A Caserta e Benevento nascono i nuovi principi per i beni culturali
Il 26 e 27 settembre 2026, le province di Caserta e Benevento diventeranno il fulcro di una profonda riflessione sul futuro dei beni culturali grazie alle Giornate Europee del Patrimonio (GEP), coordinate a livello locale dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. L’appuntamento centrale di questa edizione sarà il focus del 26 settembre presso l’Università degli Studi del Sannio (Unisannio), dove istituzioni ed esperti presenteranno la “Carta di Benevento” per definire i principi sull’uso dell’intelligenza artificiale nella custodia e valorizzazione dell’eredità storica.
Le Giornate Europee del Patrimonio 2026 si sviluppano attorno al tema italiano “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”. Per l’occasione, la Soprintendenza ha predisposto un calendario di aperture straordinarie gratuite, sia diurne che serali. Tra i siti aperti al pubblico figurano il Mausoleo della Conocchia a Curti, il Parco Archeologico dell’Appia Antica a Mondragone, la Villa Romana di San Limato a Cellole, l’Abbazia di San Salvatore Telesino e l’ex Convento di San Felice a Benevento. Il Soprintendente Mariano Nuzzo ha evidenziato come l’obiettivo non sia semplicemente aprire le porte dei monumenti, ma ricondurre il patrimonio alla sua natura di bene pubblico in grado di generare responsabilità condivisa. Parallelamente alle visite, il Complesso di Sant’Agostino a Benevento ospiterà il convegno intitolato “Intelligenza artificiale e patrimoni culturali: principi per il futuro”. Al tavolo dei relatori siederanno figure apicali della cultura e della ricerca, tra cui la Rettrice dell’ateneo Maria Moreno, l’Assessore Antonella Tartaglia Polcini, il Soprintendente Nuzzo e i docenti Pierpaolo Forte, Gerardo Canfora e Carmine Guarino, insieme alla curatrice della Fondazione Morra Greco, Giulia Pollicita. L’incontro culminerà con l’inaugurazione del Giardino di Plotina, un progetto botanico connesso alle rappresentazioni dell’Arco di Traiano. Il dibattito ospitato nel Sannio si inserisce in un quadro di accesa discussione internazionale. Proprio a ridosso delle GEP 2026, un’indagine globale condotta congiuntamente dall’UNESCO e dall’International Council of Museums (ICOM) ha rivelato che il 57% dei musei mondiali ha già introdotto soluzioni di intelligenza artificiale all’interno delle proprie attività amministrative, di ricerca o di coinvolgimento del pubblico. Tuttavia, lo stesso rapporto evidenzia che il 55% di queste istituzioni non possiede una strategia, una linea guida o una politica interna regolamentata sull’AI. Secondo la direzione generale dell’UNESCO, l’adozione pratica della tecnologia sta procedendo molto più rapidamente rispetto allo sviluppo della capacità istituzionale e della governance. Anche sul piano nazionale la polarizzazione è evidente. Una ricerca pubblicata dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali nell’ambito del progetto PNRR “Dicolab. Cultura al digitale” conferma che i professionisti del settore culturale italiano rimangono fortemente divisi sugli impatti effettivi dell’AI generativa sulle competenze professionali e sulla gestione quotidiana delle collezioni. La discussione scientifica attuale si divide nettamente tra posizioni tecnocentriche e visioni improntate alla massima cautela. I sostenitori dell’innovazione digitale, rappresentati da ampie frange di curatori museali e istituti di ricerca tecnologica, sottolineano come l’AI consenta di superare barriere storiche dell’accessibilità. Le tesi favorevoli evidenziano la possibilità di creare percorsi di visita altamente personalizzati ed immersivi (tendenza riscontrata soprattutto nei principali poli culturali asiatici), ottimizzare l’archiviazione di enormi moli di dati storici e impiegare modelli predittivi o di documentazione 3D per la conservazione fisica dei siti a rischio. Di contro, gruppi di esperti consultati dall’UNESCO e ricercatori di atenei nazionali, critici e i teorici della tutela tradicionalista — tra cui studi afferenti all’Università della Campania Luigi Vanvitelli — sollevano pesanti interrogativi di natura etica e legale. Le preoccupazioni principali vertono sul rischio di “omologazione algoritmica” della cultura, sulla potenziale manipolazione dei dati storici che inficerebbe l’autenticità delle fonti, sulla violazione dei diritti di proprietà intellettuale e, non ultimo, sulla progressiva marginalizzazione dell’esperienza fisica e dell’apporto critico umano a favore di un’automazione commerciale.
La sfida che si apre a Caserta e Benevento non si gioca dunque sulla scelta drastica tra progresso e conservazione, ma sulla capacità di governare il cambiamento. Il vero traguardo risiede nel trovare un punto di equilibrio maturo, che sappia superare sia la demonizzazione aprioristica della tecnologia — che rischierebbe di isolare il patrimonio dai linguaggi del presente — sia il suo ricorso smodato e acritico, che ne snaturerebbe l’autenticità e il valore intrinseco. Solo tracciando una via etica e condivisa sarà possibile lasciare la porta aperta su un futuro “tecnologicamente umano”: un domani in cui l’intelligenza artificiale non sostituisca lo sguardo, l’empatia e l’apporto critico delle persone, ma si posizioni come uno strumento al servizio della memoria collettiva, amplificando la bellezza della nostra storia senza mai cancellarne l’anima.
