Adesso non è più soltanto una vertenza sanitaria. È diventata una battaglia che riguarda il diritto alla salute di un intero territorio. E mentre migliaia di cittadini attendono risposte, il rischio che il Pronto Soccorso del Pineta Grande Hospital possa ridurre o addirittura interrompere le proprie attività continua a incombere tra l’immobilismo delle istituzioni e le incertezze burocratiche. Ierimattina lavoratori, sindacati e cittadini hanno deciso di alzare la voce. Davanti alla sede dell’Asl di Caserta si è tenuta una protesta partecipata e determinata. In piazza non c’erano soltanto dipendenti preoccupati per il proprio futuro occupazionale, ma anche famiglie, anziani, giovani e numerosi cittadini stranieri che ogni giorno fanno affidamento sul presidio sanitario di Castel Volturno. La domanda è una sola: come si può pensare di mettere a rischio uno dei principali punti di emergenza della provincia di Caserta senza avere una valida alternativa? Secondo la proprietà della struttura, il nodo è rappresentato dal mancato riconoscimento economico delle attività di emergenza e urgenza svolte negli ultimi anni e dalla mancata definizione degli accordi per il 2026. Una partita che vale oltre 39 milioni di euro e che, senza una soluzione immediata, rischia di trasformarsi in una vera e propria bomba sociale e sanitaria. Le conseguenze sarebbero devastanti. Il Pineta Grande non è una piccola realtà periferica. Parliamo di una struttura che garantisce assistenza a oltre 75mila persone ogni anno, impiega circa mille lavoratori e rappresenta un presidio fondamentale per un territorio che da decenni soffre la carenza di servizi pubblici adeguati. La situazione appare ancora più grave se si considera l’imminente stagione estiva. Tra poche settimane il litorale domizio vedrà moltiplicarsi le presenze e aumentare inevitabilmente la richiesta di assistenza sanitaria. In questo scenario, anche solo immaginare un ridimensionamento del Pronto Soccorso significa esporre migliaia di cittadini a rischi concreti e scaricare un peso insostenibile sugli altri ospedali della provincia. Non è un caso che alla mobilitazione abbiano aderito non solo le organizzazioni sindacali, ma anche il mondo ecclesiale. Dopo l’appello dei parroci di Castel Volturno, nelle ultime ore è intervenuto anche l’arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta, monsignor Pietro Lagnese, che ha chiesto attenzione e responsabilità per evitare una scelta che potrebbe avere conseguenze pesantissime sul territorio. Al termine della manifestazione una delegazione è stata ricevuta dai vertici dell’Asl Caserta. L’unico risultato concreto ottenuto è stato la convocazione di un incontro urgente in Regione Campania fissato per lunedì. Adesso non ci sono più alibi. Da quel tavolo dovranno arrivare risposte chiare, risorse certe e decisioni immediate. Perché il tempo delle promesse è finito. E perché nessuno può permettersi di assistere passivamente al progressivo smantellamento di un presidio che rappresenta, per migliaia di persone, l’unica porta d’accesso alle cure d’emergenza. La sanità del litorale domizio è già stata messa troppe volte alla prova. Oggi cittadini e lavoratori chiedono una sola cosa: che il diritto alla salute venga garantito con i fatti e non con le dichiarazioni di circostanza.
