Nel centenario della nascita, il borgo medievale ospita una mostra diffusa con oltre cinquanta opere. Un itinerario tra palazzi storici e luoghi legati alla vita dell’artista
CASERTAVECCHIA – Ci sono artisti che raccontano un luogo attraverso i propri quadri e altri che finiscono per diventare essi stessi parte della storia di quel luogo. È il caso di Augusto de Rose Orange, pittore e docente dell’Accademia di Belle Arti che fece di Casertavecchia la propria casa, il proprio studio e una delle principali fonti di ispirazione. A cento anni dalla sua nascita, il borgo medievale torna a ricordarlo con un’iniziativa che non si limita a una tradizionale esposizione. Le opere saranno infatti distribuite in diversi spazi del centro storico, creando un percorso che accompagnerà i visitatori alla scoperta dell’artista e, allo stesso tempo, di Casertavecchia. L’appuntamento inaugurale è fissato per martedì 25 agosto, al Palazzo dei Vescovi, in piazza Duomo. La mostra proseguirà poi nella Casa Contessa Siffridina e nella Casa del Monsignore, trasformando alcuni degli edifici storici del borgo in tappe di un itinerario dedicato alla sua produzione. Sono oltre cinquanta i dipinti raccolti per l’occasione grazie al lavoro dell’imprenditore turistico Francesco Giaquinto e di Michele De Simone, fondatore del Festival Settembre al Borgo. Le opere sono state recuperate attraverso una ricerca che ha coinvolto collezionisti privati, antiquari e gallerie d’arte.
Una scelta di vita
Per comprendere il legame tra de Rose Orange e Casertavecchia bisogna tornare agli anni Sessanta. Nato a Napoli nel 1926, l’artista arrivò nel borgo quando era ancora lontano dall’essere il luogo conosciuto oggi. Per lui fu una scelta radicale. Lasciò progressivamente la dimensione mondana della Napoli dell’epoca per trasferirsi nel piccolo centro medievale, dove trovò l’ambiente ideale per il proprio lavoro. Prima Casola, poi un’abitazione nei pressi della piazza e infine una casa alle pendici della pineta. Qui de Rose Orange costruì il suo universo personale: mobili antichi, tappeti, sculture, lampade e oggetti raccolti nel corso degli anni contribuirono a creare un ambiente dal carattere fortemente teatrale. La sua casa divenne anche un luogo di incontro. Attorno all’artista ruotavano intellettuali, artisti, visitatori e protagonisti degli eventi culturali che animavano Casertavecchia.
Dalla pittura alla valorizzazione del borgo
Il rapporto con Casertavecchia andò ben oltre l’ispirazione artistica. De Rose Orange fu infatti tra i promotori delle iniziative nate per tutelare e valorizzare il centro storico, partecipando alla fondazione, intorno al 1970, dell’associazione I Giullari dell’Arte e della Cultura di Casertantica. La sua attività si sviluppò contemporaneamente su più fronti. Pittore, affreschista, docente e studioso, lavorò in diversi luoghi della provincia di Caserta e della Campania. Tra le opere più note figura L’esaltazione della giustizia, un grande affresco di circa 16 metri quadrati oggi presente nell’aula consiliare del Comune di Caserta. A Teano realizzò invece San Francesco e il Concilio, mentre a San Clemente intervenne sulla Cappella di Santa Maria di Macerata. A Casertavecchia rimangono altre testimonianze della sua produzione, come il grande affresco realizzato nell’antico ristorante Mastrangelo. Un’altra opera è il ritratto di Gaetano Marziale, commissionato per gli ambienti de Le Colonne.
Un artista da riscoprire
La mostra del centenario nasce quindi con un duplice obiettivo: riportare alla luce le opere di de Rose Orange e ricostruire il rapporto profondo tra l’artista e il borgo. Non una semplice retrospettiva, dunque, ma un percorso attraverso luoghi che appartengono alla storia di Casertavecchia e che, in modi diversi, conservano ancora la memoria di quegli anni. De Rose Orange, negli anni Settanta e Ottanta, affiancò alla pittura l’insegnamento nelle Accademie di Belle Arti di Bari, Napoli e Frosinone. Nel 1970 pubblicò inoltre una monografia dedicata a fra Cristoforo Bovenzi, pittore francescano al quale era particolarmente legato. La sua produzione tornò al centro dell’attenzione nel 2015, con la retrospettiva I mestieri del vicolo ai tempi della lira, ospitata nel complesso monumentale di San Severo al Pendino a Napoli. Ora è Casertavecchia a riaprire quel capitolo. E lo fa proprio nel centenario della nascita dell’artista, riportando i suoi dipinti nei luoghi che più di altri hanno segnato la sua vita.
Un ritorno alle origini, ma anche un invito a riscoprire un pezzo della storia culturale del borgo e della città di Caserta.
