La Reale Colonia di San Leucio, date le modeste dimensioni del suo recinto, si trovò, fin dalla sua costituzione a dover fronteggiare il probema delle case insufficienti a contenere una popolazione che aumentava anno per anno. Nel 1824, a distanza di quasi cinquant’anni della sua fondazione, furono stanziati circa dodicimila ducati, per costruire un fabbricato da porre di fronte al caseggiato della Trattoria. Esso avrebbe ospitato una ventina di famiglie leuciane che erano sparse nei paesi limitrofi, proprio a causa della mancanza di alloggi. Questo fenomeno comportava una serie di problemi, sia in relazione alla qualità del lavoro svolto che riguardo al comportamento sociale dei lavoratori appartenenti a questi nuclei familiari. Non essendo soggetti allo stesso controllo fatto dai Direttori sui lavoranti della Fabbrica, gli operai dislocati nelle zone limitrofe, tendevano ad applicarsi in maniera superficiale, ottenendo prodotti di scarsa qualità. Molti di questi, infatti, non solo dimoravano in altri posti ma avevano anche i telai su cui lavoravano ubicati nello stesso luogo.
Secondo gli amministratori della Colonia, gli appartenenti a questa famiglie tendevano a non rispettare l’uso dell’abito che era obbligatorio anche per quelli localizzati fuori le mura di San Leucio ed ad assumere atteggiamenti scostumati sia nei modi che nel parlare, assuefacendosi ai costumi del basso popolino con il quale si confrontavano quotidianamente.
Inoltre, tenere le famiglie alloggiate in altri luoghi, comportava anche un onere finanziario non indifferente, perchè il costo degli affitti era a carico dell’amministrazione leuciana.
Si cercava, quindi ,di creare nuovi alloggi nel recinto della Colonia.
La somma stanziata sarebbe stata versata in due rate dalla “Contadoria Principale della Casa Reale”. Prima di mettersi al lavoro, andavano stabiliti i dettagli precisi delle opere, i calcoli di spesa, la forma del fabbricato, come pure comprare il terreno, il quale apparteneva a tal Francesco Alimenti. Costui propose di fare una permuta tra questo terreno ed uno appartenente alla Reale Azienda di San Leucio, situato in altro luogo.
Nonostante queste iniziative, la penuria di alloggi continuò a persistere e nel 1828, si pensò di attingere somme di denaro dalla Cassa di Carità di San Leucio per costruire delle piccole unità abitative, questa volta non a titolo gratuito ma dietro pagamento di un affitto che sarebbe servito a remunerare il capitale della Cassa di Carità impiegato nell’operazione.
L’eccezionalità del fenomeno , ad un certo punto spinse il Sovrano a vagliare l’ipotesi di costruire nuove case proponendo a privati, non solo di San Leucio, di fare, a proprie spese, altre costruzioni, percependo, in questo caso, un affitto dagli inquilini. La proposta non trovò adepti, a quanto riferisce l’Amministratore Sancio. In San Leucio non vi erano che due o tre individui ” che avrebbero qualche discretissimo mezzo, ma sono lontani dal pensiero d’impiegarlo in case….”. Il solo Sebastiano Bologna, salassatore, avrebbe potuto vendere una casa di proprietà a Puccianiello e fabbricarne, con il ricavato, una in San Leucio, ma per questo chiedeva, con l’assenso dell’Amministratore, la concessione gratuita di alcuni passi di terreno appartenente alla Colonia.
Fonte Archivio di Stato Caserta, Amministrazione San Leucio, fascicoli vari.
