Finalmente si chiude, sul piano finanziario, la lunga vicenda del biodigestore progettato a Ponteselice ma mai realizzato. La Commissione Straordinaria di Liquidazione del Comune di Caserta ha infatti ammesso alla massa passiva della liquidazione il debito relativo al fondo vincolato e disposto la restituzione alla Regione Campania di 2.649.999 euro.La vicenda, rilanciata anche da Cronache di Caserta, ricostruisce gli ultimi passaggi della storia del progetto e della restituzione delle somme. Il finanziamento regionale era destinato alla realizzazione di un impianto di trattamento della frazione organica dei rifiuti con recupero di biometano. La somma oggi restituita rappresenta l’anticipazione del finanziamento più ampio concesso per l’opera. Già nel 2018, infatti, il Ministero dell’Ambiente aveva dato conto dell’ammissione a finanziamento dell’intervento per 26.499.998,90 euro, con una prima erogazione al Comune di 2.649.999,80 euro.
Il progetto aveva individuato inizialmente l’area di Ponteselice, a ridosso della Reggia di Caserta e in prossimità dei territori di San Nicola la Strada, Capodrise e Casagiove. La localizzazione aveva provocato una lunga opposizione da parte dei comuni limitrofi, di associazioni e comitati, dando origine anche a diversi ricorsi davanti alla giustizia amministrativa.
Nel corso degli anni il progetto è rimasto al centro di un complesso iter amministrativo e giudiziario. La Regione Campania ha successivamente revocato il finanziamento, anche alla luce dei ritardi accumulati nell’iter dell’opera. La restituzione dell’anticipazione era già stata richiesta dalla Regione negli anni scorsi. Anche il TAR Campania, nel 2024, ha dichiarato improcedibile il ricorso presentato contro la localizzazione dell’impianto, rilevando il venir meno dell’interesse alla realizzazione dell’opera da parte del Comune, anche alla luce della revoca del finanziamento regionale e della sua mancata inclusione nella nuova programmazione.
Il biodigestore di Ponteselice, dunque, non è mai arrivato alla fase di realizzazione. La restituzione dei 2,65 milioni di euro mette ora un punto fermo almeno sulla parte finanziaria della vicenda, mentre resta sullo sfondo il tema della gestione e dell’autosufficienza del territorio casertano nello smaltimento della frazione organica dei rifiuti.
La vicenda rappresenta così l’ultimo capitolo di un progetto che per anni ha alimentato un acceso confronto tra amministrazioni, cittadini, comitati ambientalisti e istituzioni sovracomunali.
