San Leucio non era conosciuta solo per la produzione serica. Ad essa si affiancavano tutta una serie di attività economiche di diversa natura. Tra queste vi era la produzione del vino. All’interno della Colonia, nei primi anni dell’800 ed a seguire, si utilizzavano vari terreni con vigne che, in alcuni casi, producevano anche vini pregiati. Il Direttore di questo ramo economico era il toscano Valeriano Carniani, un uomo che visse una lunga vita a San Leucio, morendo ultranovantenne.
Nel 1820 esistevano anche due cantine che erano destinate alla vendita del vino a terzi.
Una era posta nel Casino di San Silvestro per il vino rosso ed un’altra era situata nel Belvedere, per il vino bianco.
A titolo di esempio si riporta la vendita di vino del mese di Ottobre 1817 che ammontava
a 30 barili di vino rosso al prezzo di ducati 3 il barile ed altri 9 barili di vino rosso ordinario al prezzo di ducati 2,5 il barile. Per un incasso totale di ducati 112,50.
Il vino prodotto era costituito da varie tipologie che nel gergo dell’epoca si distinguevano in Aliatico, Moscatello, Greco (o Delfina), Vermout, Siracusa. Inoltre si realizzavano anche un tipo di vino rosso ed uno bianco, considerati comuni o ordinari. Esistevano anche altre uve, come la Zibibba e Sagginella, ma non erano considerate adatte a produrre vino.
Dal 1825 in poi, si volle introdurre nella Colonia, un dazio di 20 grana a barile sul vino prodotto, per alimentare la Cassa di Carità. Per svolgere detta funzione fu individuato il locale dove, in quel momento, lavorava il falegname Giovanni Parisot. La spesa dell’affitto sarebbe stata di ducati 15 annui, a carico della Cassa di Carità
Si trattava dello stesso dazio che, all’epoca era pagato a Caserta.
Fonte Archivio di Stato di Caserta, Amministrazione San Leucio, fascicoli vari.
