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Sessant’anni non sono un punto d’arrivo. Per Paolo Mastroianni sono stati l’occasione per scegliere una nuova sfida, forse la più simbolica: attraversare a nuoto lo Stretto di Messina.
Niente festa tradizionale, niente candeline da spegnere. Il compleanno dell’ingegnere casertano, appassionato di sport e di imprese estreme, è iniziato con un tuffo nel mare di Sicilia e si è concluso sulla sponda calabrese, dopo 68 minuti di bracciate, fatica e determinazione. Era domenica 6 settembre quando, alle 9.52 in punto, Mastroianni si è immerso nelle acque di Punta Faro, a Capo Peloro. Davanti a lui circa cinque chilometri di mare, fino a Cannitello, nel territorio di Villa San Giovanni. In mezzo, lo Stretto con le sue correnti, i suoi vortici e le sue profondità che in alcuni punti superano i 250 metri. Una traversata tutt’altro che improvvisata. Dietro quei 68 minuti in acqua c’è un anno di allenamenti, preparazione e sacrifici. Mese dopo mese, Mastroianni ha costruito la condizione necessaria per affrontare una prova nella quale non basta avere fiato e muscoli: bisogna saper leggere il mare, assecondarne i movimenti e non perdere mai la concentrazione. A rendere ancora più speciale la giornata è stata la presenza di altri trenta nuotatori, riuniti nell’ambito dell’evento benefico coordinato dall’associazione “La traversata dello Stretto di Messina”. Tra loro anche Alessia Zecchini, campionessa mondiale di apnea. Il teatro dell’impresa, poi, non è un luogo qualunque. Lo Stretto di Messina è da sempre un passaggio carico di fascino e di timore. Qui la tradizione mitologica colloca Scilla e Cariddi, i due mostri marini che nell’Odissea di Omero mettono alla prova il viaggio di Ulisse. Un tratto di mare diventato nei secoli simbolo di pericolo, coraggio e capacità di andare oltre i propri limiti. Mastroianni lo ha affrontato senza cercare scorciatoie, con la consapevolezza che in mare, come nella vita, non tutto può essere controllato. E forse è proprio questa la lezione più bella della sua traversata. Non la semplice conquista dei cinque chilometri che separano due sponde, ma la capacità di capire quando accelerare e quando invece rallentare, quando spingere e quando ascoltare il proprio respiro. «Devi saper rallentare, respirare e persino sorridere della tua stessa, bellissima audacia», ha raccontato al termine della prova. Parole che valgono più di una celebrazione. Perché a sessant’anni Mastroianni non ha festeggiato semplicemente un compleanno: ha scelto di regalarsi una sfida, trasformando una
