Riprendono gli scavi archeologici nell’area destinata al nuovo assetto sanitario dell’ospedale “Guerriero” di Marcianise, dove le indagini stanno portando alla luce ulteriori testimonianze di una necropoli risalente all’età preromana. Le attività sono state riavviate dopo l’accordo tra ASL Caserta, Comune di Marcianise e Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento, con l’obiettivo di garantire la salvaguardia e lo studio dei reperti emersi durante i lavori. Già nella prima fase di ricerca, condotta nel corso dello scorso anno, erano emerse numerose sepolture databili tra la fine del V e gli inizi del III secolo a.C. Gli archeologi avevano documentato tredici tombe complessive, distinguibili tra strutture in cassa di tegole e semplici fosse scavate nel terreno. I materiali rinvenuti nei corredi funerari hanno permesso di ricostruire alcune caratteristiche delle pratiche rituali dell’epoca: grandi contenitori ceramici collocati in prossimità del corpo del defunto, elementi di armamento nelle sepolture maschili e oggetti ornamentali in quelle femminili. In alcuni casi sono state trovate anche ceramiche decorate, indice di una maggiore complessità sociale. Successivamente, in un’area limitrofa interessata da lavori di ampliamento del presidio sanitario, sono state individuate altre quindici tombe riferibili allo stesso periodo storico. Anche qui si è riscontrata una varietà di tipologie funerarie, con fosse terragne, strutture in tegole e alcune casse in tufo, parzialmente compromesse da interventi successivi. La campagna di scavo in corso, concentrata nei pressi di via Orto dell’Abate, ha già consentito di individuare nove ulteriori sepolture, mentre altre risultano ancora in fase di studio. La maggior parte di queste tombe appare più semplice nella struttura e spesso priva di corredo funerario. Due contesti, però, si distinguono per la particolarità dei ritrovamenti. In un caso si tratta della sepoltura di un bambino, deposto in una cavità ricavata nella fossa e protetta da tegole disposte obliquamente, accompagnata da tre statuette in terracotta. In un altro caso, invece, il defunto era corredato da oggetti personali in ferro e da ceramiche deposte ai piedi, tra cui olle e coppe finemente decorate. Le operazioni di studio e catalogazione sono coordinate dalla Soprintendenza competente, che sta seguendo da vicino ogni fase dello scavo insieme agli archeologi incaricati delle attività sul campo. Il ritrovamento rappresenta un tassello importante per la conoscenza storica della Piana Campana, un’area che continua a restituire testimonianze fondamentali sulla presenza e l’organizzazione delle comunità antiche tra i centri di Capua e Calatia.
