Otto ore senza energia elettrica. Non un guasto improvviso, non un’emergenza, non una calamità naturale. Otto ore programmate e comunicate come se fosse la cosa più normale del mondo. Chi ha preso questa decisione si è fermato anche solo un istante a pensare alle conseguenze? Evidentemente no. Per chi vive dietro una scrivania e firma autorizzazioni, otto ore sono un numero su un foglio. Per i cittadini sono frigoriferi e congelatori spenti, attività lavorative bloccate, negozi in difficoltà, anziani lasciati senza servizi essenziali e persone fragili costrette ad affrontare problemi che non dovrebbero nemmeno esistere in un Paese moderno. La domanda che molti si pongono è inevitabile: davvero non esisteva un’alternativa? Davvero una rete elettrica del XXI secolo non è in grado di garantire continuità di servizio durante lavori programmati? Oppure si è semplicemente scelta la strada più economica e più comoda per chi organizza gli interventi, scaricando ogni disagio sui cittadini? Troppo facile appaltare lavori a ditte esterne, staccare la corrente e considerare chiusa la pratica. Troppo facile quando a pagare il prezzo non sono i dirigenti che prendono le decisioni ma le famiglie, i commercianti e i lavoratori. Da anni si parla di innovazione, digitalizzazione, smart city e reti intelligenti. Poi però basta un intervento programmato e interi quartieri vengono riportati indietro di decenni, come se lasciare migliaia di persone senza elettricità per un’intera giornata fosse un fatto accettabile. La verità è che i cittadini vengono sempre chiamati a comprendere, a pazientare, ad adattarsi. Mai una volta che siano le aziende e i gestori dei servizi a organizzarsi per ridurre davvero i disagi. Le bollette arrivano puntuali e sempre più care. La qualità del servizio, invece, sembra essere considerata un dettaglio secondario. Otto ore senza corrente non rappresentano un semplice disservizio. Rappresentano un fallimento organizzativo e l’ennesima dimostrazione di quanto poco peso venga dato alle esigenze reali delle persone. I cittadini meritano rispetto. E il rispetto non consiste in un avviso affisso qualche giorno prima. Il rispetto consiste nel fare tutto il possibile per evitare che nel 2026 un intero quartiere venga lasciato al buio per otto ore. Se questo è il livello di efficienza che ci viene offerto, allora qualcuno dovrebbe avere il coraggio di spiegare perché continuiamo a pagare per servizi che, nei momenti più importanti, si rivelano inadeguati.
