Viviamo in un tempo paradossale. Da un lato, la consapevolezza sui diritti civili ha raggiunto vette impensabili solo pochi decenni fa; dall’altro, la cronaca continua a restituirci il volto oscuro di una società che non ha ancora imparato a convivere con la diversità. Quando leggiamo di violenze di genere, di discriminazioni omofobiche o di odio razziale, sentiamo il peso di una cultura che ancora utilizza il “diverso” come bersaglio su cui scaricare la propria frustrazione o il proprio bisogno di dominio.
“Come madre, psicologa e, ancor prima, come parte attiva dell’Osservatorio Genitori, mi chiedo spesso: dove nasce questa incapacità di riconoscere la sacralità dell’altro?”, afferma la dott.ssa Atzori.
La risposta, purtroppo, è che la violenza non nasce dal nulla: è il frutto di pregiudizi coltivati silenziosamente tra le mura domestiche, nelle aule scolastiche e nel discorso pubblico. L’Osservatorio Genitori, presieduto da dott.Di Rienzo , si propone di attivare il ruolo genitoriale , che e’ assolutamente stategico per cercare di rimarginare dinamiche pericolose.Se vogliamo un futuro in cui ogni individuo sia libero di essere se stesso senza il timore di essere calpestato, dobbiamo smettere di essere spettatori passivi.
L’Osservatorio Genitori non vuole essere solo un luogo di riflessione, ma una fucina di cambiamenti concreti. Ecco le direttrici su cui intende lavorare :
Educare alla “Grammatica delle Emozioni”. La violenza è spesso l’esito di un analfabetismo emotivo. Tale attivismo sociale e’ sostenuto da Unicef Caserta. Un bambino che impara a gestire il proprio mondo interiore è un adulto che non sentirà il bisogno di distruggere quello degli altri per sentirsi potente.””Non basta fare proclami o enfatizzare situazioni al limite.
Dobbiamo attivamente scardinare gli stereotipi che ancora limitano la libertà dei nostri figli valorizzando la ricchezza culturale e le differenze” afferma la prof.Pannitti, presidente Unicef Caserta.
Allenare l’empatia come muscolo. L’empatia non è una dote innata, è una pratica. Vogliamo creare spazi di confronto dove le famiglie possano scambiarsi esperienze, dove il dialogo tra chi è “diverso” diventi la prassi e non l’eccezione.
Promuovere la cultura del dissenso costruttivo. Dobbiamo insegnare alle ragazze e ai ragazzi che essere se stessi significa anche avere il coraggio di opporsi al branco. Promuovere la libertà di essere sé stessi significa, paradossalmente, promuovere anche la libertà di non uniformarsi alla massa quando questa calpesta i diritti altrui.
Un appello alla responsabilità
Non possiamo delegare la costruzione di una società civile solo alla politica o alle leggi. La cultura del rispetto si costruisce nel “qui e ora”, nella quotidianità delle nostre case. Ogni volta che insegniamo a nostro figlio o a nostra figlia che il valore di una persona non dipende dal colore della sua pelle, dal suo genere o dal suo orientamento, stiamo posando un mattone per la costruzione di una società più libera.
Come Osservatorio Genitori, oltre ad unirci alla preghiera per Kety e Mirko, il nostro obiettivo è trasformare il dolore e la rabbia che proviamo di fronte alle notizie di cronaca in azione educativa. Invitiamo ogni genitore a unirsi a noi in questo percorso di consapevolezza: perché la libertà di essere se stessi non sia più un privilegio per pochi, ma un diritto garantito e celebrato per tutti.
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