Stadio Del Nuoto, Caserta
C’è un’immagine che vale più di mille dichiarazioni: una nuotatrice casertana sale sul gradino più alto del podio ai Giochi del Mediterraneo, mentre nella sua città lo Stadio del Nuoto resta chiuso. È la storia di Noemi Cesarano, 23 anni, atleta tesserata per Marina Militare e Time Limit e seguita da Andrea Sabino, che a Taranto ha conquistato la medaglia d’oro nei 1500 metri stile libero con il tempo di 16’08”39. Un risultato straordinario, che assume però un significato ancora più amaro se rapportato alla situazione degli impianti sportivi casertani.
Oro a Taranto, allenamenti lontano da Caserta
Cesarano ha migliorato il precedente limite personale di 16’16”27, realizzato al Settecolli, e ha preceduto la greca Artemis Vasilaki, argento in 16’22”15. Sul podio è salita anche la sorella gemella Antonietta Cesarano, bronzo nei 400 stile libero con 4’13”17. Due atlete casertane ai vertici del nuoto internazionale. Due ragazze che continuano a rappresentare l’Italia e il territorio nonostante una condizione che dovrebbe far riflettere: per allenarsi non possono contare sulla piscina olimpionica della propria città. La preparazione delle gemelle si svolge infatti tra Napoli, alla piscina Scandone, e altre strutture del territorio dotate di vasche più piccole. E qui emerge il paradosso.
Una campionessa, ma nessuna piscina olimpionica
Caserta può vantare un’atleta capace di vincere un oro ai Giochi del Mediterraneo, ma non riesce a offrirle una struttura adeguata nella propria città. Lo Stadio del Nuoto di Caserta è chiuso da anni. Una struttura nata per rappresentare un punto di riferimento per lo sport cittadino e per il nuoto agonistico è diventata invece il simbolo di una delle tante occasioni perse. Non è soltanto una questione di impianto sportivo. È una questione di politica sportiva, programmazione e rispetto per chi pratica sport. Perché mentre Noemi Cesarano migliora i propri tempi, affronta trasferte e si allena lontano da casa, Caserta continua a fare i conti con una piscina che non è disponibile per i suoi cittadini e per i suoi giovani atleti.
L’oro di Noemi rende ancora più evidente il problema
Il successo di Taranto dovrebbe essere celebrato senza riserve. Ma proprio perché è una vittoria casertana, dovrebbe anche diventare l’occasione per porre una domanda precisa: quanto sarebbe diverso il percorso di tanti giovani nuotatori se Caserta avesse un impianto pubblico funzionante e adeguato? Non tutti hanno la possibilità, la determinazione o le risorse per spostarsi continuamente a Napoli per allenarsi. E il rischio è che, in assenza di strutture, molti ragazzi semplicemente smettano prima ancora di poter scoprire il proprio talento. Noemi Cesarano ce l’ha fatta. Ha vinto un oro ai Giochi del Mediterraneo. Ma la sua medaglia non dovrebbe essere utilizzata per nascondere il problema: dovrebbe renderlo ancora più evidente.
Caserta applaude la campionessa, ma adesso servono risposte
La città può e deve essere orgogliosa di Noemi e Antonietta Cesarano. Il loro risultato porta il nome di Caserta sul palcoscenico internazionale. Ma l’orgoglio non basta. Servono tempi, responsabilità e risposte concrete sul futuro dello Stadio del Nuoto. Servono informazioni chiare sul progetto, sulle risorse necessarie, sugli interventi previsti e soprattutto sulla data in cui l’impianto potrà tornare realmente a disposizione degli sportivi. Perché non è normale che una città possa festeggiare una propria campionessa olimpionica e internazionale mentre i giovani che vorrebbero seguirne le orme devono andare altrove per trovare una piscina. Noemi Cesarano ha fatto la sua parte. Ha nuotato, ha combattuto e ha vinto. Ora tocca alle istituzioni dimostrare che Caserta vuole davvero essere una città dello sport. L’oro di Taranto è una festa. Ma lo Stadio del Nuoto chiuso resta una vergogna che non può più essere ignorata.
