Si conclude con la prescrizione del reato la lunga vicenda giudiziaria relativa all’incidente mortale verificatosi il 23 settembre 2015 sull’autostrada A3 Napoli-Pompei-Salerno. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna emessa nei confronti del conducente dell’autocarro coinvolto nell’investimento mortale di un operaio, dichiarando estinto il reato per intervenuta prescrizione.
La tragedia si consumò al chilometro 7+200 dell’autostrada, durante un intervento di manutenzione delle recinzioni stradali. A distanza di anni dai fatti, la decisione della Suprema Corte ha determinato la conclusione del procedimento penale, con un esito diverso rispetto a quello dei precedenti gradi di giudizio.
Il giorno dell’incidente, una squadra di operai specializzati della società K S S.r.l. era impegnata nelle attività di manutenzione ordinaria delle reti di recinzione autostradali. Gli addetti si trovavano a bordo di un autocarro Iveco utilizzato per raggiungere il punto in cui eseguire l’intervento.
Dopo aver superato il tratto interessato dai lavori, il conducente, Tommaso Fabozzi, decise di procedere in retromarcia per tornare indietro. La manovra venne avviata inizialmente sulla corsia di emergenza, per poi proseguire sulla corsia di marcia a lento scorrimento.
Nel frattempo, uno degli operai si era allontanato a piedi con il compito di segnalare la presenza del mezzo e la manovra agli automobilisti in arrivo. Anche il collega identificato con le iniziali G.S., che in precedenza si trovava sul cassone dell’autocarro, scese dal veicolo per contribuire alle operazioni di segnalazione.
La situazione precipitò quando l’autocarro riprese la retromarcia. Il conducente non si accorse della presenza del collega che si trovava a terra, anche a causa delle limitazioni della visibilità riconducibili agli angoli ciechi del veicolo industriale.
Il mezzo investì l’operaio, che venne travolto dalle ruote posteriori. Le lesioni riportate nell’impatto si rivelarono fatali e per l’uomo non ci fu nulla da fare.
L’episodio diede origine a un procedimento giudiziario volto ad accertare le responsabilità per la morte del lavoratore, avvenuta mentre la squadra era impegnata in un’attività di manutenzione lungo un’arteria autostradale.
Il procedimento è arrivato infine all’esame della Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sulla sentenza di condanna emessa nei confronti del conducente.
L’imputato, assistito dall’avvocato Mariarosaria Di Dona, ha visto concludersi il percorso giudiziario con l’annullamento senza rinvio della sentenza d’appello. La Suprema Corte ha infatti dichiarato estinto per prescrizione il reato contestato.
La decisione determina la fine del processo penale, a distanza di oltre dieci anni dall’incidente. L’annullamento della condanna per intervenuta prescrizione non equivale, di per sé, a un’assoluzione nel merito, ma rappresenta la conclusione del procedimento per l’estinzione del reato dovuta al decorso del tempo.
Resta così al centro della vicenda il tragico incidente del settembre 2015, costato la vita a un operaio impegnato in un intervento di manutenzione autostradale, mentre sul piano giudiziario la pronuncia della Cassazione mette fine al procedimento a carico del conducente.
