Mentre in città si susseguono episodi di crollo di alberi, i volontari continuano a prendersi cura del patrimonio verde. L’appello: servono manutenzione, acqua e una vera strategia di forestazione urbana A Caserta torna al centro del dibattito la questione della cura del verde pubblico. I recenti crolli di alberi registrati in città hanno riacceso l’attenzione sulle condizioni del patrimonio arboreo e sulla necessità di una manutenzione costante e programmata. Nel frattempo, a garantire concretamente l’acqua alle piante sono ancora una volta i volontari. Questa mattina, infatti, un nuovo intervento ha interessato il filare di aceri giapponesi lungo via Appia e viale Ellittico, dove i volontari della LIPU e di Giardinieri Senza Frontiere hanno effettuato copiosi innaffiamenti. Un gesto semplice, ma significativo, soprattutto in una fase dell’anno caratterizzata da temperature particolarmente elevate e da una forte necessità di acqua per il verde urbano. La situazione pone però una questione più ampia: chi deve occuparsi della sopravvivenza e della crescita degli alberi presenti in città? Secondo le associazioni e i cittadini impegnati nella cura del verde, non può essere sempre e soltanto il volontariato a sostituire l’azione delle istituzioni. Il tema non riguarda soltanto l’irrigazione degli alberi. Riguarda la visione complessiva della città. Caserta, con la sua storia legata ai Giardini e ai boschi vanvitelliani, avrebbe bisogno di una politica del verde più ambiziosa, capace di guardare al futuro e di considerare gli alberi non come semplici elementi ornamentali, ma come una vera e propria infrastruttura urbana. Alberature mature e di adeguate dimensioni possono infatti contribuire a contrastare le isole di calore, creare zone d’ombra, migliorare la qualità dell’aria, favorire la biodiversità e rendere gli spazi urbani più vivibili. Per questo motivo viene contestata anche una prospettiva che punti prevalentemente sulla messa a dimora di piccole piante. L’obiettivo, sostengono i sostenitori di una maggiore attenzione al verde, dovrebbe essere quello di programmare alberature di media e grande dimensione, compatibilmente con gli spazi e con le caratteristiche dei luoghi, accompagnate da adeguate cure nei primi anni e da una manutenzione successiva costante. Non basta, dunque, piantare un albero. Bisogna garantirgli acqua, spazio, manutenzione e condizioni adeguate per crescere. Ed è proprio questa la richiesta che arriva dai volontari: una vera politica istituzionale del verde, capace di trasformare gli interventi occasionali in una strategia permanente. La contraddizione appare evidente: da una parte cittadini e associazioni si mobilitano per salvare e innaffiare gli alberi durante le giornate più calde; dall’altra cresce la richiesta di sapere quale sia il progetto complessivo dell’amministrazione per il patrimonio arboreo cittadino. I volontari continuano a fare la loro parte. Ma il loro impegno, per quanto prezioso, non può diventare un alibi per le istituzioni. Caserta ha bisogno di una nuova stagione del verde pubblico: più manutenzione, più alberi, più acqua e soprattutto una programmazione all’altezza della storia e delle ambizioni della città. Perché il verde non è un dettaglio estetico. È salute, ombra, qualità della vita, rigenerazione urbana e bellezza. E una città che vuole guardare al futuro dovrebbe cominciare proprio da qui: dalla cura degli alberi che ha già e dalla scelta coraggiosa di piantarne di nuovi, destinati a diventare patrimonio delle generazioni future.
