Dopo la fine del decennio francese (1806/1815), si assiste al ritorno a Napoli di Ferdinando IV, dall’esilio di Palermo.
Il 29 Settembre 1815, la Colonia di San Leucio festeggiò anch’essa questo ritorno.
Fu organizzata, nei minimi dettagli, una cerimonia solenne per accogliere il Sovrano che mancava da dieci anni dal Real Sito.
Erano state affittate, il giorno prima, delle canestre (carrozze), spedite da Caserta a Napoli per prelevare un Maestro di Cappella, quattro cantanti, sette violinisti, sei fiati, due violoncellisti, con un costo per il trasporto di 38 ducati, compreso il ritorno a Napoli. In totale erano 22 persone, perchè ai 20 musicisti si aggiungevano il Maestro di Cappella del luogo ed un facchino. Tutti ospitati, per due giorni, nel Belvedere, con pranzo pagato (incluso pane e vino) per una spesa di 26,40 ducati.
Violinisti e violoncellisti avrebbero ricevuto un compenso di 1,5 ducati (escluso il primo violino che prendeva 30 carlini in più), i cantanti 2,40 ducati ciascuno, il Maestro di Cappella percepiva 3 ducati. Al facchino venivano ricunosciuti 1,20 ducati.
Era previsto anche lo sparo di 40 mortaretti al momento della Benedizione, con un costo di 2,40 ducati.
Ulteriori spese erano state sostenute per pagare gli “apparatori”, i falegnami, per il trasporto di tavole di legno e chiodi, per trenta canne di lama d’argento, trenta canne di color rosa, quaranta canne di tela e di altro materiale necessario per svolgere una cerimonia che comprendeva, anche, la celebrazione del “Te Deum”, in segno di ringraziamento per il ritorno di Re Ferdinando.
Furono affittati cento lampioncini e pagate 5 persone per l’accensione dei lumi. Nel complesso si allestirono duemila e quaranta “tianelle”piccole, cinquanta “tiane” grosse e dodici tiane più grandi, per l’illuminazione serale.
Prima della manifestazione erano state anche, opportunamente, rimosse tutte le insegne e gli emblemi che richiamavano al vecchio regime e ripristinate quelli borbonici. Per questo lavoro l’intagliatore Gennaro Zoppi ricevette, successivamente, un compenso di venticinque ducati, mentre l’imbianchino Ignazio De Matteis, sette ducati.
Il Parroco della Colonia, Camillo Retrosi, oltre che occuparsi della cerimonia religiosa, si preoccupò anche di dare una giusta accoglienza al Sovrano, al momento del suo arrivo al cancello della sua tanto amata Colonia.
Il reverendo suggeriva, come era già avvenuto nel 1799, di accoglierlo al portone di ingresso, fare la salita e seguirlo fino a quando non avesse girato a sinistra, per imboccare la strada del Belvedere. In quel momento la popolazione, accorciando il tragitto, si sarebbe separata dal seguito ed avrebbe imboccato le scale che portano alla Chiesa per farsi trovare pronta ad accoglierlo nuovamente, al suo arrivo davanti ad essa.
Da quello che risulta dai documenti consultati presso l’Archivio di Stato di Caserta “Amministrazione San Leucio”, fasc 1, anno 1815, dovette trattarsi, per la comunità leuciana, di una giornata, decisamente, memorabile.
