ha gratificato e riempito enormemente, forse anche l’architettura lo avrebbe fatto ma ho scelto la strada dell’arte. Dopo l’esperienza londinese, ritornai per un breve periodo in Italia nella mia città natale, a Caserta che però l’abbandonai di nuovo dopo alcuni anni per spostarmi in Belgio a Bruxelles dove grazie alla mia esperienza, incontrai nuovi artisti con i quali ancora oggi ho rapporti sia di lavoro che di amicizia. Durante quel periodo, insieme ad un artista di Liegi Michaël Beauvent creai un movimento artistico fuori sistema che chiamammo Manifesto brut, il movimento è stato seguito da artisti internazionali e la prima mostra del Manifesto brut si tenne a Roccamonfina nel 2013. Roccamonfina sorge su un vulcano spento, sulle “ciampate” del Diavolo e poiché il testo del Manifesto brut “Ritorno alle origini” fa riferimento all’avvento dell’uomo sulla terra, quella sede fu una scelta fortunata. (https://www.rinotelaro.it/catalogo/). Altre mostre si sono susseguite dopo l’esperienza di Roccamonfina (https://www.artribune.com/mostre-evento-arte/manifesto-brut/) e il movimento è sempre vivo.
- Quali sono i suoi progetti futuri?
Il mio rientro in Italia mi ha allontanato dagli artisti che frequentavo e con cui organizzavo gli eventi per cui uno dei miei progetti futuri e quello di organizzare nuovi eventi internazionali, altri riguardano la mia ricerca sia nell’ambito artistico che personale. Ritornato in Italia nel 2014, mi sono reso conto che quel fermento che avevo toccato con mano a Londra e a Bruxelles e che tanto mi erano stati di stimolo purtroppo non l’ho trovato qui.
