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La vendemmia delle “viti maritate” rinnova il legame con la tradizione
Ci sono tradizioni che non appartengono soltanto al passato, ma continuano a raccontare l’identità di un territorio, trasformandosi in occasioni di incontro, condivisione e promozione culturale. È il caso della vendemmia delle “uve maritate”, da poco conclusasi nell’Agro aversano, uno degli appuntamenti più suggestivi della cultura contadina locale e un’occasione per riportare l’attenzione sulla valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche del Casertano.
Protagonista indiscusso è l’Asprinio d’Aversa, vino dalla spiccata freschezza e dalla storia secolare, strettamente legato alla spettacolare tecnica dell’alberata. Le viti, letteralmente “maritate” ai pioppi, si sviluppano fino a superare i dieci metri d’altezza, creando imponenti pareti verdi. La raccolta dei grappoli avviene ancora attraverso l’utilizzo dello scalillo, la tradizionale scala stretta e lunga sulla quale i vendemmiatori si arrampicano con abilità ed esperienza, portando con sé le caratteristiche ceste in vimini. Un lavoro che conserva gesti antichi e testimonia un sapere tramandato attraverso le generazioni. Non a caso l’alberata aversana è oggi tutelata da un Presidio Slow Food, nato per contrastare il progressivo abbandono di questa particolare forma di coltivazione, minacciata dall’urbanizzazione e dalla riduzione delle superfici agricole. La vendemmia diventa così molto più di un momento agricolo: rappresenta un’opportunità per riscoprire le radici di una comunità e avvicinare soprattutto le nuove generazioni a un patrimonio che rischierebbe altrimenti di scomparire. Un obiettivo condiviso dalle numerose iniziative enogastronomiche organizzate sul territorio, tra degustazioni, incontri con i produttori, approfondimenti culturali e occasioni di socializzazione. In questo scenario si inserisce anche l’attività del tessuto associativo legato al mondo del vino e del cibo, tra cui Wineandfood di Aversa, impegnato nella promozione delle produzioni locali e della convivialità. A testimoniare il crescente entusiasmo verso questo settore è il Normanni Wine & Food Fest, che nel giugno scorso ha riportato al centro della vita cittadina il Parco Balsamo. La manifestazione, organizzata dall’associazione ECAN, rappresenta ormai da tre anni un appuntamento dedicato alle eccellenze campane. «Tre serate dedicate ai sapori, alla storia e alla cultura del nostro territorio in cui si coniugano tradizione e innovazione», sottolinea il presidente dell’associazione ECAN, Luca Serpico, ricordando il ruolo della manifestazione nella promozione delle produzioni locali attraverso degustazioni, workshop, masterclass e spettacoli musicali. L’edizione 2026 ha assunto anche un particolare valore sociale, contribuendo al recupero e alla restituzione alla comunità del Parco Balsamo, rimasto chiuso al pubblico per anni. Spazio inoltre alla solidarietà con la Lotteria Normanni, realizzata con la partecipazione della Fondazione “Il coraggio dei bambini”, impegnata nella raccolta di fondi per la lotta ai tumori infantili. La sfida, oggi, è trasformare queste esperienze in un percorso continuativo, capace di coinvolgere associazioni, aziende agricole, produttori, istituzioni e cittadini. Perché tutelare l’Asprinio e le sue alberate significa anche preservare un paesaggio, sostenere l’economia locale e costruire nuove opportunità di turismo esperienziale.
La vendemmia appena terminata lascia dunque un messaggio che va ben oltre la raccolta dell’uva: le tradizioni possono continuare a vivere soltanto se diventano patrimonio condiviso. E proprio attraverso la cultura del vino, il racconto del cibo e la partecipazione collettiva, Aversa e tutta la provincia del Casertano possono ritrovare una delle espressioni più autentiche della propria identità.
