Quando la protezione si fa abisso: una lettura criminologica e il ruolo dell’Osservatorio Genitori
La cronaca degli ultimi giorni ci ha bruscamente messi di fronte a una delle forme di violenza più inaccettabili e complesse da decodificare, che ha visto come vittima una bambina di soli 2 anni a Bordighera. La tragica vicenda si è consumata all’interno delle mura domestiche, per mano della madre e del suo compagno.
“Come psicologa e criminologa — spiega la Dottoressa Nadia Ersilia Atzori, segretaria dell’Osservatorio Genitori — la prima reazione che si attiva nella collettività è quella emotiva, fatta di rabbia profonda e desiderio di vendetta. Tuttavia, il nostro dovere professionale è quello di analizzare le dinamiche profonde di quello che, in criminologia, si configura spesso come un figlicidio in coppia. Dobbiamo mantenere il necessario distacco obiettivo, con l’unico fine di capire come intercettare i segnali d’allarme prima che si verifichino simili tragedie”.
Nel lavoro clinico e peritale ci si chiede spesso come sia possibile che una madre non solo non protegga i propri figli, ma si trasformi in co-autrice o spettatrice silente di abusi fatali. Spesso, in questi scenari drammatici, si innescano circoli viziosi tossici basati su dinamiche di multi-dipendenza. Può presentarsi, ad esempio, una dipendenza affettiva patologica che spinge la madre a investire ogni energia emotiva sul legame con il partner, prioritizzandolo rispetto alla sicurezza e alla vita stessa dei figli.
In questo contesto, il partner — che nel caso in questione ha inizialmente dichiarato di non sapere nulla — può esercitare un controllo coercitivo estremo, capace di azzerare la lucidità e la capacità di reazione della donna. In altri scenari, invece, i membri della coppia si alimentano a vicenda in un vero e proprio circolo di deumanizzazione della piccola面vittima.
Dal punto di vista psicologico, si assiste a un’assenza totale di empatia e a profondi meccanismi di disimpegno morale. Sono proprio questi processi mentali che permettono agli autori di trovare giustificazioni per le proprie azioni o di mascherare freddamente la verità, come drammaticamente emerso dalle indagini .
“Rimane incomprensibile, afferma la prof.ssa Pannitti, presidente Unicef Caserta, comprendere come sia possibile che queste tragedie si sviluppino negli ambiti in cui maggiormente i bambini dovrebbero sentirsi protetti e difesi , dove dovrebbe trovare spazio l’amorevole cura e il giusto impegno formativo.
Il nostro impegno, insieme a tutta la dirigenza dell’Osservatorio Genitori, continuerà a essere quello di formare, informare e vigilare. Lavoriamo quotidianamente affinché l’istinto di protezione non si trasformi mai più in un abisso, e affinché ogni bambino possa trovare nella propria casa il luogo sicuro che merita.
