L’Appia Antica continua a bruciare. Le fiamme divorano la vegetazione, avanzano senza pietà e trasformano un patrimonio naturale e storico in una distesa di cenere. Non stanno bruciando soltanto sterpaglie. Stanno andando in fumo alberi secolari, patrimonio di un territorio che dovrebbe essere protetto e custodito. Ogni albero che cade sotto le fiamme è un pezzo di storia che scompare. Le immagini di questo incendio fanno rabbia. Perché davanti a un fronte di fuoco che continua a distruggere, la domanda è inevitabile: quanto ancora dovrà bruciare prima che qualcuno dia una risposta? Qui non è in gioco soltanto l’ambiente. È in gioco la memoria di un territorio, il paesaggio, la biodiversità e un patrimonio che appartiene a tutti. Se dietro questo disastro ci sarà una mano criminale, chi ha appiccato il fuoco dovrà essere individuato e chiamato a rispondere delle proprie responsabilità. Se invece emergeranno negligenze, omissioni o ritardi, anche queste dovranno essere accertate. Non possiamo aspettare che l’ultimo albero sia ridotto in cenere per accorgerci della gravità di ciò che sta accadendo. L’Appia Antica non può essere lasciata sola davanti alle fiamme. Servono interventi immediati, controlli, prevenzione e risposte. Perché quello che oggi brucia non è semplice vegetazione: è un patrimonio che, una volta perso, non tornerà più. E davanti a una devastazione di queste proporzioni, il silenzio non è più accettabile.
