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Caserta, l’ipocrisia del giorno dopo: servivano due morti per aprire gli occhi?

Giovanna Paolino 24 Agosto 2026
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CASERTA. Ieri, domenica 23 agosto 2026, Caserta ha improvvisamente scoperto il degrado. Ha scoperto la marginalità. Ha scoperto le zone dimenticate della città. Ha scoperto che esistono persone che vivono ai margini, che alcune piazze sono diventate luoghi problematici e che certi angoli del capoluogo sono da tempo terra di nessuno.
Peccato che questa scoperta sia arrivata dopo due morti.
La morte di due persone senza dimora, una nei pressi del Monumento ai Caduti e l’altra in piazza Marconi -Sant’Anna, ha fatto esplodere sui social una gara di indignazione: articoli, video, commenti, denunce, parole accorate.
Tutto giusto. Tutto doveroso.
Ma c’è una domanda che non può essere elusa e che, forse, dovrebbe campeggiare sopra ogni post pubblicato ieri:
servivano davvero due morti per aprire gli occhi?
Il degrado non è comparso ieri
Facciamo un passo indietro.
Quelle zone non sono diventate problematiche domenica 23 agosto. Non sono comparse dal nulla le situazioni di degrado, marginalità, incuria e insicurezza.
Erano già lì.
Sotto gli occhi dei residenti.
Sotto gli occhi dei cittadini.
Sotto gli occhi di chi amministra.
E, soprattutto, sotto gli occhi di chi aveva già avuto il coraggio di raccontarle.
La tragedia non ha creato il problema.
Lo ha semplicemente reso impossibile da ignorare.
Ed è questa la parte più amara: a Caserta sembra esserci una pericolosa abitudine a svegliarsi soltanto quando il problema diventa emergenza e ad accorgersi dell’emergenza soltanto quando arriva la tragedia.
Prima, invece, silenzio.
Piazza Marconi – Sant’Anna: qualcuno lo aveva già raccontato


A titolo di cronaca, perché la memoria a volte è corta e gli archivi invece no, è doveroso ricordare che Radio Caserta TV aveva già acceso i riflettori sulla situazione di piazza Sant’Anna.
La sottoscritta, insieme alla collega Arianna Carrino, ha realizzato due video sulla situazione della piazza: il primo circa un anno fa e il secondo, recentissimo, pubblicato il 3 agosto 2026, proprio nel corso delle celebrazioni della Festa di Sant’ Anna.


Non dopo la tragedia.
Prima.
Quando ancora si poteva intervenire senza dover contare i morti.
Le telecamere avevano raccontato ciò che accadeva. Le immagini erano lì. La situazione era stata documentata e portata all’attenzione dell’opinione pubblica.
Eppure non abbiamo assistito alla stessa mobilitazione.
Nessuna grande ondata di indignazione.
Nessuna gara a prendere posizione.
Nessuna improvvisa scoperta.
Poi è improvvisamente arrivato il morto.
E improvvisamente tutti hanno visto.
Strano.
Anche il parcheggio IV Novembre non era un mistero
La memoria, però, va esercitata anche sul parcheggio IV Novembre e sull’area antistante.
Durante l’inverno appena trascorso, sempre Radio Caserta TV, con un servizio realizzato dal collega Armando Serpe, aveva documentato condizioni di incuria e degrado.


Anche lì non serviva un investigatore.
Bastava guardare.
Le immagini parlavano.
Il problema era evidente.
Ma evidentemente non abbastanza urgente.
Perché a quanto pare, in questa città, una segnalazione non vale quanto una tragedia.

Ed eccoci al punto.
Chi ha deciso che il degrado fosse tollerabile fino a quando non è diventato dramma?
Perché una piazza trascurata non è soltanto una brutta cartolina.
Un parcheggio abbandonato non è soltanto un problema di decoro.
Un’area poco illuminata e lasciata senza controllo non è semplicemente un luogo brutto da vedere.
Il degrado produce conseguenze.
Quando uno spazio pubblico viene abbandonato, lentamente viene abbandonato anche dai cittadini.
Le famiglie lo frequentano meno. Le persone perbene si allontanano. Il controllo sociale si indebolisce. E quello spazio rischia di diventare terreno fertile per marginalità, conflitti, illegalità e insicurezza.
Non è una condanna per chi vive in strada.
E sarebbe vergognoso trasformare questa vicenda in una guerra contro i più fragili.
Ma è altrettanto sbagliato far finta che il problema non esista.

