Interpellata sul drammatico omicidio-suicidio avvenuto in provincia di Roma, la dottoressa Atzori Nadia Ersilia, psicologa, criminologa e professionista da sempre in prima linea nel mondo della disabilità, esprime un profondo sgomento. Dalle notizie trapelate, il movente sembra ricondursi all’incapacità di sostenere il peso schiacciante della cura di una bambina di cinque anni gravemente disabile, e la cronaca ci restituisce un copione purtroppo già visto in cui, il giorno dopo la tragedia, tutti sembrano improvvisamente a conoscenza delle criticità. Si parla di servizi sociali attivati, ma la cruda realtà svela una drammatica assenza di comunicazione reale tra le istituzioni, un ingranaggio che si inceppa e lascia i nuclei familiari in balia del vuoto, mentre parallelamente si sgretolano anche quelle reti sociali e familiari che dovrebbero rappresentare il primo e più saldo collante di protezione. Questa vicenda mostra con crudeltà l’incongruenza profonda tra le promesse della politica, i ritardi burocratici delle istituzioni, l’indifferenza della cittadinanza e la reale tutela che spetterebbe a chi vive nella fragilità, ricordandoci che non possiamo limitarci a piangere queste vite spezzate. Da tempo, attraverso incontri in diverse città che traggono spunto dal suo libro Straordinariamente ordinari. Storie di piccoli pazienti e di genitori incommensurabilmente amorevoli, giunto alla seconda edizione, la dottoressa porta avanti un costante grido di denuncia a nome delle famiglie ormai esauste e sempre più sole, le quali non chiedono tanto un sostegno economico quanto ascolto, accoglienza, abbattimento delle barriere architettoniche e psicologiche e, soprattutto, non slogan politici ma aiuti concreti, in particolare in una realtà come quella di Caserta che manca molto spesso anche delle strutture di sostegno basilari.
