6 novembre, Giornata internazionale delle Nazioni Unite, richiama l’attenzione sulle conseguenze dei conflitti armati sugli ecosistemi
Le guerre non distruggono soltanto città, infrastrutture e vite umane. Lasciano ferite profonde anche nell’ambiente, modificano il paesaggio, compromettono le risorse naturali e possono trasformare interi territori in luoghi pericolosi per decenni. È questo il messaggio al centro della Giornata internazionale per la prevenzione dello sfruttamento dell’ambiente in situazioni di guerra e conflitto armato, istituita dalle Nazioni Unite nel 2001 e celebrata ogni anno il 6 novembre. Una ricorrenza che invita a riflettere su una dimensione spesso trascurata delle tragedie belliche: quella ambientale, le cui conseguenze possono sopravvivere a lungo alla cessazione delle ostilità.
La provincia di Caserta offre testimonianze particolarmente significative di questa eredità. Una delle più recenti e impressionanti arriva da Lusciano, dove nel maggio scorso si è conclusa una complessa operazione di bonifica che ha portato alla neutralizzazione di ben 4.483 ordigni risalenti alla Seconda guerra mondiale. Un intervento avviato nell’ottobre 2023 e portato avanti per oltre due anni e mezzo dagli artificieri del 21° Reggimento Genio Guastatori dell’Esercito, con il coordinamento della Prefettura di Caserta e la collaborazione di numerosi organismi istituzionali e di protezione civile. Gli ordigni, rinvenuti nel corso di lavori, sono stati recuperati e messi in sicurezza prima della loro neutralizzazione. Anche il territorio di Carditello e alcune cave sono stati coinvolti nelle operazioni, a dimostrazione della complessità di un’attività che richiede competenze specialistiche, coordinamento e rigorose misure di sicurezza. Quasi quattromilacinquecento residuati bellici rimasti nel sottosuolo per oltre ottant’anni: un numero che restituisce con immediatezza la dimensione di un’eredità pericolosa, capace di condizionare ancora oggi la sicurezza e l’utilizzo degli spazi da parte delle comunità.
La memoria della devastazione bellica è particolarmente presente anche a San Pietro Infine, nell’Alto Casertano. Tra l’8 e il 16 dicembre 1943, durante la battaglia combattuta lungo la linea Gustav, il paese fu teatro di violenti scontri e bombardamenti che portarono alla pressoché totale distruzione del vecchio abitato. Le rovine, oggi custodite nel Parco della Memoria Storica, riconosciuto Monumento nazionale nel 2008, rappresentano una testimonianza tangibile del prezzo pagato dal territorio e dalla popolazione civile. Particolarmente suggestive sono le Grotte della Valle, utilizzate come rifugio da centinaia di abitanti per sottrarsi ai bombardamenti. Anche Caserta conserva il ricordo dei bombardamenti del 27 agosto 1943, quando la città subì gravi distruzioni e numerose perdite umane. A distanza di oltre ottant’anni, queste vicende continuano a parlare al presente. La presenza di ordigni inesplosi, i terreni da mettere in sicurezza e i paesaggi segnati dai combattimenti ricordano che il bilancio di una guerra non può essere misurato soltanto attraverso le vittime e i danni immediati. La distruzione degli ecosistemi, la contaminazione delle risorse idriche e del suolo, gli incendi e la compromissione delle attività agricole costituiscono conseguenze che possono ostacolare la rinascita economica e sociale delle comunità coinvolte. Le Nazioni Unite richiamano inoltre l’attenzione sul rapporto tra risorse naturali e conflitti: acqua, petrolio, gas, minerali e terre fertili possono diventare oggetto di contesa e alimentare nuove tensioni. Proteggere l’ambiente significa quindi contribuire anche alla prevenzione delle guerre e alla costruzione di condizioni di pace durature.
La ricorrenza del 6 novembre assume così un significato che va oltre la commemorazione. Invita a considerare la tutela della natura parte integrante della sicurezza collettiva e della ricostruzione postbellica. Perché una comunità possa davvero ripartire, non basta ricostruire le case e ripristinare le infrastrutture: occorre restituirle anche un territorio sicuro, abitabile e capace di sostenere la vita. Le testimonianze casertane lo dimostrano con chiarezza: la guerra può finire, ma le sue conseguenze continuano a vivere nella terra, talvolta per molte generazioni.
