CASERTA – Il numero è di quelli destinati a far discutere: 252 milioni di euro. È la cifra riferita alle richieste avanzate dai creditori nell’ambito della procedura di dissesto e riportata nella documentazione del Ministero dell’Interno. A questa si aggiungono circa 15 milioni di euro relativi a contenziosi.
Ma cosa rappresentano realmente questi numeri? E soprattutto: si tratta di 252 milioni che il Comune deve oggi pagare?
La risposta richiede alcune precisazioni. Il dato complessivo delle richieste dei creditori non coincide automaticamente con la somma dei debiti effettivamente riconosciuti e ancora da liquidare.
Il primo punto da chiarire è il seguente: 252 milioni non significa 252 milioni da pagare oggi
Nel corso della procedura di dissesto, i creditori presentano le proprie richieste all’Organismo straordinario di liquidazione (OSL).
L’OSL ha il compito di esaminare le singole posizioni, verificare la documentazione e stabilire quali somme possano essere ammesse alla procedura.
Per questo motivo è importante distinguere tra tre concetti diversi:
le somme richieste dai creditori;
le somme effettivamente ammesse dall’OSL;
le somme ancora da pagare.
Sono grandezze che non necessariamente coincidono.
Di conseguenza, leggere il dato di 252 milioni come se fosse un unico debito immediatamente esigibile a carico del Comune rischia di fornire un’immagine incompleta della situazione.
I numeri dell’OSL aiutano a capire la differenza
Un elemento importante arriva dagli atti più recenti dell’Organismo straordinario di liquidazione.
Secondo i dati indicati nella delibera OSL n. 34/2026, la massa attiva della liquidazione ammonta complessivamente a circa 166,6 milioni di euro, mentre le passività e i crediti ammessi risultano pari a circa 120,7 milioni di euro.
La differenza prospettica è quindi di circa 45,9 milioni di euro.
Questi numeri non significano che il Comune abbia già recuperato o possa immediatamente utilizzare quei 45,9 milioni. Si tratta di una differenza che dovrà essere valutata alla luce delle posizioni ancora aperte, dei contenziosi e degli ulteriori adempimenti della procedura.
Il dato, però, è utile per comprendere una cosa: la cifra delle richieste iniziali dei creditori e quella delle passività effettivamente ammesse alla procedura sono due grandezze diverse.
Un altro passaggio fondamentale riguarda la distinzione tra la gestione del dissesto e l’attività ordinaria del Comune.
I debiti legati alla fase del dissesto vengono gestiti dall’OSL secondo le regole della procedura. Il Comune, invece, continua a occuparsi della propria gestione finanziaria ordinaria.
È quindi necessario non confondere i due piani.
Da una parte ci sono le passività pregresse, legate al passato e alla procedura di liquidazione.
Dall’altra ci sono le spese che il Comune deve sostenere oggi per garantire il funzionamento della città: scuole, manutenzione, illuminazione, servizi sociali, personale e servizi pubblici.
Questo non significa che i problemi finanziari siano inesistenti. Significa che i 252 milioni non possono essere automaticamente considerati una spesa che il Comune deve coprire oggi con il proprio bilancio ordinario.
Il bilancio 2026-2028: quali sono i numeri
Per capire la situazione attuale bisogna guardare anche al bilancio di previsione 2026-2028.
Per il 2026 sono indicate entrate correnti per circa 96,57 milioni di euro, mentre le spese correnti ammontano a circa 85,34 milioni.
Nel quadro finanziario compare inoltre un Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE) di circa 8,77 milioni di euro.
Sono previsti anche circa 1,475 milioni di euro per il ripiano annuale del FAL, oltre a circa 11,07 milioni per la restituzione della quota capitale dei prestiti e circa 2,44 milioni di interessi.
Un altro elemento da evidenziare è che, per il triennio considerato, non risultano previsti nuovi prestiti.
Il debito continua quindi a rappresentare una voce importante del bilancio, ma il quadro deve essere valutato attraverso l’insieme delle diverse componenti finanziarie e non attraverso un’unica cifra.
Un ulteriore indicatore da considerare è la disponibilità di cassa.
