Alla Reggia di Caserta un nuovo spazio per la ricerca, la formazione e il dialogo con il territorio. L’intitolazione sarà accompagnata dalla presentazione del volume dedicato a Sant’Angelo in Formis e al contributo dello storico dell’arte alla tutela del patrimonio campano.
La memoria di chi ha costruito la storia della tutela diventa uno spazio per guardare al futuro.
È questo il significato dell’intitolazione a Raffaello Causa della nuova Sala Conferenze della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento. La cerimonia si svolgerà giovedì 24 settembre 2026, alle ore 9.00, al III piano della Reggia di Caserta, sede dell’Istituto.
L’iniziativa coincide con la restituzione alla Soprintendenza di nuovi ambienti, recuperati e destinati alle attività istituzionali e culturali. Non soltanto spazi di servizio, dunque, ma luoghi pensati per ospitare incontri, attività formative, momenti di studio e occasioni di confronto con studiosi, professionisti, istituzioni e comunità del territorio.
La scelta del nome di Raffaello Causa assume, in questo contesto, un valore che va oltre il semplice omaggio. Storico dell’arte, studioso e uomo delle istituzioni, Causa ha rappresentato una figura centrale nella stagione della tutela e della conoscenza del patrimonio storico-artistico della Campania. Legare il suo nome a un nuovo luogo della Soprintendenza significa quindi mettere in relazione l’eredità della tutela con le responsabilità del presente.
Al centro della giornata sarà anche la presentazione del volume “Sant’Angelo in Formis: Raffaello Causa e una nuova stagione di tutela”, dedicato alla basilica e al ruolo che l’attività di Causa ebbe nella sua conoscenza, valorizzazione e conservazione.
Proprio Sant’Angelo in Formis consente di leggere con particolare chiarezza un intreccio culturale destinato a lasciare tracce importanti: quello tra tutela del patrimonio, ricerca storico-artistica e cultura d’impresa.
Negli anni Sessanta la basilica fu infatti al centro di alcune iniziative editoriali promosse da Olivetti, allora protagonista di una particolare idea del rapporto tra cultura, territorio e società. Nel 1966 l’azienda pubblicò un volume dedicato a Sant’Angelo in Formis, realizzato con le fotografie di Georg Gerster e un testo di Raffaello Causa, in una tiratura di 3.000 copie.
Quella pubblicazione rappresenta oggi una testimonianza significativa di un modo di raccontare il patrimonio che non si limitava alla sua conservazione materiale, ma puntava a renderlo conoscibile e partecipe della cultura contemporanea.
Alla stessa stagione appartengono i calendari Olivetti dedicati alla basilica, ulteriori strumenti attraverso i quali l’immagine e la storia di Sant’Angelo in Formis entrarono in un circuito culturale più ampio, mettendo in relazione arte, fotografia, comunicazione e territorio.
È proprio questo legame a fare da filo conduttore con “Matrice Olivettiana. Terra di Lavoro, tracce di un paesaggio operoso”, progetto sostenuto da Il Museo Rigenera – Edizione fotografia, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e inserito nel più ampio quadro del Piano Olivetti per la Cultura.
Il progetto ha inoltre ottenuto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee – Museo Madre, riconoscimento che ne sottolinea la capacità di mettere in relazione patrimonio storico, memoria e linguaggi della contemporaneità.
La vicenda di Sant’Angelo in Formis diventa così una chiave per rileggere la Terra di Lavoro non come una semplice successione di monumenti, ma come un paesaggio costruito nel tempo dall’intreccio tra luoghi, persone, lavoro, cultura e comunità.
Come sottolinea Mariano Nuzzo, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento, l’apertura dei nuovi ambienti rappresenta un investimento sulla funzione pubblica dell’Istituzione:
“Restituire nuovi spazi alla Soprintendenza significa rafforzarne concretamente la capacità di essere aperta, presente e vicina al territorio”.
Nuzzo richiama quindi il significato dell’intitolazione a Causa, individuandovi il riconoscimento del contributo di “uno studioso e di un uomo delle istituzioni” che ha dedicato la propria attività alla conoscenza e alla tutela del patrimonio. L’auspicio è che la nuova Sala possa diventare “un luogo vivo”, destinato alla ricerca, alla formazione, al confronto e alla partecipazione.
Sulla stessa linea l’intervento di Stefano Lanna, Direttore Generale del Piano Olivetti per la Cultura del Ministero della Cultura, secondo il quale rileggere oggi la Terra di Lavoro attraverso l’esperienza olivettiana significa riconoscere nel territorio un sistema di relazioni, memoria e comunità.
L’apertura dei nuovi spazi alla Reggia e la loro intitolazione a Raffaello Causa, osserva Lanna, rappresentano in questa prospettiva il passaggio dalla memoria a una responsabilità contemporanea: creare luoghi nei quali la cultura possa continuare a produrre conoscenza, partecipazione e valore civile.
La giornata del 24 settembre mette dunque insieme due dimensioni apparentemente distanti ma profondamente connesse: la memoria di una stagione della tutela e la necessità di costruire nuovi strumenti per il futuro.
La nuova Sala Conferenze nasce precisamente all’incrocio tra queste due dimensioni. Il nome di Raffaello Causa richiama la storia della conoscenza e della protezione del patrimonio campano; il nuovo spazio, invece, è chiamato a ospitare ciò che quella storia può ancora generare: ricerca, formazione, discussione e nuovi progetti.
Un luogo della memoria, quindi, ma soprattutto un luogo per continuare a fare cultura.
