Un miliardo all’edilizia sociale, con destinazione prioritaria al “service housing”, cioè gli alloggi dei lavoratori.
Nel Piano Casa del governo Meloni,
dovrebbe entrare lo strumento finanziario che consentirà, attraverso Cassa depositi e prestiti, di impiegare i fondi in arrivo dall’ultima rimodulazione del Pnrr: saranno usati per un “elemento strategico” in un programma per il contrasto all’emergenza abitativa.
La norma autorizza la Cdp a costituire un patrimonio destinato denominato “Patrimonio casa”, con l’obiettivo di sostenere iniziative di edilizia sociale o convenzionata.
Viene, quindi, creato uno strumento finanziario che dovrebbe contenere risorse per un miliardo; inoltre solo
200 milioni di euro saranno convogliati sull’efficientamento delle case popolari.
Le iniziative di questo fondo passeranno anche da operazioni di recupero, rifunzionalizzazione, sostituzione edilizia e riqualificazione energetica.
La destinazione finale dovrebbe essere il Fondo nazionale dell’abitare (FNA),
un fondo comune di investimento immobiliare dedicato all’edilizia residenziale a prezzi accessibili.
In riferimento a questi ulteriori emendamenti promossi nell’ambito
del PIANO CASA 2026, che mira a costruire “100mila tra alloggi popolari e alloggi a prezzi calmierati nei prossimi 10 anni”, l’Edilizia popolare e l’Housing sociale “dovrebbero” risultare due “pilastri” su cui si regge l’intero provvedimento.
AVANTI PSI – dichiara E.Ziello componente della direzione nazionale- alla luce di questi ultimi emendamenti alla legge di conversione del “Decreto”, rimarca anche stavolta una visione “selettiva” ed a tratti “miope” del governo Meloni sul “diritto alla casa” per il quale invece i Socialisti si sono esposti gia’ in passato con proposte serie ed attualizzabili.
La visione dell’attuale governo, in particolare sull’Housing sociale,
con “il varo di un pacchetto valore di 3,6 miliardi di euro per la creazione di nuovi alloggi a canone calmierato”, dimentica – rimarca Ziello-un problema concatenato, quale quello relativo alla regolarizzazione edilizia
di tanti immobili abusivi o realizzati in totale o parziale difformità ai Piani Urbanistici Comunali, presenti particolarmente nella provincia di Napoli e Caserta e che potrebbero essere “utilizzati” invece nell’ambito di una “rigenerazione urbana”,
ovviamente dopo una legittimazione
del patrimonio edilizio esistente.
Così è possibile favorire “il recupero degli edifici” anziché creare un nuovo consumo
di suolo.
Oggi sono circa 100.000 gli immobili abusivi e quelli realizzati in parziale o totale difformità, presenti in Campania
e censiti soprattutto nella zona che collega l’area di Napoli Nord con l’Agro Aversano in provincia di Caserta.
AVANTI PSI -ribadisce E. Ziello- intende preoccuparsi di tutelare esclusivamente quelle famiglie che oggi vivono il dramma della perdita della prima casa, proponendo un rilancio più funzionale dell’Housing Sociale, un rilancio delle ERS, oltre che delle ERP, già consolidate, dando maggiore potere di gestione agli Enti locali.
L’Housing sociale, come “piano casa”, può rappresentare una soluzione non solo come realizzazione di “nuovi immobili”, ma dando invece la possibilità ai Comuni di acquisire i manufatti abusivi esistenti,
e procedere alla rinegoziazione o locazione degli stessi con prezzi accessibili e calmierati, dando priorità ai vecchi proprietari, ma offrendo comunque un servizio di “supporto sociale” per intere comunità.
I Comuni quindi non dovranno solo essere assegnatari dei fondi dedicati alla riqualificazione degli immobili inagibili,
ma deveno esser messi nelle condizioni, con l’utilizzo materiale di queste “case popolari”, di “superare” di fatto anche il problema dell’abusivismo edilizio.
In questo modo -conclude Ziello- si possono raggiungere contestualmente due risultati importanti: combattere il dramma sociale di tante famiglie, garantendo loro il “diritto alla casa” e contrastare l’esclusione abitativa nelle aree urbane dove i costi degli alloggi sono cresciuti ulteriormente.
Il PIANO CASA deve sicuramente mirare ad ottenere “un impatto nazionale” in ambito sociale ed edilizio, ma non si possono continuare a dimenticare oltre 100.000 famiglie in una area difficile della Campania, che attendono oramai da anni una soluzione ai loro drammi.
Le leggi applicabili e le possibilità amministrative ci sono.
Una ulteriore sburocratizzazione è opportuna.
I cittadini napoletani e casertani non devono e non possono più attendere.
