La corsa alla realizzazione del nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) di Castel Volturno è ufficialmente iniziata. Alla scadenza del bando pubblicato da Invitalia sono pervenute quattordici offerte, presentate da consorzi, imprese singole e raggruppamenti temporanei che riuniscono complessivamente oltre cinquanta aziende del comparto edilizio e impiantistico.
L’intervento, finanziato con un importo superiore ai 43 milioni di euro, prevede la costruzione di una struttura da 120 posti destinata al trattenimento amministrativo dei cittadini stranieri in attesa di rimpatrio. Il progetto rientra nella strategia del Ministero dell’Interno di rafforzare la rete dei CPR attraverso nuovi insediamenti distribuiti sul territorio nazionale.
La documentazione di gara stabilisce che il soggetto aggiudicatario dovrà occuparsi sia della progettazione esecutiva sia della realizzazione dell’opera, con un termine massimo di 540 giorni. Tra i criteri di valutazione assume particolare rilievo la capacità di ridurre i tempi di consegna, elemento considerato prioritario dall’amministrazione.
Tra gli operatori economici in gara figurano alcuni dei principali consorzi attivi nel settore delle opere pubbliche, insieme a imprese che hanno scelto di partecipare autonomamente. Tra queste compaiono Matarrese Spa, De Sanctis Costruzioni Spa, Granit Società Cooperativa ed Emmecci Spa Benefit. Sono inoltre presenti raggruppamenti guidati dai consorzi Energos, Research, Innova, Infratech, Infrastrutture Terrestri e Marittime e Ciro Menotti.
Particolare attenzione è rivolta alla partecipazione del Consorzio Ciro Menotti insieme a La Cascina Costruzioni, società appartenente allo stesso gruppo imprenditoriale di Medihospes, cooperativa impegnata nella gestione dei centri per migranti realizzati in Albania. La presenza di soggetti già attivi, direttamente o indirettamente, nel sistema dell’accoglienza e del trattenimento evidenzia come il comparto continui a coinvolgere operatori con esperienza specifica nella gestione delle politiche migratorie.
L’iter amministrativo procede però in un quadro tutt’altro che privo di ostacoli. La Regione Campania ha recentemente esteso la tutela ambientale sull’area interessata dall’intervento attraverso l’istituzione di una Zona a Protezione Speciale che comprende anche i terreni individuati per la costruzione del centro. Una decisione interpretata come un tentativo di limitare la realizzazione dell’opera.
Dal canto suo il Governo ritiene che la normativa nazionale consenta comunque di procedere. Le disposizioni introdotte con il decreto Cutro hanno infatti qualificato i CPR come infrastrutture strategiche, prevedendo procedure accelerate e la possibilità di derogare ad alcuni vincoli urbanistici e paesaggistici.
Anche sul territorio continua la mobilitazione di associazioni, amministratori locali e organizzazioni della società civile che contestano il progetto. Le iniziative di protesta organizzate nelle ultime settimane hanno riportato al centro del dibattito le condizioni di trattenimento all’interno dei CPR e l’effettiva utilità di queste strutture nel sistema dei rimpatri.
I dati disponibili sembrano alimentare questa discussione. Nei primi sei mesi del 2026, fino al 23 giugno, i rimpatri effettuati dopo il passaggio nei CPR sono stati 919, mentre il numero complessivo delle persone rimpatriate dall’Italia nello stesso periodo ha raggiunto quota 3.630. In termini percentuali, circa un rimpatrio su quattro è transitato attraverso i centri di permanenza, una quota sostanzialmente analoga a quella registrata nel 2025.
Mentre la commissione di gara è impegnata nell’esame delle offerte, il progetto di Castel Volturno continua quindi a rappresentare uno dei dossier più controversi della politica migratoria italiana. Alla competizione tra imprese si affianca infatti uno scontro politico, istituzionale e sociale destinato a proseguire anche nelle prossime fasi dell’appalto.
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