C’è una cosa che la politica dovrebbe capire una volta per tutte:
la bellezza urbana non è un lusso per cittadini viziati. È una forma di prevenzione.
Una piazza illuminata, pulita, curata e frequentata comunica presenza.
Un luogo abbandonato comunica assenza.
Una città che cura i propri spazi dice: qui ci siamo.
Una città che li lascia marcire dice esattamente il contrario.
Ecco perché manutenzione, illuminazione, pulizia, sicurezza, riqualificazione e presenza istituzionale non sono capitoli separati.
Sono pezzi dello stesso puzzle.
E quando mancano tutti insieme, il risultato non è soltanto una città più brutta.
È una città più fragile.
E i senza dimora?
Anche qui bisogna essere chiari.
Le persone senza dimora non sono spazzatura urbana da spostare da una piazza all’altra.
Sono persone.
Hanno storie, fragilità, solitudini, dipendenze, fallimenti, drammi personali.
E proprio per questo hanno bisogno di essere prese in carico.
Servono servizi sociali efficienti. Strutture. Assistenza. Percorsi di recupero e reinserimento. Presenza sul territorio.
Ma contemporaneamente i cittadini hanno diritto a vivere in luoghi sicuri, puliti e dignitosi.
Non è una guerra tra poveri. È il dovere di una città di occuparsi di tutti.
E le istituzioni dov’erano?
Questa è la domanda più scomoda.
Se una situazione viene segnalata, perché non si interviene?
Se una piazza manifesta criticità da mesi o anni, perché si aspetta che esploda?
Se un servizio giornalistico mostra il degrado, perché non viene considerato un campanello d’allarme?
Perché bisogna sempre rincorrere il problema invece di anticiparlo?
La politica non dovrebbe essere il pronto soccorso delle emergenze che non ha saputo prevenire.
Dovrebbe essere la medicina della prevenzione.
Perché dopo una tragedia si possono fare conferenze stampa, dichiarazioni, sopralluoghi, post e promesse.
Ma una vita perduta non torna indietro.
Ieri tutti indignati. E domani?
Questa è la vera scommessa.
Ieri Caserta ha aperto gli occhi.
Adesso vediamo quanto durerà.
Perché l’indignazione da social ha vita breve. Oggi riempie le bacheche, domani viene sostituita da un’altra notizia.
Il rischio è che tra qualche settimana piazza Marconi – Sant’Anna torni a essere soltanto una piazza.
Che il parcheggio IV Novembre torni a essere soltanto un parcheggio.
Che il degrado torni a essere invisibile.
Fino alla prossima tragedia.
E allora le domande restano tutte sul tavolo:
Perché ieri si sono indignati tutti?
Perché le segnalazioni precedenti non sono bastate?
Perché le istituzioni non hanno agito prima?
E soprattutto:
Perché a Caserta bisogna aspettare che qualcuno muoia affinché tutti si accorgano di ciò che era già sotto gli occhi di tutti?
La vera civiltà non si misura dal numero di articoli pubblicati dopo una tragedia.
Non si misura dal numero di video condivisi.
Non si misura dalla quantità di indignazione espressa quando ormai è troppo tardi.
Si misura da ciò che una città fa prima che accada l’irreparabile.
Caserta non ha bisogno di svegliarsi ogni volta che qualcuno muore.
Ha bisogno di restare sveglia.
E soprattutto ha bisogno di smettere di considerare normale ciò che normale non è.
Perché il degrado non è una fatalità.
L’abbandono non è un destino.
E l’indifferenza, quando diventa sistema, rischia di essere la più pericolosa delle emergenze.

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