Milano, 23 settembre 2026 – In merito ai risultati dei monitoraggi Beach Litter diffusi da Legambiente Campania, AIPE – Associazione Italiana Polistirene Espanso – prende atto dei dati pubblicati e ritiene importante precisare il perimetro entro il quale devono essere letti, soprattutto quando vengono ripresi e sintetizzati dalla stampa.
I monitoraggi basati sul numero degli oggetti rinvenuti forniscono indicazioni sulla presenza e sulla tipologia dei rifiuti spiaggiati. Il numero dei pezzi, tuttavia, non coincide con la quantità di materiale disperso, che deve essere valutata anche in termini di peso, come avviene normalmente nella quantificazione dei rifiuti, né può essere assunto da solo come misura del suo impatto ambientale complessivo.
Il rapporto “Survey of polystyrene foam (EPS and XPS) in the Baltic Sea” evidenzia in modo particolarmente chiaro la differenza tra numero di elementi e quantità effettiva di materiale: nei siti analizzati, l’EPS rappresentava circa l’11% dei rifiuti plastici conteggiati per numero, mentre la sua incidenza effettiva in peso risultava inferiore all’1%. È un dato che dimostra quanto il solo conteggio dei frammenti possa alterare la percezione della quantità realmente dispersa.
«Il punto è semplice: frammentare un rifiuto moltiplica il numero dei pezzi, non la quantità di materiale. Una cassetta da 120 grammi, integra o divisa in dieci frammenti, resta sempre 120 grammi di EPS: contarla dieci volte non significa che il suo peso o il suo impatto siano diventati dieci volte maggiori», dichiara Giuseppe Rinaldi, Presidente AIPE.
L’impatto ambientale di un prodotto non può essere determinato sulla base di un singolo indicatore, ma deve essere valutato lungo l’intero ciclo di vita, confrontando con lo stesso metodo anche le possibili alternative. È questo l’approccio delle analisi LCA (Life Cycle Assessment), sviluppate secondo gli standard internazionali ISO 14040 e ISO 14044.
Il Comparative Sustainability Assessment of Fishboxes in Europe, studio autorevole di oltre 173 pagine realizzato da RDC Environment, confronta cinque diverse soluzioni di imballaggio per il pesce considerando l’intero sistema: produzione, trasporto, prestazione termica, deterioramento del pescato, lavaggio e sanificazione, logistica di ritorno e fine vita.
Negli scenari analizzati, le cassette in polistirolo espanso mostrano il migliore risultato complessivo nel caso base e vantaggi crescenti sulle medie e lunghe distanze, grazie a leggerezza, isolamento termico, conservazione del pescato, assenza di lavaggio, sanificazione e logistica di ritorno e possibilità di avvio a riciclo. Il sistema monouso food-grade evita inoltre le criticità igienico-sanitarie connesse al riutilizzo.
Questi risultati trovano riscontro anche in uno studio accademico indipendente e peer-reviewed, pubblicato nel 2024 da Ceballos-Santos et al. sulla rivista scientifica Science of the Total Environment, che confronta cassette monouso in EPS e cassette riutilizzabili in HDPE nella distribuzione del pesce. Lo studio evidenzia come peso dell’imballaggio e distanza di trasporto siano fattori determinanti e, nello scenario di distribuzione nazionale analizzato, rileva per le cassette riutilizzabili un impatto climatico circa il 12% superiore rispetto all’EPS. «Promuovere quindi la sostituzione generalizzata delle cassette in EPS senza una valutazione scientifica dell’intero sistema rischia di produrre l’effetto opposto a quello ricercato: aumentare l’impatto ambientale della logistica, introdurre ulteriori consumi di acqua ed energia, incidere sulla corretta conservazione del pescato e generare nuovi costi lungo una filiera del freddo già organizzata e consolidata, con ricadute anche sul consumatore finale», sottolinea Rinaldi.
È utile ricordare, inoltre, che il quadro europeo non prevede un divieto generalizzato delle cassette in EPS né ne impone la sostituzione in quanto materiale. Il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi (PPWR) contempla espressamente nell’Allegato II la categoria “EPS – rigid”, includendo le fish boxes, e all’articolo 4 tutela la libera circolazione degli imballaggi conformi ai requisiti armonizzati europei.
Analogamente, EFSA, nella revisione scientifica del 2025 sulle micro- e nanoplastiche rilasciate dai materiali a contatto con gli alimenti, evidenzia limiti metodologici e conclude che le evidenze disponibili non consentono ancora di stimare l’esposizione, rilevando inoltre livelli reali di rilascio inferiori rispetto a quanto indicato da molti studi precedenti.
