Indagine della X Commissione sugli effetti economici, energetici e sociali. Risparmi già stimati in miliardi, ma resta il nodo del coordinamento europe.
L’Italia potrebbe dire addio al cambio dell’ora. Alla Camera dei deputati prende ufficialmente il via il percorso per valutare l’introduzione dell’ora legale permanente, con l’obiettivo di superare l’alternanza tra ora solare e ora legale che scandisce il calendario da decenni.
La X Commissione Attività produttive ha approvato l’avvio di un’indagine conoscitiva per analizzare in modo sistematico gli effetti della misura. L’iniziativa, sostenuta dalla Società italiana di medicina ambientale (Sima), da Consumerismo No profit e dal deputato Andrea Barabotti, punta a raccogliere dati aggiornati su benefici e criticità di una possibile riforma.
L’indagine coinvolgerà enti di ricerca, istituzioni, associazioni di categoria ed esperti, con l’obiettivo di fornire una base solida per una decisione che potrebbe incidere su abitudini quotidiane, consumi energetici e organizzazione del lavoro.
Il tema è da anni al centro del dibattito europeo. Nel 2018 la Commissione europea promosse una consultazione pubblica senza precedenti: oltre 4,6 milioni di cittadini parteciparono e l’84% si espresse a favore dell’abolizione del cambio dell’ora. Nel 2019 il Parlamento europeo diede il primo via libera alla possibilità di scegliere tra ora solare e ora legale permanente, demandando però la decisione finale ai singoli Stati.
Da allora il dossier è rimasto fermo, complice la pandemia e le divisioni tra i Paesi membri. Il principale ostacolo resta il coordinamento: scelte autonome rischierebbero di creare un mosaico disomogeneo di fusi orari, con effetti negativi su trasporti, commercio e mercato interno.
Sul fronte dei vantaggi, i dati disponibili indicano risultati rilevanti. Secondo Terna, tra il 2004 e il 2025 l’ora legale ha consentito in Italia un risparmio di oltre 12 miliardi di kWh di energia elettrica, pari a circa 2,3 miliardi di euro. Benefici che potrebbero aumentare con un’estensione per tutto l’anno.
Anche l’impatto ambientale è significativo: secondo Sima, l’adozione dell’ora legale permanente porterebbe a una riduzione annua delle emissioni di CO₂ compresa tra 160mila e 200mila tonnellate, un contributo non trascurabile agli obiettivi di sostenibilità.
Non mancano però le perplessità. Alcuni esperti mettono in guardia sugli effetti dell’ora legale nei mesi invernali, quando l’alba più tardiva potrebbe incidere sui ritmi biologici, sulla qualità del sonno e sulla sicurezza nelle prime ore del mattino.
Proprio per questo l’indagine parlamentare si propone di valutare in modo equilibrato tutti gli aspetti, compresa la possibilità di una fase sperimentale. Tra le ipotesi allo studio, anche una proroga prolungata dell’ora legale per testarne gli effetti prima di una scelta definitiva.
Il prossimo passo sarà l’avvio delle audizioni: in Commissione saranno ascoltati rappresentanti istituzionali, autorità indipendenti, esperti e organizzazioni della società civile. Il termine per la conclusione dei lavori è fissato al 30 giugno.
Resta però l’incognita europea. Senza un accordo condiviso tra gli Stati membri, ogni decisione nazionale rischia di complicare ulteriormente l’assetto dei fusi orari nel continente.
La partita è aperta: tra esigenze energetiche, salute pubblica e organizzazione economica, la scelta sull’ora legale permanente si conferma tutt’altro che solo simbolica.
