Sottopasso Via Acquaviva
C’è un punto in città dove il tempo sembra essersi fermato. Non per fascino storico, ma per abbandono puro. È il sottopasso di via Acquaviva, un luogo che dovrebbe servire a collegare, facilitare, rendere più semplice la vita dei cittadini. E invece riesce nell’impresa opposta: respinge, disgusta e, a tratti, umilia chi è costretto ad attraversarlo.
Basta avvicinarsi per capire che qualcosa non va. L’odore arriva prima della vista. Non è un dettaglio: è un biglietto da visita. Un misto penetrante di urina stagnante e incuria che trasforma pochi metri di passaggio in un’esperienza che definire sgradevole è un eufemismo. Più che un sottopasso, una latrina a cielo coperto.
Le pareti raccontano il resto: sporche, segnate, lasciate al loro destino. L’illuminazione, quando c’è, sembra messa lì più per pietà che per funzionalità. Il risultato è un ambiente che trasmette insicurezza, degrado e totale assenza di controllo. Non serve essere esperti urbanisti per capire che uno spazio così non è solo brutto: è un problema.
E poi c’è un’altra realtà, sotto gli occhi di tutti ma spesso ignorata: il sottopasso è diventato anche un rifugio di fortuna per clochard. Cartoni, coperte, effetti personali ammassati negli angoli raccontano storie di marginalità e abbandono che vanno ben oltre il semplice degrado urbano. Ma anche questo contribuisce a rendere il passaggio ancora più difficile e problematico per chi lo attraversa ogni giorno.
Eppure, ogni giorno, qualcuno ci passa. Studenti, lavoratori, cittadini qualunque. Persone che non chiedono miracoli, ma almeno il minimo indispensabile: decoro, pulizia, dignità. Invece si trovano davanti a un simbolo perfetto di ciò che non funziona: manutenzione zero e responsabilità dispersa.
La domanda è semplice: possibile che nessuno veda? O, peggio, che tutti vedano e nessuno faccia nulla?
Perché qui non si tratta di estetica, ma di rispetto. Di capire se uno spazio pubblico debba essere davvero pubblico, cioè di tutti, oppure lasciato a se stesso fino a diventare terra di nessuno. Il sottopasso di via Acquaviva oggi è più vicino alla seconda opzione.
E allora sì, si può anche scherzarci su, ironizzare sull’“esperienza sensoriale” completa che offre. Ma la verità è che non c’è nulla da ridere. Perché quando il degrado diventa normalità, il problema non è più il sottopasso. È tutto il resto.

