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Un incontro speciale all’Archivio di Stato di Caserta mette a confronto la macchina da presa del regista Romano Montesarchio e gli scatti della mostra “RI-CONOSCERE IL LITORALE DOMIZIO”, ridefinendo l’identità visiva di una terra complessa e in cerca di riscatto [1].
CASERTA – C’è stato un tempo in cui la fascia costiera casertana veniva definita la “California italiana”. Un territorio fatto di dune dorate, pinete rigogliose e un boom edilizio ed economico che, a partire dagli anni ’60, sembrava promettere un radioso futuro di sviluppo turistico. Poi sono arrivate le ferite dell’abusivismo selvaggio, le infiltrazioni della criminalità organizzata e le profonde crisi ambientali che hanno impresso su questo areale lo stigma di terra di frontiera e di degrado.
Oggi, quel territorio prova a riappropriarsi della sua complessità e del suo valore umano e storico superando le narrazioni stereotipate [1]. Lo fa attraverso la memoria visiva e gli sguardi della cultura, protagonisti dell’incontro “Il litorale domizio nel cinema e nella fotografia d’autore”, in programma il 30 settembre 2026 alle ore 16:30 presso la Sala Conferenze dell’Archivio di Stato di Caserta, situato nei prestigiosi spazi della Reggia (Piazza Carlo di Borbone) [1].
L’appuntamento costituisce il finissage – e al contempo un momento cruciale di approfondimento [1] – della mostra documentaria e fotografica “RI-CONOSCERE IL LITORALE DOMIZIO. Il riscatto di un territorio con un passato di confine. Trasformazione e sviluppo del Litorale Domizio dagli anni ’60 ad oggi” [1]. Un’esposizione nata per rimettere al centro i documenti d’archivio e l’arte visiva come bussole per interpretare i mutamenti geopolitici e sociali della Campania costiera [1].
Il cinema come strumento di lettura del paesaggio
Al centro della giornata ci sarà la presenza del regista casertano Romano Montesarchio. Docente di Cinematografia ed esperto indagatore delle realtà sociali e delle criticità del Mezzogiorno, Montesarchio ha firmato nel 2008 uno dei documentari più potenti e lucidi dedicati a questa striscia di asfalto e sabbia: La Domitiana – dove non c’è strada non c’è civiltà. Un’opera trasmessa da importanti network internazionali (Rai, BBC, Sky) che ha squarciato il velo sulle problematiche dell’immigrazione clandestina, del caporalato e del controllo camorristico del territorio.
Nel corso dell’incontro, Montesarchio guiderà il pubblico attraverso una selezione di frammenti audiovisivi scelti personalmente [1], trasformando la proiezione in una vera e propria lezione di lettura del paesaggio e della sua evoluzione [1].
Il dialogo con i maestri della fotografia
L’evento, introdotto dal curatore della mostra Mario Laporta [1], si svilupperà come un dialogo aperto tra le immagini in movimento del cinema e l’istante fisso della fotografia d’autore [1]. Accanto al regista interverranno tre grandi nomi del fotogiornalismo e della fotografia documentaria italiana, i cui scatti compongono il cuore del progetto espositivo: Gianni Fiorito, Giovanni Izzo e Salvatore Laporta [1].
I tre autori racconteranno le dinamiche del lavoro sul campo, svelando i segreti dietro la costruzione di immagini capaci di farsi documento storico [1]. Il pubblico potrà così comprendere come i luoghi simbolo del litorale – immortalati nel corso di decenni di campagne fotografiche e set cinematografici – siano cambiati sotto la spinta dell’antropizzazione e dei flussi migratori, mantenendo però intatti alcuni tratti distintivi e una bellezza primordiale difficili da cancellare [1].
Un percorso collettivo contro gli stereotipi
Il progetto “RI-CONOSCERE IL LITORALE DOMIZIO” – che ha visto la collaborazione di importanti partner istituzionali come l’Accademia di Belle Arti di Napoli – vuole stimolare una coscienza nuova [1]. In un territorio nato storicamente attorno a un’arteria romana voluta dall’imperatore Domiziano per collegare Roma e Napoli, la stratificazione delle storie è vastissima [1]. L’iniziativa di mercoledì 30 settembre – a ingresso gratuito fino a esaurimento posti [1] – rappresenta un’importante occasione per cittadini, studenti e appassionati per osservare la costa casertana liberi da pregiudizi, riconoscendone la dignità e la necessità di una rinascita culturale e ambientale [1].
L’obiettivo che riscatta il confine
Il Litorale Domizio si racconta tra cinema e fotografia d’autore alla Reggia di Caserta
C’è stato un tempo in cui la fascia costiera casertana veniva correntemente definita la “California italiana”. Un territorio straordinario fatto di dune sabbiose incontaminate, pinete mediterranee rigogliose e un boom edilizio ed economico che, a partire dagli anni ’60, sembrava promettere alle comunità locali un radioso futuro di sviluppo legato al turismo di massa e residenziale. Poi sono arrivate le profonde ferite: la speculazione selvaggia, l’abusivismo cementizio che ha letteralmente inghiottito i reperti storici dell’antica via romana voluta dall’imperatore Domiziano nel 95 d.C., le infiltrazioni della criminalità organizzata e le drammatiche crisi ambientali segnate dal traffico illecito di rifiuti. Fattori che hanno impresso su questo areale lo stigma duro di terra di frontiera, di degrado e di “città perduta”.
