Sinergia vincente tra arte, cultura e tutela ambientale nel gran finale delle GEP 2026
Si chiude oggi, domenica 27 settembre, sotto il segno di un trionfo straordinario, la mostra fotografica “Il panda siamo noi”. Ospitata nella suggestiva cornice della Casa del Giardiniere, situata all’interno del Giardino Inglese della Reggia di Caserta, l’esposizione celebra la sua giornata conclusiva in perfetta concomitanza con le Giornate Europee del Patrimonio (GEP), registrando un bilancio finale che supera ogni più rosea aspettativa.
Nelle settimane di apertura, il percorso espositivo ha saputo catalizzare l’attenzione di un pubblico vastissimo e variegato, accogliendo oltre 5.000 visitatori: “un grande successo”, come commentato dallo stesso Ufficio Stampa della Reggia di Caserta, comprensibilmente orgoglioso di diffondere questi numeri. Il livello di partecipazione raggiunto certifica un flusso culturale di respiro globale: alla Reggia sono giunti appassionati, famiglie e turisti provenienti da tutti i continenti e da ben 33 nazioni differenti. Un dato che conferma non solo la centralità della Reggia di Caserta come attrattore internazionale, ma anche la potenza universale del messaggio ecologista veicolato dall’iniziativa. A determinare questa memorabile riuscita è stato un modello organizzativo impeccabile e collaborativo. Il successo nasce infatti dalla quotidiana sinergia tra la dedizione assoluta dei volontari del WWF Caserta e le infinite potenzialità e visibilità offerte dal Complesso vanvitelliano.
Promossa dal WWF Italia per celebrare il prestigioso traguardo dei suoi 60 anni di attività, la mostra nasce da un’idea dei noti fotografi e ritrattisti Alessandro Dobici, Alberto Cambone e Roberto Isotti. Il cuore dell’esposizione si articola in due sezioni in bianco e nero dal forte impatto emotivo. La sezione centrale “Il Panda siamo Noi” è composta da 12 dittici in cui il ritratto di un celebre artista del cinema e dello spettacolo italiano (realizzato da Dobici) viene accostato al ritratto di un animale a rischio estinzione (immortalato da Cambone e Isotti). Gli sguardi intensi di personaggi del calibro di Maria Grazia Cucinotta, Sabrina Ferilli, Stefano Fresi, Virginia Raffaele, Luca Ward, Giorgio Panariello, Lillo Petrolo, Caterina Guzzanti, Vinicio Marchioni, Caterina Murino, Maya Sansa e Alan Cappelli Goetz si fondono simbolicamente con quelli delle specie minacciate. Il messaggio è immediato e provocatorio: se il panda gigante è oggi parzialmente fuori dal pericolo immediato, la biodiversità globale collassa e la specie che rischia davvero l’estinzione a causa del degrado ambientale è proprio quella umana. Ma altrettanto degna di attenzione è la sezione “Vanishing Beauty”: curata dal progetto di Homo ambiens di Cambone e Isotti, raccoglie 32 straordinari ritratti dedicati alla biodiversità animale in bilico sul baratro dell’estinzione. L’alto profilo istituzionale e scientifico del progetto è stato garantito dalla cooperazione tra il Museo del Ministero della Cultura, WWF Italia e Opera Laboratori. All’inaugurazione e alle sessioni di coordinamento hanno preso parte attivamente figure chiave come il Direttore Generale della Reggia di Caserta, Antonio Tarasco, la Direttrice Generale del WWF Italia, Alessandra Prampolini, e il Responsabile Oasi ed Educazione, Marco Galaverni. A livello territoriale, un ruolo fondamentale di raccordo e moderazione è stato svolto da Raffaele Lauria, delegato del WWF per la regione Campania, insieme al supporto istituzionale di Roberta Gaeta in seno alla Regione Campania. La giornata di oggi ha rappresentato il culmine ideale per celebrare la chiusura di questo cammino. Abbinare la fruizione del patrimonio storico-artistico delle GEP alla sensibilizzazione sulla tutela degli ecosistemi ha dimostrato come la cultura moderna non possa più prescindere dalla coscienza ecologica.
Si sono chiusi i cancelli della Casa del Giardiniere nel Giardino Inglese, rimasti aperti fino al termine dell’orario ordinario del Museo per un’ultima, preziosa opportunità. Resta vivo l’invito finale a guardare negli occhi la natura, per riscoprire che, in fondo, quel panda siamo noi.
