Il 10 ottobre al Parco della Legalità una giornata di confronto, testimonianze, associazioni, informazione e spettacolo. Guida: «La comunità è più avanti della politica». Perfetto: «Non è una questione di accettazione, ma di empatia umana». Turco: «Siamo partiti da un muro che parlava d’amore e oggi arriviamo a una piazza che parla di libertà»
Ci sono comunità che scelgono semplicemente di organizzare un evento. E poi ci sono comunità che provano a trasformare un appuntamento in un’occasione per guardarsi negli occhi, ascoltarsi e provare a lasciare fuori dalla porta il peso del pregiudizio. È questo il senso di “Fuori dall’Ombra – Cesa Arcobaleno”, l’iniziativa promossa dall’Amministrazione comunale di Cesa e dalla consigliera Stella Perfetto, delegata alle Pari Opportunità, in programma il 10 ottobre 2026 al Parco della Legalità. Una giornata pensata per parlare di orientamento sessuale, identità di genere, inclusione e discriminazione, ma soprattutto per creare uno spazio nel quale le persone possano incontrarsi. Ci saranno associazioni, professionisti, testimonianze, momenti di approfondimento, attività per i bambini, teatro, una mostra fotografica e musica. Un progetto che, nelle parole dei suoi promotori, nasce dalla convinzione che l’inclusione non sia una formula da pronunciare, ma qualcosa che si costruisce attraverso l’ascolto e la capacità di non lasciare nessuno solo.
Guida: «Non sarà la classica manifestazione»

A raccontare il percorso che ha portato alla nascita di “Cesa Arcobaleno” è il sindaco Enzo Guida.
«L’idea era stata proposta da Stella durante l’estate – racconta – e, a dispetto di quello che si può immaginare, non sarà la classica manifestazione che siamo abituati a vedere. Sarà soprattutto un momento di approfondimento, affrontato con soggetti che hanno competenze specifiche». Il programma nasce infatti con l’obiettivo di mettere insieme informazione e partecipazione. «Vogliamo far conoscere alle persone che esistono strutture sanitarie, specialisti e associazioni che possono offrire supporto – spiega Guida – soprattutto perché conosciamo anche esperienze locali di famiglie che hanno avuto difficoltà a gestire la situazione quando un figlio ha comunicato la propria omosessualità o ha intrapreso un percorso legato alla propria identità di genere». Una particolare attenzione sarà quindi dedicata alle famiglie, alle loro domande e anche alle loro difficoltà. «Ci sono state vicende in cui ragazzi sono stati allontanati dal proprio nucleo familiare. Per questo abbiamo coinvolto associazioni che possano offrire sostegno. Ci sarà anche il nostro parroco, don Giuseppe Schiavoni, che è psicologo e parteciperà ai momenti di approfondimento». Il punto di partenza, per il sindaco, è provare a togliere il tema dalla dimensione del tabù. «Non dobbiamo parlare di un aspetto che va emarginato. È una questione che va affrontata con la massima naturalezza possibile e con apertura. Può esserci vergogna, può esserci timore, ma questo non deve accadere». E anche la festa avrà il suo spazio. «Il tema è serio, ma vogliamo alternare i momenti di confronto a un momento di festa. Una tematica importante può anche assumere, a un certo punto, un connotato meno pesante. Questo è il mix che abbiamo immaginato». «La comunità è più avanti della politica» In un piccolo Comune un’iniziativa del genere può inevitabilmente suscitare reazioni diverse. Guida racconta di aver percepito anche qualche perplessità. «Ho notizia che qualcuno nel mondo politico abbia storto un po’ il naso – racconta – forse anche a causa di una comunicazione iniziale molto veloce e generica. Abbiamo voluto creare anche un po’ di curiosità». Ma è soprattutto la risposta delle persone ad aver colpito il sindaco. «Io credo sempre una cosa: il cittadino è spesso un passo più avanti rispetto alla politica. Nel momento in cui abbiamo dato notizia della manifestazione abbiamo ricevuto riscontri positivi da tantissime persone». E forse proprio qui si trova uno dei significati più profondi dell’iniziativa: creare un luogo nel quale chi vive una difficoltà possa non sentirsi solo. «Credo che ci saranno persone che verranno proprio per trovare anche un conforto». Il sindaco parla di famiglie che ancora oggi possono trovarsi senza strumenti davanti alla scelta di un figlio. «Ci sono famiglie che non sanno come gestire la questione: “Mio figlio è omosessuale”, “mia figlia è lesbica”, “non so come affrontare questa situazione”. Ci sono tanti tabù, ma al tempo stesso c’è anche tanta voglia di affrontare l’argomento in maniera visibile e pubblica». E individua proprio nel pregiudizio quell’“ombra” che la comunità è chiamata a superare. «A volte diciamo sottovoce: “Lo sai, quella convive con tizia”, oppure “sai, tizia si è messa con Caio”. Viene sempre detto sottovoce. Io credo invece che sia arrivato il momento di confrontarsi a viso aperto su un tema del genere».
