La Regione Campania presenta il progetto “Intelligent Transport System della Campania” come una rivoluzione della mobilità. Monitoraggio in tempo reale dei mezzi pubblici, bigliettazione elettronica integrata, sistemi di infomobilità, travel planner, centrali operative digitali e piattaforme capaci di dialogare con autobus, aziende di trasporto e utenti. Un progetto ambizioso, moderno, tecnologicamente avanzato. Sulla carta sembra tutto perfetto. Peccato che fuori dalle slide e dai comunicati istituzionali esista la realtà. E la realtà, soprattutto in provincia di Caserta, racconta una storia completamente diversa. Si parla di trasporto intelligente mentre interi tratti stradali sono privi di segnaletica orizzontale. Le strisce di mezzeria sono sbiadite o scomparse, gli attraversamenti pedonali in molti casi sono invisibili, le indicazioni sulla carreggiata cancellate dal tempo e dall’assenza di manutenzione. Si investe nella tecnologia del futuro mentre manca la manutenzione del presente. Non va meglio con la segnaletica verticale. Cartelli assenti, danneggiati, illeggibili o nascosti dalla vegetazione sono una presenza costante lungo molte strade provinciali. In alcuni casi è difficile distinguere un limite di velocità, individuare una direzione o riconoscere una fermata del trasporto pubblico. E qui emerge un’altra grande contraddizione. Il progetto promette sistemi avanzati di infomobilità e informazioni in tempo reale sugli autobus. Ma quali autobus? E soprattutto quali fermate? In molte aree della provincia di Caserta le fermate del trasporto pubblico sono praticamente inesistenti. Non ci sono pensiline. Non ci sono panchine. Non ci sono pannelli informativi. Spesso non esiste nemmeno un cartello che indichi chiaramente che quello è un punto di fermata. Studenti, lavoratori e anziani aspettano gli autobus sul ciglio della strada, sotto il sole d’estate e sotto la pioggia d’inverno, senza alcuna protezione e spesso senza neppure sapere con certezza gli orari di passaggio. Ma c’è un aspetto di cui si parla troppo poco: le difficoltà quotidiane degli autisti. Chi è alla guida dei mezzi pubblici si trova spesso a operare in condizioni al limite dell’assurdo. Fermate poco visibili, inesistenti o collocate in punti pericolosi costringono gli autisti a fermarsi dove possono, spesso in spazi ridotti e senza adeguate condizioni di sicurezza. Ogni giorno devono fare i conti con strade strette, auto in sosta irregolare, segnaletica assente e aree di fermata non adeguatamente attrezzate. Eppure, in caso di incidente o di una caduta di un passeggero durante la salita o la discesa dal mezzo, la prima persona a finire sotto pressione è proprio il conducente. Gli autisti sono chiamati a garantire la sicurezza dei viaggiatori in un contesto che troppo spesso non offre le condizioni minime per svolgere il proprio lavoro serenamente. Devono assumersi responsabilità enormi mentre le infrastrutture continuano a mostrare carenze evidenti. Il paradosso è clamoroso. Da una parte si progettano sistemi capaci di tracciare in tempo reale ogni movimento dei mezzi pubblici. Dall’altra si continua a ignorare il fatto che migliaia di cittadini aspettano il bus in fermate fantasma e che centinaia di lavoratori del trasporto pubblico operano quotidianamente in condizioni che aumentano rischi e responsabilità. Si parla di Big Data quando manca una semplice tabella oraria.Si parla di intelligenza artificiale e digitalizzazione quando manca una striscia pedonale. Si parla di centrali operative regionali quando molte fermate sembrano abbandonate da decenni. La sensazione è che si stia costruendo un grattacielo partendo dal tetto e dimenticando le fondamenta. Nessuno mette in discussione l’importanza dell’innovazione tecnologica. Nessuno sostiene che la Campania debba rinunciare alla modernizzazione del trasporto pubblico. Ma appare legittimo chiedersi se sia corretto destinare milioni di euro a sistemi sofisticati quando il territorio continua a presentare carenze strutturali che incidono direttamente sulla sicurezza dei cittadini e sulle condizioni di lavoro del personale viaggiante. La vera mobilità intelligente non nasce da una piattaforma informatica. Nasce da strade sicure, segnaletica visibile, fermate dignitose, manutenzione costante e servizi efficienti. Perché un autobus geolocalizzato in tempo reale serve a poco se il cittadino deve aspettarlo in una fermata inesistente. E serve ancora meno se chi quell’autobus lo guida ogni giorno è costretto a lavorare tra disagi, rischi e responsabilità che potrebbero essere ridotte semplicemente garantendo infrastrutture adeguate. Prima di parlare di smart mobility, forse sarebbe il caso di garantire ciò che dovrebbe essere normale: strade leggibili, fermate sicure, tutela per gli autisti e servizi essenziali all’altezza di un territorio che da troppo tempo attende risposte concrete.