Oggi, quel territorio prova a riappropriarsi della sua complessità materiale, paesaggistica e umana, superando le narrazioni unilatrici e i cliché mediatici. Lo fa attraverso gli sguardi e la memoria visiva della cultura, protagonisti dell’incontro “Il litorale domizio nel cinema e nella fotografia d’autore”, in programma il 30 settembre alle ore 16:30 presso la Sala Conferenze dell’Archivio di Stato di Caserta, situato nei prestigiosi spazi della Reggia. Un incontro speciale, quello all’Archivio di Stato, che mette a confronto la macchina da presa del regista Romano Montesarchio e gli scatti della mostra “RI-CONOSCERE IL LITORALE DOMIZIO”, ridefinendo l’identità visiva di una terra complessa e in cerca di riscatto. L’appuntamento costituisce un momento cruciale di riflessione – che coincide con le battute conclusive della mostra documentaria e fotografica “RI-CONOSCERE IL LITORALE DOMIZIO. Il riscatto di un territorio con un passato di confine. Trasformazione e sviluppo del Litorale Domizio dagli anni ’60 ad oggi”. L’esposizione, sostenuta dal piano Strategia Fotografia della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, è nata per rimettere al centro i documenti storici d’archivio e l’arte visiva contemporanea come bussole per interpretare i mutamenti geopolitici della Campania costiera. Di recente, la mostra ha persino integrato i reperti del Museo del Danno dell’Associazione Domizia, un percorso mirato a sensibilizzare i visitatori sul fenomeno del “marine litter” e sull’inquinamento marino. Il 30 settembre si parlerà di questo e molto altro nella Sala neo-intitolata al provveditore Causa. Al centro del dibattito ci sarà proprio la partecipazione del regista casertano Romano Montesarchio, autore da sempre attento alle dinamiche marginali, alle storie umane dimenticate e ai complessi intrecci della criminalità organizzata. Docente di Cinematografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e di Direzione della Fotografia a Roma, Montesarchio ha firmato pellicole fondamentali proprio su questo specifico lembo di terra. Nel 2008 ha ottenuto una vasta risonanza internazionale con il documentario “La Domitiana – dove non c’è strada non c’è civiltà”, trasmesso da emittenti del calibro di Rai 3, BBC, ORF e Current TV. L’opera è tuttora considerata una pietra miliare nell’analisi delle criticità legate all’immigrazione clandestina, allo sfruttamento dei lavoratori e all’abusivismo edilizio. Pochi anni dopo, nel 2013, il regista è tornato a focalizzare il suo obiettivo su Castel Volturno con “Ritratti abusivi”, un documentario incentrato sulla comunità superstite di Parco Saraceno. Presentato al Festival Internazionale del Film di Roma e premiato alla Rassegna Libero Bizzarri, il lungometraggio nacque proprio dall’impossibilità iniziale di raccontare quel luogo immobile e spettrale attraverso la sola fotografia fissa, necessitando invece della parola e del movimento dei corpi. Durante l’incontro, Montesarchio guiderà il pubblico in un vero e proprio percorso audiovisivo attraverso frammenti scelti, offrendo chiavi di lettura inedite sulle trasformazioni sociali e antropologiche che hanno convertito una costa bucolica in un crocevia geopolitico globale. L’evento, introdotto e coordinato dal curatore della mostra Mario Laporta, si svilupperà come un dibattito serrato tra l’immagine in movimento della macchina da presa e l’istante denso dello scatto fotografico. Accanto al regista siederanno tre pilastri del fotogiornalismo e della fotografia documentaria italiana, le cui opere popolano le sale Maria Amalia e Maria Carolina del Palazzo Reale: Gianni Fiorito, storico fotografo di scena dei film di Paolo Sorrentino ed esperto cronista delle trasformazioni urbanistiche e sociali della Campania costiera; Giovanni Izzo, fotografo profondamente radicato nel territorio domitiano, che da decenni documenta le durissime realtà legate al caporalato, alla prostituzione e alla complessa integrazione delle comunità africane nell’area casertana; e lo stesso Salvatore Laporta, fotoreporter d’attualità internazionale i cui scatti restituiscono la crudezza della cronaca ma anche gli scorci di inaspettata bellezza naturale che la costa difende strenuamente. I tre autori condivideranno con la platea il proprio percorso creativo, le scelte etiche ed estetiche maturate sul campo e gli aneddoti legati alla realizzazione delle riprese. Il confronto si soffermerà in particolare sul valore del “prima” e del “dopo”: i luoghi del litorale come apparivano al tempo dei vecchi rullini degli anni ’60 o ’70 e come appaiono oggi, offrendo un archivio della memoria collettiva a contrasto con la speculazione. L’intera iniziativa si inserisce nella missione cardine dell’Archivio di Stato di dimostrare che la memoria non è un deposito polveroso, ma una materia viva da cui ripartire per progettare il futuro. La costa domitiana non viene qui mostrata solo come una sfilata di criticità, ma come un ecosistema ricco di storia e di un’umanità straordinaria che merita un riscatto radicale.
L’appuntamento del 30 settembre è a ingresso completamente gratuito. Rappresenta una rara opportunità per cittadini, studenti delle consulte locali, architetti e appassionati di arti visive di guardare questo territorio ferito con occhi nuovi, scoprendo la dignità e la complessa bellezza nascoste dietro l’asfalto della strada statale Domiziana.

