Il protocollo della Corte Borbonica, prevedeva una rigida procedura nel portare il lutto. Essa poteva variare a seconda del grado di importanza e del vincolo di parentela del trapassato.
In seguito alla morte della Regina del Portogallo, avvenuta nel 1816, il Segretario di Stato e Ministro degli Affari Esteri, su ordine del Re, comandò “un lutto di sei settimane, delle quali, le prime due di lutto stretto e le altre quattro di lutto leggiero”.
Per la Duchessa di Orleans, nel 1821 ne fu ordinato uno di otto giorni. Fatte le debite proporzioni il lutto veniva assegnato in base al grado di nobiltà. Infatti, quando morì, nel 1822, il Principe Clemente di Sassonia, il lutto assegnato fu di quindici giorni. Nello stesso anno, alla morte dello zio del Sovrano, il Duca Alberto di Sassonia, trattandosi di un parente stretto, il lutto fu esteso a due mesi, di cui il primo stretto ed il secondo leggero. I mesi diventarono tre quando, nel 1824, a morire fu Sua Maestà, Luigi XVIII di Borbone, sempre con il lutto stretto nel primo mese e lutto leggero nei due successivi. Nello stesso anno vi fu il decesso, anche, di Vittorio Emanuele di Sardegna e, in perfetta linea con il protocollo, furono ordinati due mesi di lutto, con la solita formula di un mese stretto ed uno leggero. Non era un parente, ma era, pur sempre, un regnante. Chissà cosa avrebbe ordinato Ferdinando I se avesse saputo quale trattamento, in futuro, i Savoia avevano in mente per il Regno dei Borbone.
Alla sua morte, nell’anno successivo, il personale in uniforme, comprensivo di guardaportoni, uscieri e facchini, fu fornito di oggetti facenti parte del vestiario di lutto. Suo figlio Francesco I decise che, in perpetuo, si sarebbe dovuto celebrare una messa quotidiana in suffragio, sull’altare maggiore dopo l’alba di ciascun mattino. Sarebbero stati pagati 4 carlini al cappellano, per ogni messa celebrata. Venne anche apposta una lapide in Chiesa a testimonianza di questa istituzione.
(Fonte Archivio di Stato Caserta. Amministrazione San Leucio fascicolo 19)
