“Senza paura … Paolo Borsellino una storia da raccontare”
“Paolo Borsellino e la sua storia rimarranno nei cuori e nelle menti di ognuno di noi. Tutti abbiamo il diritto, anzi il dovere sacrosanto di continuare la lotta. Se si muore nella carne si vive nello spirito, come la fede ci insegna, le nostre coscienze se non si sono svegliate devono svegliarsi.” Così inizia il suo intervento il Vicepresidente nazionale ‘Invisibili’ Enrico Trapassi alla platea intervenuta all’interno della Sala Moscati della Chiesa del Buon Pastore di Caserta. Il messaggio di Paolo Borsellino è oggi ancora vivo e vitale. Esso è cruciale per le nuove generazioni. Se da un lato la strage di via D’Amelio (come quella di Capaci) continua ad essere una ferita profonda, dall’altro lato l’eredità morale lasciata da Borsellino ci sprona a onorarne la memoria offrendo ognuno, nell’ambito delle proprie possibilità, un contributo alla difesa dei valori di giustizia, legalità, trasparenza, ed integrità. Potremmo essere noi un giorno Paolo Borsellino, ed è per questo che bisogna raccontare la storia per fare in modo che eventi come questi siano solo un incubo.
Ricordare per non dimenticare
L’iniziativa di ieri pomeriggio, è stata importante per raccontare il pensiero di Paolo Borsellino, un pensiero che si presta ad una lettura complementare rispetto a quella di Giovanni Falcone, a tratti inedita, ma soprattutto più significativa ed innovativa per la sua portata. Lo scopo è quello di tenere sempre viva la memoria, e ricordarne il valore umano. L’incontro avvenuto all’interno della sala Moscati della Chiesa del Buon Pastore di Caserta è stato moderato da Alessandro Scirocco componente casertano dell’associazione nazionale ‘Invisibili’. L’introduzione è stata affidata a Domenico Corvo, membro casertano anche lui dell’associazione nazionale ‘Invisibili’. Importanti anche gli interventi del Vicepresidente nazionale di ‘Invisibili’ Enrico Trapassi, e del Questore di Caserta Andrea Grassi che ha evidenziato un fattore determinante nel ricordare la figura di Paolo Borsellino: “Ricordare Borsellino e Falcone oggi è importante. La lotta alla mafia non può considerarsi un affare di competenza della pubblica amministrazione, oppure delle istituzioni di governo. Bisogna coinvolgere forme della società civile, del settore privato e numerosi attori non governativi nella prevenzione del crimine, attraverso iniziative di sensibilizzazione culturale e valoriale. Bisogna attivare la crescita democratica della nostra collettività territoriale.” Durante il convegno tante sono state le domande rivolte a Domenico Airoma il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli. Tanti gli argomenti affrontati,il Procuratore Airoma ha spiegato il pensiero umano di Paolo Borsellino <<ha sottolineato le implicazioni in un celebre e bellissimo discorso del magistrato. La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità, e quindi della complicità>>. Da sempre il Procuratore della Repubblica si occupa di diffondere la cultura della responsabilità all’interno delle scuole, delle associazioni, dei circoli, delle parrocchie parlando con la comunità e provando a costruire l’insieme dello Stato. Serve un grande lavoro culturale ha ribadito il Procuratore. Bisogna combattere il messaggio criminale della malavita organizzata. <<I messaggi criminali generano un pericoloso consenso soprattutto nei giovani che, non conoscendo cos’è la mafia, possono convincersi che la mentalità mafiosa sia vincente. Chi deve combattere la criminalità organizzata deve svolgere un grande lavoro culturale, gli attori istituzionali impegnati in questo lavoro di crescita delle nuove generazioni sono: famiglia, scuola, società, e contesto sociale, ognuno ha una responsabilità importante. I ragazzi sono lo specchio umano della società ed evidentemente non siamo riusciti ad offrire loro, in maniera efficace, un riferimento culturale valido ed alternativo rispetto alla seduttività del male e della legge del più forte>>. E sempre di Borsellino, va ricordato, il suo impegno civile per le nuove generazioni contemporanee per la costruzione di una società migliore. << Servono più che mai, servitori dello Stato integerrimi, come Falcone e Borsellino>>. Tra l’altro, << Bisogna fare tanti incontri nelle scuole per sensibilizzare la legalità, per parlare di camorra, mafia e antiracket. Per parlare di Borsellino negli incontri con gli studenti, bisogna portare un messaggio positivo per la nostra collettività territoriale. Bisogna quindi lavorare molto sulla forte correlazione tra dispersione scolastica e devianza sociale: così tanti ragazzi iniziano a delinquere>>.
