A lavori conclusi, davanti alla “nuova” stazione ferroviaria di Caserta, Fiab Caserta in Bici si pone una domanda semplice quanto scomoda: tutte le “fatiche di Sisifo” sopportate per così tanto tempo dai viaggiatori sono davvero valse il risultato?
L’associazione, attraverso una segnalazione, evidenzia come, a fronte dei lunghi disagi subiti da pendolari e viaggiatori, il risultato appaia piuttosto limitato. Gli interventi hanno interessato soprattutto la pavimentazione, alcuni infissi e la rimozione di qualche barriera architettonica, senza però determinare, secondo Fiab, una trasformazione sostanziale degli spazi interni ed esterni della stazione.
E c’è un paradosso che, proprio nei giorni della riapertura, diventa ancora più evidente: gli ascensori non funzionano, vanificando di fatto parte degli interventi pensati per migliorare l’accessibilità.
Ma per Fiab Caserta in Bici il problema non è soltanto quello dell’accessibilità. È soprattutto quello di una stazione che continua a non essere progettata come un vero nodo di interscambio e di mobilità integrata.
Caserta, città capoluogo e importante destinazione turistica, continua infatti a non avere un’area adeguata per la sosta delle biciclette all’interno o nelle immediate pertinenze della stazione ferroviaria.
«È quasi un unicum tra i capoluoghi di provincia italiani», sottolinea Fiab Caserta in Bici, ricordando come le strutture per il parcheggio delle biciclette siano ormai presenti in numerose stazioni italiane e rappresentino uno strumento concreto per favorire l’intermodalità.
La bicicletta può essere il primo o l’ultimo tratto di un viaggio in treno: si raggiunge la stazione pedalando, si lascia la bici in sicurezza e si prosegue in treno, oppure si arriva in treno e si completa il tragitto in bicicletta. Una soluzione particolarmente utile non soltanto per i turisti, ma anche per i tanti lavoratori e pendolari che quotidianamente si spostano tra Caserta e gli altri comuni della provincia e della regione.
Eppure, osserva l’associazione, alla stazione di Caserta mancano anche soluzioni estremamente semplici, come una piccola area di stallo per le biciclette o banali scivoli funzionali lungo le scale, che consentano di trasportarle più agevolmente.
Da qui la richiesta rivolta direttamente a Trenitalia e agli altri soggetti coinvolti nella gestione e nella programmazione del sistema ferroviario: perché i cittadini casertani e i visitatori che arrivano in città non possono disporre delle stesse infrastrutture che si trovano ormai in tante altre realtà italiane?
Fiab Caserta in Bici annuncia che la questione sarà posta anche alla Regione Campania, attraverso un’istanza alla Consulta per la mobilità.
La domanda, però, riguarda anche il ruolo delle istituzioni locali. Regione e Comune, secondo l’associazione, dovrebbero interrogarsi maggiormente su come inserire l’intermodalità nei contratti di servizio, nella programmazione degli interventi e nella progettazione delle infrastrutture.
Quando si interviene su una stazione, perché non si pensa contemporaneamente al collegamento tra treno, autobus, bicicletta e mobilità pedonale?
Il tema sollevato da Fiab Caserta in Bici non riguarda necessariamente grandi investimenti. Anzi, è proprio questo uno degli aspetti che l’associazione considera più difficili da comprendere.
«Una decina di stalli per biciclette sarebbero costati meno dello 0,5% di questi lavori», osserva Fiab. Una spesa minima, dunque, rispetto all’entità complessiva degli interventi, ma capace di dare un segnale concreto nella direzione della mobilità sostenibile.
Non si tratta soltanto di mettere qualche rastrelliera. Significa riconoscere la bicicletta come parte integrante del sistema dei trasporti, progettando la stazione anche per chi arriva in bici, per chi la porta sul treno e per chi deve proseguire il proprio viaggio sulle due ruote.
È questa, secondo Fiab Caserta in Bici, la vera sfida dell’intermodalità: non limitarsi a mettere in relazione infrastrutture già esistenti, ma progettare fin dall’inizio gli spazi affinché i diversi mezzi di trasporto possano dialogare tra loro.
L’associazione guarda con perplessità anche alle dichiarazioni di soddisfazione espresse da diversi sindacati alla conclusione dei lavori.
«Facciamo fatica a leggere le parole di giubilo di vari sindacati dopo la fine dei lavori», sostiene Fiab Caserta in Bici, ponendo una domanda diretta: «Ma voi, con chi va al lavoro ogni giorno, ci parlate?»
Perché il giudizio su una stazione, secondo l’associazione, non dovrebbe essere affidato soltanto all’aspetto rinnovato degli spazi o alla conclusione formale di un cantiere. Dovrebbe partire dall’esperienza concreta di chi ogni giorno utilizza il treno: il pendolare, il lavoratore, lo studente, la persona con difficoltà motorie, il turista che arriva in città e deve capire come proseguire il proprio viaggio.
Ed è proprio da questa prospettiva che Fiab Caserta in Bici chiede di ripensare la stazione di Caserta: non soltanto come luogo in cui arrivano e partono i treni, ma come un vero hub della mobilità cittadina e territoriale.
Una stazione moderna, sostiene l’associazione, non può limitarsi a una nuova pavimentazione o a qualche intervento edilizio. Deve essere accessibile, funzionale e connessa con il resto della città. Deve consentire di passare dal treno al bus, dalla bicicletta al treno, dalla mobilità pedonale agli altri mezzi senza incontrare ostacoli.
La conclusione dei lavori, dunque, potrebbe essere non il punto di arrivo, ma l’occasione per aprire una nuova discussione. Fiab Caserta in Bici intende farlo chiedendo a Trenitalia, RFI, Regione Campania e Comune di Caserta quali siano le loro intenzioni sul fronte dell’intermodalità e, soprattutto, perché una città come Caserta debba ancora attendere infrastrutture che in molte altre stazioni italiane sono ormai considerate normali.