C’è un paradosso che non può essere ignorato: l’EPS, nonostante il suo esiguo contributo in termini di peso – inferiore all’1% nello studio richiamato – viene molto più attenzionato di altri materiali perché si vede di più, in superficie e sulle spiagge, grazie alla sua galleggiabilità. Una caratteristica che non dovrebbe essere interpretata come un elemento di criticità, ma come un vantaggio, in quanto favorisce una sorta di naturale “autopulizia” del mare attraverso il trasporto verso le coste, rendendo il materiale individuabile, censibile e soprattutto recuperabile.
Ciò che rimane visibile è un materiale inerte, estremamente leggero, costituito per circa il 98% da aria e riciclabile al 100%, che può quindi essere intercettato e avviato a recupero.
Ciò che affonda, invece, scompare alla vista, non dall’ambiente.
«Con tutto questo non intendiamo negare né sottovalutare il problema della dispersione, che va affrontato con responsabilità. Occorre però intervenire sulla causa: l’abbandono e la non corretta gestione del fine vita, rafforzando prevenzione, sensibilizzazione, raccolta e riciclo», aggiunge il Presidente AIPE.
Da oltre vent’anni AIPE e COREPLA collaborano sul circuito PEPS, oggi articolato in 33 piattaforme nazionali dedicate alla raccolta e al riciclo dell’EPS. In Campania tre piattaforme PEPS sono anche produttori di EPS, che recuperano, riciclano e reintroducono il materiale nel ciclo produttivo.
In questa prospettiva si inserisce anche la collaborazione sviluppata negli anni con Legambiente: dalla partecipazione a Goletta Verde al progetto EPS Porto a Porto, sviluppato per raccogliere le cassette a fine utilizzo e prevenirne la dispersione in mare e oggi censito da ICESP – Italian Circular Economy Stakeholder Platform tra le Buone Pratiche di Economia Circolare.
AIPE conferma la disponibilità a proseguire questo percorso con Legambiente, istituzioni e operatori, mettendo a disposizione le competenze della filiera.
L’obiettivo è comune: evitare la dispersione e fare in modo che un materiale riciclabile, a fine utilizzo, torni a essere una risorsa.
Per maggiori informazioni:
Contatti stampa Competence:
Tel. 02 36 747 820
Roberta Aliberti Viotti
Cell. 338 440 1106
e-mail: [email protected]
Ester Procopio
Cell. 346 627 6413
e-mail: [email protected]
AIPE – Associazione Italiana Polistirene Espanso – senza fini di lucro è stata costituita nel 1984 per promuovere e tutelare l’immagine del polistirene espanso sinterizzato (EPS) e per svilupparne l’impiego e il riciclo secondo principi di economia circolare.
Fanno parte di AIPE le aziende produttrici di materia prima, il polistirene espandibile, fra le quali figurano le più importanti industrie chimiche europee, i trasformatori dell’EPS – sia per la produzione di lastre per l’isolamento termico che di manufatti e materiali tecnici per edilizia e imballaggio – e i riciclatori, ovvero aziende specializzate nel riciclo.
Un gruppo di soci è costituito, infine, dalle aziende fabbricanti attrezzature per la lavorazione del polistirene espanso sinterizzato e per la produzione di sistemi per l’edilizia.
A livello internazionale l’Associazione rappresenta l’Italia in seno a EUMEPS, l’organizzazione europea che raggruppa le associazioni nazionali dei produttori di EPS.
L’Associazione, inoltre, opera a stretto contatto con Enti e Istituzioni finalizzando la propria attività alla redazione di norme e protocolli nei settori edilizia, imballaggio ed economia circolare.
Collabora attivamente alla promozione della raccolta e riciclo dell’EPS in sinergia con COREPLA (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica) e, in qualità di partner tecnico, con CORTEXA (Consorzio che riunisce le più importati aziende specializzate nel settore dell’isolamento termico a cappotto in Italia) per veicolare, diffondere e condividere la cultura dell’isolamento a cappotto di qualità.
Sostiene e promuove la ricerca di nuovi progetti di riciclo a livello nazionale ed europeo, partecipa ad ICESP (Piattaforma Italiana degli Attori dell’Economia Circolare) ed è coinvolta in circuiti virtuosi per il riciclo di alcune tipologie di manufatti, tra cui le cassette per il pesce e gli imballaggi in EPS.
