Una veduta dello stadio del nuoto di Caserta
Sette milioni di euro per provare a salvare lo Stadio del Nuoto, ma una domanda continua a pesare sul futuro dello sport casertano: quando riaprirà davvero la piscina di via Gallicola? A oltre un anno dalla chiusura, le prospettive di rilancio tornano al centro del dibattito istituzionale, ma per atleti, società sportive e famiglie la priorità resta una sola: passare dalle parole ai fatti. La visita del ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, dello scorso 16 ottobre ha riacceso i riflettori su una vicenda che si trascina da troppo tempo. Sul tavolo c’è un progetto di riqualificazione da circa sette milioni di euro e la necessità, per la Provincia di Caserta, di reperire le risorse indispensabili per realizzarlo. Un investimento importante, che potrebbe restituire funzionalità a una struttura fondamentale per il territorio. Ma, al momento, il finanziamento resta il passaggio decisivo da superare. E proprio qui si concentra il problema. Perché un progetto, per quanto ambizioso, non riempie le vasche, non riporta gli atleti ad allenarsi e non restituisce alle famiglie un servizio che manca ormai da mesi. Senza risorse certe, tempi definiti e un cronoprogramma pubblico, il rischio è che anche questa nuova fase si traduca nell’ennesima attesa.Una piscina chiusa e tante domande senza rispostaLo Stadio del Nuoto ha sospeso le attività il primo aprile 2025, dopo l’emergere di criticità legate alla sicurezza, tra cui la mancanza del certificato di prevenzione incendi. Da allora, una delle principali strutture sportive della città è rimasta fuori servizio, costringendo società e frequentatori a cercare alternative. Il problema non riguarda soltanto una piscina. Parliamo di un impianto che ospitava corsi, nuoto agonistico, pallanuoto, attività in palestra e percorsi riabilitativi. Una struttura che, secondo i dati diffusi prima della chiusura, arrivava ad accogliere fino a 700 accessi al giorno. Dietro questi numeri ci sono bambini che devono imparare a nuotare, ragazzi che praticano sport a livello agonistico, famiglie che organizzano la propria quotidianità attorno agli allenamenti e persone che utilizzano l’acqua per attività motorie e riabilitative. La chiusura ha imposto trasferimenti verso altri impianti, spostamenti più lunghi e difficoltà organizzative. Non tutti, inoltre, possono permettersi di raggiungere piscine fuori città o sostenere eventuali costi aggiuntivi. Il risultato è che la mancanza di una struttura pubblica finisce per limitare concretamente le possibilità di praticare sport.Sette milioni: adesso bisogna trovare i soldiDopo il sopralluogo di Abodi, il tema centrale è diventato il reperimento dei finanziamenti. La Provincia, guidata dal presidente Anacleto Colombiano, è chiamata a individuare una soluzione economica che consenta di procedere con gli interventi. Il confronto con il Governo e il possibile coinvolgimento di Sport e Salute possono rappresentare strumenti da approfondire, ma occorre capire quali risorse siano effettivamente disponibili, attraverso quali canali e con quali scadenze. Non basta parlare di un investimento da sette milioni. Servono indicazioni precise sulla copertura finanziaria, sulle procedure amministrative, sull’affidamento dei lavori e sui tempi previsti per completare la riqualificazione. Sono queste le informazioni che cittadini e società sportive hanno diritto di conoscere. Perché una cifra inserita in un progetto non equivale a un finanziamento assegnato, così come una disponibilità istituzionale non coincide con l’apertura di un cantiere. La visita del ministro ha riportato la questione all’attenzione nazionale. Adesso, però, la fase delle interlocuzioni deve produrre risultati verificabili.Il protocollo con la Federazione non basta senza il cantiereNel dicembre 2025 la Provincia aveva sottoscritto un protocollo d’intesa con la Federazione Italiana Nuoto, con l’obiettivo di ricevere supporto tecnico e individuare gli interventi necessari al recupero dell’impianto. Un passaggio utile sul piano progettuale, ma che da solo non risolve il nodo economico. Per restituire la piscina alla città occorre completare l’iter, garantire la sicurezza della struttura e assicurare che i lavori siano sostenuti da risorse adeguate. C’è poi un altro aspetto che non può essere lasciato in secondo piano: la gestione futura. Riaprire non deve significare ritrovarsi, dopo qualche anno, davanti a nuovi problemi strutturali o finanziari. Occorre programmare manutenzione, costi energetici, personale e attività sportive, definendo un modello capace di garantire continuità nel tempo. Anche su questo fronte sarebbe importante conoscere quali soluzioni l’amministrazione intenda adottare.Il paradosso delle piscine chiuseLa situazione dello Stadio del Nuoto è ancora più difficile da accettare se si considera che anche la piscina comunale di Caserta è chiusa dal 2021. Due impianti fuori servizio significano meno opportunità per praticare sport, meno spazi per le società e una maggiore difficoltà per le famiglie che cercano attività accessibili sul territorio. Il rischio è che a pagare il prezzo più alto siano proprio coloro che hanno meno possibilità di spostarsi altrove. Lo sport non è soltanto competizione: è educazione, salute, inclusione e socialità. Quando mancano le strutture, a essere penalizzati sono soprattutto i giovani e le persone che utilizzano queste attività come parte del proprio percorso di crescita o di recupero motorio. Per questo la vicenda non può essere considerata esclusivamente una questione tecnica o contabile. È anche una questione di servizi pubblici e di opportunità offerte alla comunità.Ora servono date, impegni e responsabilitàLa riqualificazione dello Stadio del Nuoto può rappresentare un’occasione importante per Caserta, ma la credibilità del percorso si misurerà sui risultati. La città ha bisogno di sapere quando saranno reperiti i fondi, quando partiranno i lavori e quale sia la prospettiva realistica per la riapertura. Al momento, non risulta definita una data certa per l’inizio del cantiere né per il ritorno alle attività. È quindi necessario evitare promesse che non siano accompagnate da scadenze verificabili. La Provincia deve chiarire lo stato della progettazione e della ricerca dei finanziamenti. Il Governo può contribuire a individuare gli strumenti disponibili. La Federazione Italiana Nuoto può offrire competenze tecniche. Ma il percorso deve tradursi in un piano concreto, con passaggi pubblici e aggiornamenti trasparenti. Caserta non ha bisogno di un’altra stagione di attese. Ha bisogno di una piscina funzionante. I sette milioni indicati per il progetto rappresentano una prospettiva di rilancio, ma la vera svolta arriverà soltanto quando alle dichiarazioni seguiranno le risorse, ai progetti i lavori e ai lavori una data di riapertura. Fino a quel momento, lo Stadio del Nuoto resterà il simbolo di una promessa ancora da mantenere. E per chi aspetta di tornare in acqua, il tempo degli annunci è già durato abbastanza.
