Presentato ieri pomeriggio nella chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe il libro di Antonio Mattone ‘Il casalese di Dio’.
In libreria dal 22 maggio
Don Peppe non aveva paura e non mancava di dichiararlo pubblicamente, l’idea del riscatto della sua terra e della sua gente gli impediva di essere imprigionato nel pantano del terrore e, anzi, alimentava quel sogno di una vita senza violenza che condivideva con i giovani delle scuole e della parrocchia, affinché si potesse tramutare in un concreto e comune progetto. Antonio Mattone
Alla presentazione presenti tra gli altri I vescovi di Caserta e Cerreto Sannita Pietro Lagnese e Giuseppe Mazzafaro.
Il 19 marzo 1994, nella sacrestia della sua chiesa a Casal di Principe, don Peppe Diana viene ucciso mentre si appresta a celebrare la messa. Ha trentacinque anni. La sua morte colpisce una comunità già segnata dalla presenza pervasiva della camorra e apre una ferita destinata a segnare a lungo la memoria collettiva del territorio.
Con Il casalese di Dio, Antonio Mattone torna su una vicenda che, a distanza di anni, continua a suscitare interrogativi. Attraverso un attento lavoro di ricostruzione, l’autore ripercorre la vita del sacerdote, riesaminando il contesto in cui ha operato e le ragioni profonde del suo impegno.
Numerosi i ragazzi di don Diana, tra i 35 intervistati da Mattone, sono intervenuti nella chiesa del sacerdote. Anche alcune professoresse dell’Alessandro Volta che collaborarono con lui alla stesura di un giornalino e alcuni degli inquirenti della Polizia di Stato che indagarono nelle prime ore sul delitto.
Dopo tre processi passati in giudicato è forte la sensazione che manchi qualcosa, che non si sia fatta piena luce sull’omicidio. Mattone leggendo gli atti processuali, con testimonianze inedite, tra cui quelle di alcuni di coloro che furono condannati per l’omicidio ha messo in fila gli accadimenti per analizzarli e offrire al lettore uno spaccato di tutte le ipotesi che potrebbero aver determinato l’omicidio. Ne emerge un ritratto più sfaccettato, lontano da letture riduttive. Dopo l’omicidio, infatti, intorno al sacerdote si diffusero insinuazioni e narrazioni distorte, volte a screditarne la memoria e a ridimensionarne il significato.
Il libro invita così ad andare oltre l’immagine del “prete anticamorra”, per riconoscere la profondità di un percorso umano e pastorale più ampio, una ricostruzione capace di restituire complessità a una figura simbolo, proponendo al lettore una riflessione sul rapporto tra fede, responsabilità e impegno civile in contesti segnati dalla violenza.
Antonio Mattone è editorialista de Il Mattino, oltre che autore di saggi. A Napoli è tra i principali riferimenti della Comunità di Sant’Egidio, di cui è portavoce, e porta avanti da molti anni un impegno concreto nel volontariato. In particolare, da più di vent’anni frequenta con continuità diversi istituti penitenziari italiani, tra cui il Carcere di Poggioreale, dedicandosi all’ascolto e al sostegno delle persone detenute. Ha pubblicato diversi saggi dedicati ai temi della giustizia, della criminalità e delle possibilità di riscatto, tra cui E adesso la palla passa a me. Malavita, solitudine e riscatto nel carcere (Guida, 2017) e La vendetta del boss. L’omicidio di Giuseppe Salvia (Guida, 2021). Nel corso della sua attività ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui i premi Premio Carlo Pisacane, Premio Giancarlo Siani e il Premio Massimo Milone per la comunicazione.