Stella Perfetto: «Io sono per l’amore»

Da questa esigenza nasce anche l’impegno di Stella Perfetto, delegata alle Pari Opportunità e anima del progetto. Per lei tutto parte da una parola semplice: amore. «Per me bisogna rispettare l’amore in quanto tale. Ognuno può liberamente fare quello che vuole, nel rispetto delle regole e degli altri. Io sono per l’amore». Una convinzione che Perfetto racconta di aver portato anche nella propria famiglia, cercando di trasmettere ai suoi tre figli il valore dell’apertura. «Quando erano piccoli raccontavo loro delle favole e dicevo: qualsiasi cosa mi portate a casa, femmina o maschio, l’importante è che piaccia a voi». È da questa sensibilità personale che è nata la volontà di trasformare un principio in un progetto rivolto all’intera comunità. «In un piccolo Comune bisogna trovare il modo giusto per parlare». E il modo scelto è quello di mettere insieme linguaggi diversi: confronto, testimonianze, associazioni, attività per i bambini, teatro, fotografia e musica. «Non è una questione di accettazione» Ma c’è una parola che Perfetto non vuole mettere al centro: “accettazione”. «Vorrei che ci fosse partecipazione, per poter capire con mano e con il cuore che qui non è una questione di accettazione, ma semplicemente di empatia umana». Il concetto si allarga a ogni forma di diversità. «Il rispetto deve esserci indipendentemente dall’orientamento sessuale, se una persona è su una carrozzina, dal contesto sociale in cui vive o dalla razza». Non si tratta quindi soltanto di organizzare una giornata, ma di provare ad aprire una breccia nella quotidianità. «Mi piacerebbe che ci fosse più apertura mentale. Anche se una piccola fetta della popolazione iniziasse a capire che alla base di tutto c’è il rispetto, sarebbe già qualcosa». Per i bambini è stato pensato anche un momento particolare con Priscilla, interpretata da Mariano Gallo, che proporrà storie e favole inclusive. Perché il rispetto, secondo Perfetto, può essere raccontato anche attraverso il linguaggio semplice delle favole, iniziando dai più piccoli per arrivare agli adulti. E c’è un’immagine che racchiude il suo desiderio più grande. «Mi piacerebbe che quella persona venisse al Pride e guardasse l’evento con gli occhi di un bambino. Perché i bambini, a differenza nostra, hanno una qualità maggiore: sanno guardare con gli occhi del cuore».