<< Se la mafia, – ha aggiunto -, poi in conclusione, fosse soltanto criminalità organizzata, una forma pericolosa di criminalità organizzata, il problema della mafia interesserebbe soprattutto gli organi repressivi dello stato, e della polizia e magistratura. E questo sostanzialmente il discorso che si faceva, in Sicilia. Nessuno andava a parlare ai giovani di mafia, nessuno entrava nelle scuole, o addirittura nelle famiglie. Però la ragione fondamentale della crescita della mafia è stato proprio questo senso di sfiducia verso lo Stato, verso le istituzioni pubbliche, che portavano ad indirizzare la fiducia verso queste organizzazioni che hanno vissuto a lungo in un consenso generalizzato. Non che molti siciliani fossero mafiosi, non che molti fossero contenti della mafia ma, purtroppo molti erano, e probabilmente ancora in gran numero, soggetti legati alla tentazione della convivenza. Cioè oggi vivere di mafia è ancora utile? No. Vivere di mafia non è utile. Non può mai portare dei vantaggi. E allora oggi è necessario combattere, è necessario parlare ai giovani siciliani di lotta alla mafia nelle scuole. Bisogna compiere un sacrificio ricco di valori umani altissimi e profondi. Ai giovani che ascoltano la storia di Paolo Borsellino cerco di trasmettere quei valori che ho dentro il mio animo. Grazie a quei valori ho capito quant’è importante testimoniare quei valori umani con i fatti>>. E’ quel che hanno fatto Rosario Livatino, Giovanni Falcone, e Paolo Borsellino, testimoni di verità e giustizia fino alla morte. Importanti anche le argomentazioni durante il dibattito di Alessandro Scirocco componente casertano della realtà associativa ‘Invisibili’ e del Vicepresidente Nazionale della suddetta associazione Enrico Trapassi. <<Borsellino, e Falcone erano due grandi eroi del dovere, due magistrati che hanno combattuto con determinazione il potere corrotto della mafia, nessuno dei due giudici si piegò alla prepotenza dei boss mafiosi>>. Il Vicepresidente Trapassi ha poi concluso ribadendo l’impegno che Borsellino fece nella lotta contro la criminalità organizzata. <<Borsellino servì lo Stato fino all’estremo sacrificio >>, ha proseguito Trapassi, << Fù vittima di una delle peggiori, se non la peggiore, associazione criminale al mondo. Ma di Borsellino dobbiamo ricordare il suo impegno, ma soprattutto il suo richiamo che evidenzia il salto di qualità di Cosa Nostra, volto al rafforzamento culturale delle basi sociali per una vera e propria accettazione economica, sociale, e culturale collettiva della corruzione come male necessario. Oggi bisogna contrastare ancora di più il potere corrotto della mafia. Bisogna fondare un sistema di prevenzione e repressione della mafia sulla cooperazione transnazionale da un lato, e condiviso con la società civile dall’altro, proprio attraverso la diffusione della cultura della giustizia, e verso la disseminazione dei valori della legalità per rafforzare la società civile in modo da prevenire ogni accettazione o tolleranza di mafie e corruzione >>. Cosa Nostra deve essere sconfitta dai principi umani della nostra società contemporanea.