Secondo il piano dei flussi di cassa aggiornato al 31 marzo 2026, il Comune partiva da una disponibilità iniziale di circa 80,18 milioni di euro, salita a circa 89,28 milioni alla fine del primo trimestre.
Di questa somma, circa 40,84 milioni erano vincolati, mentre la parte non vincolata ammontava a circa 48,44 milioni di euro.
Un dato significativo riguarda inoltre l’anticipazione di tesoreria.
Sebbene il bilancio consentisse di arrivare a circa 38,26 milioni di euro, nel primo trimestre del 2026 non risulta utilizzata alcuna anticipazione.
Anche questo elemento deve essere inserito nella valutazione complessiva dei conti dell’ente.
Alla fine di giugno il Comune ha approvato il bilancio di previsione 2026, evitando in quella fase un nuovo dissesto riferito alla gestione ordinaria.
Ma l’approvazione del bilancio non significa che tutte le criticità siano state risolte.
Tra gli elementi da tenere sotto osservazione ci sono infatti circa 4,69 milioni di euro di debiti fuori bilancio.
Si tratta di una voce che richiede attenzione e che contribuisce a mantenere aperto il confronto sulla solidità finanziaria dell’ente.
È anche per questo che le notizie emerse ad agosto hanno riportato in primo piano il tema di un possibile terzo dissesto.
Ai numeri finanziari si aggiunge una difficoltà organizzativa altrettanto importante.
Negli ultimi anni il Comune ha perso una parte consistente del proprio personale. Da un organico che superava le 500 unità, si è arrivati a meno di 200 dipendenti.
Pensionamenti e mancato ricambio hanno ridotto la capacità operativa degli uffici.
La conseguenza è una maggiore difficoltà nel gestire pratiche, controlli, riscossione delle entrate, aggiornamento degli atti e tutti gli adempimenti necessari per un’amministrazione che deve affrontare una situazione finanziaria complessa.
Una macchina amministrativa debole può infatti rendere più difficile anche la gestione delle entrate e il controllo delle posizioni debitorie.
Il punto non è stabilire semplicemente se 252 milioni siano tanti. Lo sono.
Il punto è capire che cosa rappresenti esattamente quella cifra.
Se si tratta del totale delle richieste presentate dai creditori, bisogna poi sapere quante di queste richieste siano state effettivamente riconosciute dall’OSL, quante siano ancora da esaminare, quante siano state già pagate e quali contenziosi restino aperti.
Allo stesso tempo, il fatto che i dati dell’OSL mostrino una massa attiva superiore alle passività ammesse non significa che ogni problema finanziario del Comune sia automaticamente risolto.
Restano da considerare debiti fuori bilancio, contenziosi, riscossione delle entrate, sostenibilità del debito e capacità amministrativa dell’ente.
Il vero problema riguarda l ‘ eventuale terzo dissesto
È proprio qui che occorre evitare semplificazioni.
Da una parte c’è una cifra molto elevata, quella dei 252 milioni di richieste dei creditori, che fotografa il peso della situazione ereditata dal passato.
Dall’altra ci sono i dati della gestione OSL, che indicano circa 120,7 milioni di passività e crediti ammessi, a fronte di una massa attiva di circa 166,6 milioni.
E poi c’è il bilancio ordinario del Comune, con le sue entrate, le sue spese, il debito, i debiti fuori bilancio e le difficoltà nella gestione delle entrate.
Sono piani differenti che devono essere letti insieme, ma senza confonderli.
La questione centrale, quindi, non è soltanto “Caserta ha 252 milioni di debiti?”
La domanda corretta è:
“Quanto dei 252 milioni richiesti dai creditori è stato effettivamente riconosciuto, quanto è ancora da definire e quale impatto reale ha oggi sui conti ordinari del Comune?”
È su questi dati che dovrebbe concentrarsi il confronto pubblico.
Perché tra 252 milioni di richieste, 120,7 milioni di passività ammesse e la situazione del bilancio ordinario esistono differenze sostanziali.
Ed è proprio dalla loro corretta lettura che si può capire quanto sia concreto, oggi, il rischio di un eventuale terzo dissesto del Comune di Caserta.
