GRAZZANISE – Sul futuro dell’aeroporto di Grazzanise la politica campana sembra aver trovato almeno un punto di convergenza: lo scalo casertano può rappresentare una risorsa strategica per il territorio e per l’intero sistema aeroportuale regionale. Le differenze emergono, però, quando si passa dalle dichiarazioni di principio alla concretezza: tempi di realizzazione, risorse, gestione dello scalo, collegamenti e soprattutto rapporto con Capodichino.
L’inserimento di Grazzanise nel Piano nazionale degli aeroporti 2026-2035 ha riacceso una partita che in provincia di Caserta dura da decenni. A maggio Confindustria Caserta ha aggiunto un altro tassello, presentando lo studio di prefattibilità realizzato dalla società internazionale Steer. Secondo gli industriali, la crescita del traffico aereo e la possibile saturazione di Capodichino rendono necessario ragionare per tempo su una capacità aeroportuale aggiuntiva.
Ma questa volta il confronto politico appare destinato a essere più articolato.
La posizione più netta arriva dal centrodestra, che rivendica l’inserimento di Grazzanise nella programmazione nazionale come risultato dell’azione del Governo.
Il deputato della Lega Gianpiero Zinzi considera il progetto un’opportunità non soltanto per Caserta ma per l’intero Mezzogiorno. In occasione della presentazione dello studio Steer ha sottolineato come il Governo abbia inserito Grazzanise nel Piano nazionale degli aeroporti e ha rivendicato il percorso che ha portato al riconoscimento della vocazione civile dello scalo. Secondo Zinzi, il territorio attende da oltre quarant’anni una svolta e l’obiettivo deve ora essere quello di trasformare il riconoscimento politico in un vero hub strategico.
Anche Fratelli d’Italia considera l’inserimento nel Piano nazionale una svolta. Il deputato Marco Cerreto ha definito Grazzanise un’occasione storica per Caserta e per il Mezzogiorno, chiedendo di passare rapidamente alla fase operativa e di definire tempi certi per l’attivazione dello scalo civile-commerciale, in raccordo con Ministero della Difesa, Enac e Gesac.
Sulla stessa linea Forza Italia. Il sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Tullio Ferrante parla di un terzo scalo campano strategico e immagina per Grazzanise, insieme a Salerno, una funzione complementare rispetto a Napoli. L’obiettivo indicato è distribuire meglio i flussi di traffico, specializzare gli aeroporti e rafforzare il sistema regionale, con ricadute sulla logistica, sul turismo e sull’economia.
Il centrodestra, dunque, presenta Grazzanise come una delle principali opere strategiche per il futuro della Campania e rivendica il ruolo del Governo nell’aver sbloccato una vicenda rimasta per anni in sospeso.
Più articolata è la posizione che arriva dal centrosinistra regionale.
Il vicepresidente della Regione Campania Mario Casillo, intervenuto alla presentazione dello studio di Confindustria, ha mantenuto un approccio più prudente, ponendo il tema dei tempi e della sostenibilità dell’operazione. Il confronto non riguarda quindi soltanto l’opportunità politica di Grazzanise, ma la necessità di capire quando lo scalo potrebbe effettivamente entrare in funzione e con quali condizioni.
È una differenza importante. Il centrosinistra non sembra mettere in discussione in linea di principio la necessità di potenziare il sistema aeroportuale campano, ma chiede che il progetto venga inserito in una strategia complessiva, evitando sovrapposizioni tra gli scali.
Il tema è particolarmente delicato perché Capodichino, Salerno e Grazzanise dovrebbero essere considerati come parti di un unico sistema. Lo stesso studio Steer ipotizza infatti una distribuzione delle funzioni tra i tre aeroporti, con Grazzanise destinato a intercettare parte della domanda futura.
Il vero nodo: quando sarà saturo Capodichino?
Ed è proprio qui che il dibattito politico rischia di diventare decisivo.
Confindustria Caserta parte dalla previsione che Capodichino possa raggiungere la saturazione nel giro di pochi anni. In questo scenario, Grazzanise servirebbe a intercettare la domanda che non potrebbe più essere assorbita dallo scalo napoletano.
Ma il tema non è privo di discussioni. La capacità futura di Capodichino, infatti, è uno degli elementi sui quali si confrontano posizioni differenti. Se Napoli riuscisse a sostenere volumi di traffico più elevati attraverso nuovi investimenti e nuovi terminal, i tempi necessari per rendere indispensabile Grazzanise potrebbero allungarsi.
Da qui la prudenza di una parte del centrosinistra e, più in generale, la necessità di verificare le previsioni con dati aggiornati.
Il fronte favorevole a Grazzanise, comunque, non nasce soltanto con il Governo Meloni.
Già nel 2025, quando il Ministero della Difesa autorizzò l’uso duale dello scalo, si registrò una sostanziale convergenza politica. In quella fase Zinzi e Gimmi Cangiano per il centrodestra sostennero la svolta, mentre dal centrosinistra il presidente del Consiglio regionale Gennaro Oliviero e il deputato Stefano Graziano sottolinearono il valore strategico dell’apertura civile.
Il dato politico è quindi significativo: Grazzanise non è più soltanto una battaglia di una parte dello schieramento, ma un progetto sul quale, almeno sul piano generale, si registra una convergenza trasversale.
La vera divisione riguarda piuttosto il metodo e la velocità con cui arrivare al risultato.
Il territorio chiede infrastrutture
Su un punto, tuttavia, la politica e il mondo produttivo sembrano parlare la stessa lingua: Grazzanise non può essere realizzato come infrastruttura isolata.
Confindustria ha indicato nella costruzione di una regia regionale coordinata e nella disponibilità delle risorse due condizioni decisive.
Il sindaco Enrico Petrella ha più volte evidenziato anche la necessità di migliorare i collegamenti con la rete viaria principale. E proprio le infrastrutture di accesso rischiano di diventare il vero banco di prova dell’operazione.
Perché avere un aeroporto è una cosa. Riuscire a raggiungerlo rapidamente da Caserta, Napoli, dall’area domizia e dai principali assi autostradali è un’altra.
A questo punto la questione non è più soltanto se Grazzanise debba diventare o meno un aeroporto civile e commerciale.
La domanda è molto più concreta: chi farà cosa, con quali soldi e secondo quale cronoprogramma?
Il centrodestra può rivendicare il risultato dell’inserimento nel Piano nazionale. Il centrosinistra può chiedere garanzie sui tempi, sulle risorse e sull’integrazione con il sistema regionale. Confindustria mette sul tavolo uno studio tecnico. Il territorio chiede collegamenti e occupazione.
Tutti gli elementi della partita sono ormai sul tavolo.
Quello che ancora manca è una regia capace di trasformarli in un progetto operativo.
Per Caserta sarebbe un’occasione storica. Ma proprio per questo occorre evitare che Grazzanise diventi ancora una volta una grande infrastruttura raccontata più nelle campagne elettorali che nei cantieri.
La partita, questa volta, si gioca sui numeri, sui tempi e sulle decisioni. E sarà interessante capire se la convergenza politica maturata sull’obiettivo riuscirà a trasformarsi anche in una convergenza sulle modalità per realizzarlo
