Il cimitero di Marcianise oggi non fa più rabbia: fa vergogna. Perché qui non siamo davanti a un problema occasionale o a una dimenticanza, ma a un degrado che si è fatto sistema, abitudine, normalità.
Quello che è successo a marzo 2026 — il crollo di un loculo con il conseguente effetto a catena su altri — non è stato un incidente sfortunato. È stato il risultato prevedibile di anni di manutenzione carente, di controlli assenti, di interventi rimandati finché non è troppo tardi. E quando succede qualcosa del genere in un luogo come un cimitero, non si può liquidare come fatalità: è responsabilità.
Ancora più grave è ciò che è accaduto dopo. Perché il vero scandalo non è solo il crollo, ma l’indifferenza successiva. Loculi rimasti danneggiati, scoperti, esposti agli agenti atmosferici e perfino agli animali. Colombi che nidificano dove dovrebbero esserci rispetto e silenzio. Non è solo degrado: è una resa totale.
E poi il resto, che sembra quasi contorno ma non lo è: alberi caduti lasciati lì per giorni, sporcizia diffusa, ambienti trascurati. Segni piccoli solo in apparenza, ma che raccontano tutti la stessa cosa: nessuno sta davvero gestendo questo luogo. O, peggio, nessuno lo sta facendo con la serietà che merita.
La cosa più inquietante, però, è che nulla di tutto questo è nuovo. Le segnalazioni si ripetono da anni: infiltrazioni, guano, furti, strutture danneggiate. È un copione già visto, che si trascina senza mai arrivare a una soluzione vera. E quando i problemi diventano cronici, smettono di essere emergenze: diventano responsabilità precise.
Un cimitero non è un posto qualsiasi. È uno dei pochi luoghi dove una comunità misura davvero se stessa. Da come tratta i propri morti si capisce quanto vale il rispetto per i vivi. E a Marcianise, oggi, questo rispetto sembra essersi perso da qualche parte tra un intervento mai fatto e una promessa mai mantenuta.
Qui non serve l’ennesima giustificazione. Serve un cambio netto, visibile, immediato. Perché il punto non è più sistemare qualche danno: è restituire dignità a un luogo che l’ha completamente persa. E continuare a far finta di niente, a questo punto, è solo un modo elegante per dire che va bene così. Ma così non va bene per niente.
