C’è chi inaugura piazze, chi taglia nastri e chi, invece, sembra aver inaugurato una nuova attrazione urbana: una voragine aperta sul bordo della strada in Via Mattiangelo Forgione, traversa di Via Ferrarecce, a pochi metri dal supermercato 365. Una zona centrale e frequentata del quartiere Ferrarecce, dove ogni giorno passano residenti, studenti, anziani e famiglie. La scena è surreale: un tombino sprofondato, una buca profonda e pericolosa, qualche tondino arrugginito piegato come un’opera d’arte contemporanea e una tavola di legno appoggiata sopra con la stessa affidabilità di un ombrello durante un uragano. A completare il capolavoro, un nastro bianco e rosso che svolazza al vento come se bastasse a trasformare il pericolo in sicurezza. Viene spontaneo chiedersi se si tratti di un cantiere, di un esperimento di archeologia urbana o semplicemente dell’ennesima prova che la manutenzione, da queste parti, sia diventata una leggenda metropolitana. Il problema non è soltanto il degrado estetico. Qui il rischio è concreto. Basta una distrazione, un bambino che corre, una persona anziana che cammina sul marciapiede o uno scooter che si avvicina troppo al bordo per trasformare una semplice passeggiata in una corsa al pronto soccorso. La cosa più ironica è che qualcuno ha persino tentato di “mettere in sicurezza” l’area. Un po’ come mettere un cerotto su una diga che perde: l’intenzione sarà pure apprezzabile, ma il risultato lascia parecchio a desiderare. Nel frattempo, il cratere resta lì, esposto giorno e notte, come un monumento permanente all’incuria. E mentre i cittadini fanno lo slalom tra buche, transenne improvvisate e rattoppi degni di un film comico, la domanda resta sempre la stessa: serve davvero aspettare un incidente perché qualcuno intervenga? Via Mattiangelo Forgione merita ben altro che questa cartolina del degrado. Perché una città civile non si misura dalle promesse, ma dalla capacità di chiudere una buca prima che diventi una notizia. E questa, purtroppo, una notizia lo è già.
