C’è un luogo a Caserta che dovrebbe raccontare il sacrificio, il coraggio e la memoria di chi ha dato la vita per il Paese. È il Monumento ai Caduti di via Unità Italiana, eretto per ricordare i figli di questa terra che non fecero ritorno dalle guerre. Un simbolo che dovrebbe invitare al raccoglimento e alla riflessione. Dovrebbe. Perché oggi la realtà è ben diversa. Chi passa davanti al monumento si trova di fronte a uno spettacolo che definire indecoroso è persino riduttivo. Marmi e basamenti imbrattati, scritte, sporco, incuria. Un luogo della memoria trasformato in un anonimo angolo di periferia urbana dove il rispetto sembra essere stato cancellato insieme alla manutenzione. Ma il degrado non si ferma all’aspetto estetico. Al calare della sera, l’area diventa spesso punto di ritrovo di gruppi che nulla hanno a che vedere con il ricordo dei Caduti. Bottiglie lasciate a terra, schiamazzi, consumo di alcol e segnalazioni di attività legate allo spaccio hanno finito per cambiare il volto di uno spazio che avrebbe dovuto essere sacro alla comunità. L’ironia più amara è che quel monumento porta nel nome una delle parole più nobili della nostra storia: Unità. Eppure oggi sembra unire soltanto l’indifferenza delle istituzioni e l’inciviltà di chi lo frequenta senza alcun rispetto. Ci si chiede cosa penserebbero quei giovani soldati i cui nomi sono scolpiti sulla pietra nel vedere il luogo dedicato alla loro memoria trasformato in una sorta di salotto all’aperto per bevute notturne e comportamenti che nulla hanno a che vedere con il decoro pubblico. Probabilmente resterebbero increduli nel constatare che il nemico che ha sconfitto il monumento non è stata una guerra, ma l’abbandono. La memoria storica non vive soltanto nelle cerimonie del 4 novembre o nelle corone d’alloro deposte una volta all’anno davanti alle autorità. Vive soprattutto nella cura quotidiana dei luoghi simbolo. Quando questi vengono lasciati al degrado, il messaggio che passa è devastante: il sacrificio di ieri vale meno della distrazione di oggi. E allora la domanda è semplice: possibile che un monumento dedicato ai Caduti debba essere ricordato più per le bottiglie vuote e i graffiti che per la sua storia? Perché se la risposta è sì, il problema non è il monumento. È la città che ha smesso di guardarlo.
