A Casagiove esiste un luogo dove i confini tra “disabilità” e “normalità” sfumano per lasciare spazio al gioco, alla natura e alla condivisione autentica. È il GardenAut, il progetto di punta dell’Associazione AMA (Associazione Michele Autismo), nato da un sogno tanto semplice quanto rivoluzionario: non chiedere ai ragazzi di adattarsi al mondo, ma costruire un mondo capace di accoglierli. Qui l’idea di inclusione ha smesso di essere una parola astratta per farsi terra, gioco e vita quotidiana. È un autentico cambio di paradigma: non sono i “normotipici” ad accogliere, ma è il mondo della “specialità” che si apre a tutti, diventando un modello di civiltà per l’intera comunità che sta ridefinendo il modo in cui guarda alla disabilità. Se solitamente siamo abituati a pensare che siano i “ragazzi speciali” a dover alzare la voce per essere ascoltati o a dover faticare per trovare un posto in un mondo progettato da altri, al GardenAut la prospettiva si ribalta completamente. Qui, è proprio la loro “specialità” a farsi perimetro di accoglienza, trasformando un terreno nato per le necessità dell’autismo in un punto di riferimento per l’intera cittadinanza.
L’idea del GardenAut ha radici profonde. Nasce da Michele e da tutto ciò che l’autismo ha insegnato alla sua famiglia. “Per troppo tempo ho visto famiglie costrette ad adattarsi a luoghi pensati da altri”, racconta Raffaella Famiglietti, presidente di AMA e mamma di Michele. Dalla visione di Raffaella nasce il GardenAut, ma l’obiettivo è andato ben oltre il supporto specifico. La classica lettura del significato del termine “inclusività” si fa in questo luogo rivoluzionaria: non è “creare un ‘mondo a parte’ per proteggere i ragazzi autistici”, ma “costruire un luogo talmente sereno”, strutturato e rispettoso dei tempi umani, al punto da diventare il posto ideale per qualsiasi bambino.
Da qui l’esigenza di creare un terreno comune, un’oasi inclusiva dove bambini e ragazzi possano incontrarsi senza etichette, tra orti, laboratori di cucina e una piccola fattoria abitata dai pony Cookie e Hermione e dalle caprette Luna ed Emanuela. In questo giardino inclusivo, i bambini cosiddetti “normotipici” non entrano come semplici ospiti o piccoli volontari, ma come parte integrante di un ecosistema dove la differenza è la norma. Crescere insieme ai ragazzi dell’associazione AMA diventa per loro un’occasione educativa senza pari: imparano la pazienza, la comunicazione non verbale, il valore dell’attesa e la bellezza della diversità prima ancora che i pregiudizi del mondo adulto possano condizionarli.
Il cuore pulsante di questa visione è il Summer Camp, che si appresta a vivere la sua terza edizione, dal 15 giugno al 17 luglio. In un periodo dell’anno, l’estate, in cui le famiglie caregiver spesso vivono il peso dell’isolamento e della perdita delle routine scolastiche, il GardenAut apre i suoi cancelli. Tra i laboratori di pasticceria, la cura degli animali della fattoria — dai pony alle caprette — e le attività in piscina, avviene il miracolo della quotidianità: bambini dai 6 anni in su, con e senza disabilità giocano, litigano, ridono e imparano insieme. È l’inclusione che non si racconta nei convegni, ma che si vive con i piedi nell’erba. Come sottolineato dall’associazione, l’inclusione vera non è creare mondi separati, ma costruire spazi dove ogni bambino possa avere il proprio posto accanto agli altri.
L’ambizione del GardenAut non si ferma all’infanzia. Il progetto guarda al futuro dei ragazzi, puntando a trasformare l’accoglienza in autonomia lavorativa. Il “Sogno” è la creazione di un Bar Inclusivo che offra formazione e occupazione reale, dimostrando che la comunità non ha bisogno solo di assistere questi ragazzi, ma di beneficiare del loro contributo attivo. Col Bar Inclusivo i ragazzi possono mettere in pratica le competenze acquisite nei laboratori di pasticceria e sentirsi cittadini attivi a tutti gli effetti.
Perché, come recita uno dei motti del giardino, “Al GardenAut non chiediamo ai ragazzi di adattarsi al mondo. Proviamo, ogni giorno, a costruire un mondo che sappia accoglierli”. E in questo mondo nuovo, c’è spazio per tutti. Perché al GardenAut, la vera inclusione non si racconta: si vive ogni giorno tra un sorriso e un abbraccio, sotto il sole di Casagiove.
