A Piazza d’Armi, a Capua, la strada dissestata è ormai diventata una specie di “prova generale” quotidiana per il trasporto pubblico. Ma se c’è una cosa che va detta chiaramente, è che gli autisti non c’entrano nulla: anzi, fanno letteralmente i miracoli per tenere insieme il servizio. La fermata dei bus è lì, nel cuore di un tratto di carreggiata che definire irregolare è quasi un complimento. Ogni giorno i mezzi passano su buche, avvallamenti e tratti sconnessi che trasformano la guida in una sorta di slalom obbligato. E in mezzo a tutto questo, ci sono loro: gli autisti, che devono garantire sicurezza, orari e pazienza, spesso con una strada che sembra fatta apposta per complicare ogni manovra. Il cosiddetto “giro sul tacatà” non è certo colpa di chi guida. È il risultato di un manto stradale che mette alla prova sospensioni, freni e nervi. Eppure gli autisti restano lì, concentrati, attenti, spesso costretti a rallentare dove si dovrebbe semplicemente scorrere. Ogni corsa è una gestione continua del rischio: evitare il peggio, proteggere i passeggeri, e portare a termine il tragitto senza trasformare il bus in una giostra involontaria. Altro che semplice lavoro di guida: qui si parla di professionalità quotidiana sotto pressione. I passeggeri magari si lamentano dei sobbalzi, ma raramente si pensa a chi è al volante e deve affrontare lo stesso percorso decine di volte al giorno, con responsabilità e sangue freddo. Perché la differenza tra disagio e sicurezza, spesso, la fa proprio chi guida. Le istituzioni promettono interventi, ma nel frattempo la situazione resta quella. E in mezzo a tutto questo, gli autisti continuano a fare il loro lavoro con dignità, pazienza e abilità, cercando di trasformare un percorso difficile in un viaggio comunque sicuro. A Piazza d’Armi, insomma, la strada può anche essere quella che è. Ma se il servizio regge, è soprattutto grazie a chi tiene il volante.
