Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa di Ciro Guerriero
CASERTA – Il paradosso è servito: Ciro Guerriero, candidato che certamente non nasce a sinistra, potrebbe diventare — suo malgrado — uno dei fattori capaci di rendere possibile una vittoria del campo largo alle prossime amministrative casertane.
Non perché Guerriero rappresenti la sinistra. Tutt’altro.
Il punto è un altro: se il centrodestra arriva alle urne diviso, ogni candidatura alternativa può trasformarsi in una mina piazzata sotto il tavolo della coalizione. E a Caserta, dove pochi punti percentuali possono decidere una partita elettorale, la dispersione del voto potrebbe rivelarsi decisiva.
IL “GUERRIERO” CHE FA PAURA A DESTRA
Il vero interrogativo non è quindi soltanto quanto consenso possa raccogliere Guerriero.
È da dove lo prenderà.
Se riuscirà a intercettare una parte dell’elettorato di destra, dell’area civica, degli scontenti e degli elettori che non si riconoscono nei partiti tradizionali, potrebbe sottrarre proprio quei voti che servirebbero al candidato ufficiale del centrodestra per giocarsi la partita fino in fondo.
Ed ecco materializzarsi il paradosso:
il candidato che nasce contro il sistema potrebbe finire per diventare, indirettamente, l’alleato più utile del sistema avversario.
Una sorta di cavallo di Troia elettorale: non entra nelle mura per consegnare la città alla sinistra, ma potrebbe contribuire ad aprire una breccia nel fronte che dovrebbe contenderle la vittoria.
MA IL PROBLEMA È ANCHE DENTRO CASA
Ridurre tutto a Guerriero, però, sarebbe troppo facile.
Il vero problema del centrodestra è la capacità di tenere insieme sensibilità, partiti, liste civiche e pezzi di elettorato che spesso hanno interessi e aspettative differenti.
Perché quando una coalizione si presenta divisa, non basta sommare i voti sulla carta.
Le elezioni non sono un algoritmo.
E soprattutto a livello comunale contano il candidato, le relazioni sul territorio, la credibilità personale e la capacità di parlare agli elettori che normalmente non vanno a votare per appartenenza ideologica.
IL MALCONTENTO CHE NON VA IGNORATO
C’è poi un’altra variabile che il centrodestra farebbe bene a non sottovalutare: il malcontento.
Il governo Meloni ha garantito stabilità politica in una fase internazionale tutt’altro che semplice. Ma la stabilità, da sola, non basta a cancellare le difficoltà quotidiane.
Il costo della vita continua a pesare sulle famiglie. La sicurezza resta una preoccupazione concreta. La burocrazia continua spesso a sembrare un labirinto. E molti cittadini chiedono una politica meno concentrata sugli annunci e più capace di produrre risultati tangibili.
È proprio nello spazio tra promesse e vita reale che possono crescere le candidature antisistema.
E Guerriero prova a occupare quello spazio.
LA PARTITA DI CASERTA SI GIOCA SUL FILO
Per il centrodestra, dunque, la questione non è soltanto: “quanto prenderà Guerriero?”
La domanda davvero interessante è:
“Quanti voti riuscirà a togliere al centrodestra?”
Perché se quei voti saranno sufficienti a impedire alla coalizione di arrivare competitiva al ballottaggio, Guerriero potrebbe ritrovarsi protagonista di un risultato che forse non aveva messo nel conto.
Non come uomo della sinistra.
Ma come variabile impazzita della destra.
E allora il titolo viene quasi da sé:
GUERRIERO, IL “CAVALLO DI TROIA DEL FASCISMO ROSSO”?
Una definizione volutamente paradossale e provocatoria, perché Guerriero non è “fascismo rosso” né rappresenta la sinistra: il gioco di parole serve a descrivere l’assurdità di una candidatura di destra che, attraverso la divisione del proprio campo, potrebbe finire per favorire il campo opposto.
A Caserta, insomma, la guerra non sarà soltanto tra destra e sinistra.
Potrebbe essere soprattutto una guerra dentro la destra.
E in politica, si sa, qualche volta perdere voti dalla propria parte vale molto più che conquistarne dall’altra.
