Alla Reggia di Caserta il patrimonio diventa motore di sviluppo
Si conclude domani, 30 settembre, la due-giornate di formazione “Cultura che Genera Valore: Politiche, Impatto e Sviluppo per il Made in Italy”, promossa dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento in collaborazione con la Direzione Generale Risorse Umane e Organizzazione. L’appuntamento, ospitato nella Sala Conferenze “Raffaello Causa” della Soprintendenza, nel complesso della Reggia di Caserta, ha messo al centro il rapporto tra patrimonio culturale, competenze, ricerca, imprese e territorio.
La prima giornata, quella di oggi martedì 29 settembre, ha affrontato il tema “Dal Patrimonio al Futuro”, partendo dalla necessità di guardare alla cultura non soltanto come qualcosa da tutelare, ma anche come una risorsa capace di generare conoscenza, creatività, competenze e nuove opportunità per i territori. Un percorso che la Soprintendenza aveva già avviato nei mesi scorsi con il seminario “Competenze per il Made in Italy: cultura, creatività e sviluppo”, dedicato al rapporto tra patrimonio culturale, design, innovazione e sviluppo territoriale. Ad aprire i lavori è stato il Soprintendente Mariano Nuzzo, con una interessante riflessione sul tema “Cultura che genera valore: Politiche, Impatto e Sviluppo per il Made in Italy”. La giornata ha quindi messo a confronto istituzioni, università e professionalità impegnate in diversi ambiti della tutela e della valorizzazione, con l’obiettivo di leggere il patrimonio culturale anche nella sua capacità di incidere sui processi di sviluppo locale. Particolare attenzione è stata dedicata all’architettura e al territorio, con gli interventi di Ornella Zerlenga, Luisa Parisi e Angela Palumbo, chiamate ad approfondire rispettivamente il ruolo dei patrimoni tutelati come opportunità di sviluppo territoriale, i processi di rigenerazione urbana e il rapporto tra cultura, comunità e territorio. Il programma ha poi attraversato la cultura industriale, l’archeologia, le manifatture d’arte e le produzioni tradizionali, fino ad arrivare alla ceramica del Sannio e al caso di Cerreto Sannita, dove tradizione e innovazione rappresentano due dimensioni complementari. Un filo conduttore, dunque, che ha attraversato epoche e settori diversi, dalla cultura industriale del caso Olivetti alle manifatture d’arte legate all’archeologia, fino alla ceramica sannita. Una lettura ampia del Made in Italy, che non viene ricondotto esclusivamente al prodotto finale, ma alle competenze, ai luoghi, ai saperi e alle comunità che ne costituiscono la matrice.
Domani, mercoledì 30 settembre, la seconda e conclusiva giornata sposterà il focus su formazione, ricerca, scuola e imprese. Il programma prevede due sessioni: la prima, “Sistema formativo: leva strategica”, sarà dedicata al rapporto tra formazione, ricerca, competenze e Made in Italy. Al centro ci saranno quindi le competenze necessarie alla valorizzazione del Made in Italy, il rapporto tra università e territorio, le politiche pubbliche per la tutela e la valorizzazione delle produzioni italiane e il ruolo della scuola. Tra gli interventi figurano quelli di Alessandra Cirafici, Ornella Cirillo, Marco Calabrò e Roberto Papa, dirigente scolastico dell’Istituto di Istruzione Superiore Mattei Ferraris di Caserta, istituto che annovera anche l’indirizzo “Industria e artigianato per il Made in Italy – Settore Moda e Costume”, ultimamente al centro di una serie di manifestazioni cittadine promosse dal Comitato per il ripristino dell’edificio scolastico di via Settembrini. La seconda sessione, intitolata “Eccellenze d’impresa”, porterà invece direttamente al centro del confronto il patrimonio produttivo e imprenditoriale del territorio, attraverso alcune esperienze concrete. Saranno presentate le realtà della Casa del Made in Italy della Campania, del Centro Orafo Oromare, della Sanleuciosetaitaly e dell’Antica Distilleria Petrone, affrontando temi che spaziano dall’arte orafa alla tradizione serica, fino al rapporto tra impresa, territorio, autenticità e produzioni storiche. È proprio nel dialogo tra questi mondi che si trova il senso dell’iniziativa. La tutela del patrimonio viene infatti messa in relazione con la formazione e la ricerca, mentre scuola, università e imprese vengono chiamate a confrontarsi su come trasformare conoscenze e identità territoriali in nuove possibilità di sviluppo. «Con queste due giornate vogliamo proporre una riflessione che superi l’idea del patrimonio come realtà esclusivamente da conservare e lo riconosca anche come una straordinaria infrastruttura culturale capace di generare conoscenza, competenze, creatività e nuove opportunità per i territori», ha sottolineato il Soprintendente Mariano Nuzzo. Nel suo intervento, Nuzzo ha evidenziato come il Made in Italy non nasca soltanto nelle imprese o nei prodotti, ma anche nei luoghi, nei paesaggi, nelle architetture, nella sapienza e cultura locali e nelle comunità.
La giornata conclusiva di domani completerà così il percorso avviato oggi: dalla riflessione sul patrimonio e sulla sua capacità di diventare risorsa territoriale si passerà alle competenze, alla formazione e alle esperienze produttive. Due prospettive differenti ma strettamente collegate, attraverso le quali la Soprintendenza intende mettere in relazione memoria e innovazione, tutela e valorizzazione, formazione e lavoro, patrimonio e sviluppo sostenibile. L’iniziativa, aperta anche al pubblico, è inoltre trasmessa in diretta streaming attraverso il “Portale dei Corsi del MiC”, ampliando così la possibilità di partecipazione a un appuntamento che punta a costruire un confronto interdisciplinare sul futuro del patrimonio culturale e produttivo dei territori di Caserta e Benevento.