Francesco Maria Turco: «I giovani non devono essere spettatori»

Se il presente della manifestazione passa dalle Pari Opportunità, il futuro passa inevitabilmente dai giovani. Nel progetto è stato coinvolto il Forum Giovani, con il supporto del consigliere comunale Francesco Maria Turco, delegato alle Politiche Giovanili. Per Turco, la partecipazione delle Politiche Giovanili a “Cesa Arcobaleno” è quasi la naturale prosecuzione di un percorso iniziato già negli anni scorsi. «Per me è stato un coinvolgimento quasi naturale, perché Cesa Arcobaleno non nasce dal nulla. È il risultato di un percorso che abbiamo iniziato anni fa, quando con il Murales dell’Amore abbiamo voluto lanciare un messaggio molto semplice: l’amore non deve conoscere esclusioni». Un percorso che oggi arriva a una nuova tappa. «Con la prima edizione di Cesa Arcobaleno, quel percorso arriva a una nuova tappa e, in qualche modo, si chiude un cerchio. Le Politiche Giovanili devono anche avere questo compito: creare occasioni di confronto, di libertà e di crescita culturale». Il ruolo del Forum Giovani, aggiunge Turco, è quello di fare da ponte con le nuove generazioni. «I ragazzi hanno un linguaggio e una sensibilità che spesso permettono di affrontare determinati temi in maniera più spontanea e meno rigida». L’obiettivo è fare in modo che il messaggio non venga percepito come qualcosa imposto dall’alto. «Certe cose funzionano davvero quando non vengono percepite come qualcosa imposto dall’alto, ma come qualcosa che appartiene alla comunità». Giovani più aperti, ma i pregiudizi non sono scomparsi Turco invita però a non cadere nella semplificazione secondo cui le nuove generazioni sarebbero ormai completamente libere dai pregiudizi. «Credo che molti giovani siano sicuramente più aperti e affrontino questi temi con una naturalezza che qualche generazione fa era molto più difficile trovare. Ma sarebbe sbagliato dire che i pregiudizi siano scomparsi. Esistono ancora, anche tra i ragazzi». Per questo, secondo il consigliere, servono occasioni concrete di incontro. «Non per creare contrapposizioni, ma per conoscersi, parlare e magari abbattere qualche pregiudizio semplicemente stando insieme». C’è poi il tema del giudizio, particolarmente delicato nelle realtà più piccole. «Sì, credo che ci sia ancora paura di esporsi, soprattutto nelle realtà più piccole, dove tutti si conoscono e il giudizio degli altri può pesare molto di più». Non sempre è una paura evidente. «A volte non è neanche una paura dichiarata, ma il timore di essere etichettati, commentati o guardati diversamente. Credo che una comunità debba lavorare affinché ogni ragazzo possa sentirsi libero di vivere ed esprimere se stesso senza avere questa paura». Per Turco, ascoltare i ragazzi significa anche andare oltre la semplice organizzazione di eventi. «Le Politiche Giovanili non devono essere soltanto eventi e manifestazioni, ma anche occasioni e strumenti che facciano capire ai ragazzi che possono parlare e che dall’altra parte c’è qualcuno disposto ad ascoltarli». Dal Murales dell’Amore a una piazza che parla di libertàEd è forse proprio qui che le tre voci – Guida, Perfetto e Turco – si incontrano. Un sindaco che parla della necessità di superare il pregiudizio. Una consigliera che chiede di sostituire la semplice “accettazione” con l’empatia. Un consigliere che guarda ai giovani e alla possibilità di costruire una comunità più capace di ascoltare. Tre prospettive diverse per raccontare la stessa idea: nessuno dovrebbe sentirsi costretto a vivere nell’ombra. La scelta del Parco della Legalità non è casuale. È uno spazio frequentato da bambini, famiglie, ragazzi e anziani, un luogo nato per essere vissuto dalla comunità. Ed è proprio lì che Cesa vuole portare una riflessione che spesso rimane confinata nelle case, nelle conversazioni private, nei silenzi. Il 10 ottobre non sarà soltanto una giornata dedicata a un tema. Sarà, nelle intenzioni dei promotori, un’occasione per incontrarsi. Per Turco, tutto questo può essere racchiuso in una frase: «Siamo partiti da un muro che parlava d’amore e oggi arriviamo a una piazza che parla di libertà: vieni a Cesa Arcobaleno per sentirti libero di essere te stesso e lasciare che anche gli altri possano esserlo».
Ed è forse questo il senso più autentico di “Fuori dall’Ombra”: non chiedere a qualcuno di essere diverso, ma creare una comunità nella quale nessuno debba più avere paura di mostrarsi per quello che è. Perché, alla fine, l’inclusione comincia da un gesto semplice: guardare l’altro negli occhi e riconoscere, prima di ogni differenza, una persona.

